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Articolo sul "Gazzettino di Padova" del
18 maggio 2007.

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Il Gazzettino di Padova

Venerdì, 18 Maggio 2007

Lasciò la chemio per "altre cure". E morì
Il suo medico denunciato dall'oncologo


Il "metodo Rossaro" per la cura dei tumori prevede vitamine, integratori, diete, acqua oceanica e sostegni psicologici. Paolo Rossaro è medico di base a Sant'Agostino di Albignasego, ed è indagato dalla Procura della Repubblica di Padova: le accuse ipotizzate sono omicidio colposo e lesioni colpose. L'inchiesta vuole far chiarezza sulla morte di una paziente, che sarebbe stata indotta a lasciare le cure chemioterapiche tradizionali per quelle puramente empiriche del dottor Rossaro. È stato il professor Silvio Monfardini, dello Iov di Padova, a denunciare l'abbandono delle cure chemioterapiche da parte della paziente e il successivo decesso. Lo ha segnalato alla direzione dello Iov, che a sua volta ha trasmesso la nota alla Procura.

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Articolo sul "Gazzettino di Padova" del
18 maggio 2007.

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Venerdì, 18 Maggio 2007

Il pubblico ministero Renza Cescon ha aperto un' inchiesta nei confronti del dottor Paolo Rossaro di Sant' Agostino di Albignasego accusato di omicidio colposo e lesioni gravi

«Quel medico di base si inventa una cura contro i tumori»

Una donna e morta dopo aver abbandonato le cure chemioterapiche, mentre un giovane camionista e stato salvato in extremis
C'è anche il "metodo Rossaro" per la cura dei tumori. Una ricetta fatta di vitamine, integratori, diete, acqua oceanica e sostegni psicologici. Niente a che vedere con la controversa cura del dottor Di Bella, che negli anni Novanta tentò di mettere in crisi i metodi tradizionali della medicina oncologica. Ma anche Rossaro è un medico. Anzi, Paolo Rossaro, cinquantaseienne, e medico di base di a Sant'Agostino di Albignasego. E da qualche settimana è iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Padova. Il pubblico ministero Renza Cescon ipotizza nei suoi confronti le accuse di omicidio colposo e lesioni colpose.

L'inchiesta vuole far chiarezza sulla morte di una paziente, che sarebbe stata indotta a lasciare le cure chemioterapiche tradizionali per quelle puramente empiriche del dottor Rossaro. Mentre un giovane camionista è stato tratto in salvo per i capelli dopo che aveva abbandonato le terapie oncologiche per quelle alternative. Insomma, è stato portato in ospedale ormai spacciato e sottoposto alle cure intensive che gli hanno ridato le forze, tanto da poter rimettersi al volante del suo camion.

Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Cescon ha affidato la consulenza tecnica al professor Massimo Montisci, dell'Istituto di medicina legale dell'Universit? di Padova, che dovr? vagliare i due casi. L'esperto medico legale sar? affiancato da un medico oncologo.

Anna T. era in cura all'Istituto Oncologico Veneto di Padova e stava seguendo una terapia specifica per la cura del suo male. Poi, all'improvviso, ha smesso di sottoporsi alla chemioterapia per seguire il metodo del dottor Rossaro. Al momento si sa ben poco della cura del medico di Sant'Agostino di Albignasego. Anche se si presume che abbia gi? dei seguaci, dal momento che a Polverara da un anno è sorto un centro, denominato "Premium vitae", che dovrebbe diffondere l'uso della terapia alternativa.

È stato il professor Silvio Monfardini, dello Iov di Padova, a denunciare l'abbandono delle cure chemioterapiche da parte della paziente e il successivo decesso. Lo ha segnalato alla direzione dello Iov, che a sua volta ha trasmesso la nota alla Procura della Repubblica. Il pubblico ministero Cescon ha aperto l'inchiesta e adesso è in attesa dei risultati della consulenza del professor Montisci.

Cristian T. è il giovane camionista, residente a Vicenza, che avrebbe rischiato di finire all'altro mondo per aver lasciato le terapie tradizionali contro il cancro per il metodo del dottor Rossaro. Gli avevano gi? scoperto il tumore, quando ha conosciuto in un'erboristeria l'esistenza del medico di base padovano e le sue cure contro il cancro. Il camionista aveva visto morire il padre e non voleva soffrire come lui. Per questo motivo era alla ricerca di cure alternative.

Da marzo ad ottobre 2006 Cristian T. avrebbe fatto la spola tra Vicenza e Albisgnasego per seguire le terapie del dottor Rossaro. Che, a quanto pare, non prevedono l'uso di farmaci. Anche lui aveva abbandonato le cure tradizionali. Era stato il responsabile del reparto oncologico a denunciare il fatto agli agenti del posto di polizia dell'ospedale di Vicenza e all'ordine dei medici. Le condizioni del giovane camionista peggioravano di settimana in settimana, fino a quando i sanitari non sono riusciti a convincerlo di sottoporsi nuovamente alla chemioterapia.

Il dottor Rossaro non parla di cure contro il cancro. Sostiene che la sua funzione è di offrire vitamine e integratori per alleviare le sofferenze dei pazienti. Integratori e vitamine che si possono acquistare anche nella sede dell'associazione di Polverara. Ma se è così, come mai i pazienti abbandonano la chemioterapia?

Lino Lava
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Articolo sul "Gazzettino di Padova" del
19 maggio 2007.

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Sabato, 19 Maggio 2007

Era anche lui malato oncologico, e anche lui aveva abbandonato la chemioterapia, affidandosi al medico di base di Albignasego
"Metodo Rossaro", un altro paziente morto


E un altro esposto contro il sostenitore di vitamine e integratori. Il pm ha già affidato una perizia tecnica
Aveva ventuno anni ed era stato colpito da un tumore che l'ha portato alla morte. Poteva essere salvato? Il suo medico dice che ad un certo punto il giovane ha abbandonato la chemioterapia per seguire i metodi di cura del dottor Paolo Rossaro. Sarebbe stato "curato" con vitamine, integratori, diete, acqua oceanica e sostegni psicologici. Anche questo esposto è finito sul tavolo del pubblico ministero Renza Cescon. Ed è un altro caso che viene addebitato al medico di base di Sant'Agostino di Albignasego, presidente dell'associazione "Primum vitae", già iscritto nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di omicidio colposo e lesioni colpose. Dopo il caso di Anna T., morta di tumore al seno, il cui esposto è partito dall'istituto Oncologico Veneto dopo che la paziente aveva abbandonato le cure chemioterapiche, e dopo il caso del giovane camionista, Cristian T., anche lui colpito da tumore, che i familiari sono riusciti a dissuaderlo dalle cure del dottor Rossaro e a ritornare a quelle tradizionali, adesso c'è la morte del ventunenne padovano ucciso da un linfoma. Anche su questo caso dovrà fare chiarezza la magistratura. E' già stata affidata una consulenza tecnica.
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Articolo sul "Gazzettino di Padova" del 19 maggio 2007.

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Sabato, 19 Maggio 2007

Abbandona la "chemio", muore a 21 anni
Il giovane seguiva i consigli del dottor Paolo Rossaro. È il terzo caso. Anche l’Ordine dei medici apre un’istruttoria


Il ragazzo aveva ventuno anni ed era stato colpito da un linfoma di Odgkin [Hodgkin]. Un maledetto tumore che l'ha portato alla morte. Poteva essere salvato? Il suo medico dice che ad un certo punto il ventunenne ha abbandonato la chemioterapia per seguire i metodi di cura del dottor Paolo Rossaro. Sarebbe stato "curato" con vitamine, integratori, diete, acqua oceanica e sostegni psicologici. Anche questo esposto è finito sul tavolo del pubblico ministero Renza Cescon. Ed è un altro caso che viene addebitato al medico di base di Sant'Agostino di Albignasego, presidente dell'associazione "Primum vitae", già iscritto nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di omicidio colposo e lesioni colpose.

Dopo il caso di Anna T., morta di tumore al seno, il cui esposto è partito direttamente dai responsabili dell'istituto Oncologico Veneto dopo che la paziente aveva abbandonato le cure chemioterapiche, e dopo il caso del giovane camionista vicentino, Cristian T., anche lui colpito da tumore, ma che i familiari hanno convinto ad abbandonare le cure del dottor Rossaro e a ritornare a quelle tradizionali, adesso c'è la morte del ventunenne padovano ucciso da un linfoma di Odgkin. Anche su questo caso dovrà fare chiarezza il sostituto Renza Cescon, che ha già affidato una consulenza tecnica al professor Massimo Montisci, dell'Istituto di medicina legale dell'Università di Padova. Al medico legale il magistrato ha chiesto anche di verificare se le cure prescritte ai pazienti sono conformi all'articolo 13 del Codice di deontologia della professione medica che, tra l'altro, recita che le terapie devono essere sostenute dalla dovuta sperimentazione.

Cristian T., trentaquattrenne camionista vicentino, il quale si è notevolmente ripreso dopo essere stato costretto dai familiari a sottoporsi alla chemioterapia, ha raccontato agli inquirenti che il dottor Rossaro gli ha detto di seguire il metodo dell'ex medico tedesco Ryke Geerd Hamer. Il dottor Hamer, che nel 1986 ha perso l'abilitazione a praticare la medicina in Germania, è padre di Dirk Hamer, il giovane tedesco che nell'estate 1978, in vacanza all'isola di Cavallo, in Corsica, era stato ferito mortalmente (era deceduto dopo un'agonia durata quattro mesi) nel corso di una lite finita a fucilate tra il principe Vittorio Emanuele di Savoia e un play boy romano. Secondo Hamer il cancro "inizia sempre con uno choc estremamente brutale, con un conflitto acuto e drammatico, vissuto nell'isolamento e percepito dal malato come il più grave che abbia mai conosciuto". Il giovane camionista vicentino ha raccontato agli inquirenti che il dottor Rossaro lo sottopose alla Tac e poi gli lesse le "lastre". Gli disse che i "segni" che vedeva rappresentavano la sua sofferenza per la recente perdita del padre. Il giovane camionista si convinse, abbandonò la chemioterapia per gli integratori del medico padovano e le sue condizioni precipitarono in poco tempo.

Anche l'Ordine dei medici di Padova ha aperto un'istruttoria nei confronti del medico. Il dottor Rossaro è presidente dell'associazione "Primum vitae", che ha sede a Polverara. Al primo punto l'associazione si propone "l'assistenza diretta e indiretta del malato grave (prevalentemente oncologico, ma non solo) nel rispetto della decisione del paziente stesso". Quindi, si tratta di medicina alternativa. E lo spiega una paziente, che anche lei ha fatto la scelta di abbandonare la chemioterapia: «Io voglio svegliarmi la mattina e sapere che il mio medico è lì, con le cure mediche e la professione che lo distinguono, e non intrugli o magia, se non quella magia del cuore che il dottor Rossaro ci sa donare», dice.

Lino Lava
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Articolo sul "Gazzettino di Padova" del
19 maggio 2007.

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Sabato, 19 Maggio 2007

L’ex medico tedesco il cui figlio è stato ucciso in Corsica
È il metodo del dottor Hamer Va contro le cure tradizionali


«Agli occhi di Hamer, tutti gli interventi esterni, come le cure "tradizionali", rappresentano nuove aggressioni e nuovi choc la cui "integrazione mentale" induce nuove patologie o il progresso di quelle esistenti. Partendo dalla sua personale esperienza, che presenta come una "autoguarigione", egli teorizza cinque leggi biologiche che istituiscono il legame tra psichismo e malattia».

Sono quasi sempre severi i giudizi degli esperti di medicina nei confronti del metodo dell'ex medico tedesco Ryke Geerd Hamer. Il suo strumento diagnostico essenziale diventa lo scanner cerebrale, con cui sostiene di poter diagnosticare qualunque patologia. Secondo Hamer, l'origine di una patologia è sempre legata a un conflitto, che è nel contempo di ordine biologico e connesso alle pulsioni arcaiche: «Hamer procede in qualche modo a una rilettura freudiana della medicina psicosomatica, condita con l'ingrediente tecnico rappresentato dalla lettura dello scanner cerebrale». E veniamo alla cura del paziente. Per Hamer la prima decisione da prendere è la completa interruzione di qualunque trattamento medico, giacché quest'ultimo rompe la fase ascendente della malattia, durante la quale il malato è in stato di stress (in simpaticotonia). Dopo aver interrotto ogni terapia, il malato, sempre a giudizio di Hamer, è in stato di rilassamento (vagotonia), fase essenziale per la guarigione. Quindi devono guarire le lesioni organiche. Quanto al "focolaio di Hamer" interessato, esso "guarisce" "ricicatrizzando" e circondandosi di un edema, che Hamer tratta con penicillina e corticoterapia, applicazione di ghiaccio tritato, con contemporanea somministrazione di sedativi e antiepilettici per «sostenere la fase di riposo».

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Articolo sul "Gazzettino di Padova" del
20 maggio 2007.

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La cura alternativa fallisce: già due morti
Nei guai il medico di base padovano che vuol guarire i tumori con le diete, paziente vicentino salvato in extremis con la chemio

Padova

NOSTRA REDAZIONE

Dicono che pretende di curare il tumore con le vitamine, gli integratori, le diete, l'acqua oceanica e i sostegni psicologici. Lui, medico di base, ribatte che la sua non è una cura. Ma un sostegno, un aiuto. Eppure i suoi pazienti oncologici abbandonano la chemioterapia e le cure tradizionali. Alcuni sono morti. E il pubblico ministero padovano Renza Cescon ha aperto un'inchiesta con le ipotesi d'accusa di omicidio colposo e lesioni colpose.

È ancora confusa la vicenda che vede per protagonista il dottor Paolo Rossaro, cinquantaseienne medico di base, con ambulatorio a Sant'Agostino di Albignasego, nella cintura urbana di Padova. Contemporaneamente il medico è presidente dell'associazione "Primum Vitae", che ha sede a Polverara, nella Bassa Padovana.

Al primo posto l'associazione si propone "l'assistenza diretta e indiretta del malato grave (prevalentemente oncologico, ma non solo) nel rispetto della decisione del paziente stesso".

I colleghi padovani gli hanno voltato le spalle e all'Istituto Oncologico Veneto quando sentono pronunciare il nome del dottor Paolo Rossaro alzano gli occhi al cielo per non imprecare. L'Ordine provinciale dei medici ha aperto un'istruttoria per analizzare l'attività di questo medico di base.

Alcuni suoi pazienti dicono che il dottor Paolo Rossaro segua il metodo dell'ex medico tedesco Ryke Geerd Hamer. Il dottor Hamer, - che nel 1986 ha perso l'abilitazione a praticare la medicina in Germania E nel 2004 ha avuto grossi guai giudiziari in Spagna - è padre di Dirk Hamer, il giovane entrato nelle cronache nazionali perchè nell'estate 1978, mentre era in vacanza all'isola di Cavallo, in Corsica, fu ferito mortalmente (era deceduto dopo un'agonia durata quattro mesi) nel corso di una lite finita a fucilate tra il principe Vittorio Emanuele di Savoia e un play boy romano. Secondo Hamer il cancro "inizia sempre con uno choc estremamente brutale, con un conflitto acuto e drammatico, vissuto nell'isolamento e percepito dal malato come il più grave che abbia mai conosciuto".

Attualmente sono tre i casi al vaglio del pubblico ministero Renza Cescon, che nei giorni scorsi ha affidato la consulenza tecnica al professor Massimo Montisci, dell'Istituto di medicina legale dell'Università di Padova. Ad avviare l'inchiesta è stata la denuncia di Cristian C. trentaquattrenne camionista della provincia di Vicenza, che avrebbe rischiato di finire all'altro mondo per aver lasciato le terapie tradizionali contro il cancro per il metodo del dottor Rossaro. Gli avevano già scoperto il tumore, quando ha conosciuto in un'erboristeria l'esistenza del medico di base padovano e le sue cure contro il cancro. Il camionista aveva visto morire il padre e non voleva soffrire come lui. Ed era alla ricerca di cure alternative. Aveva abbandonato la chemioterapia e le sue condizioni si aggravarono. Fino a quando i familiari non lo costrinsero a riprendere le cure tradizionali. Il secondo caso è quello di Anna T., una giovane donna padovana morta per un tumore al seno. La denuncia alla magistratura è stata inviata direttamente dalla direzione dello Iov. La donna avrebbe abbandonato le cure chemioterapiche per seguire i consigli del medico. L'ultimo caso è di qualche giorno fa. Il ragazzo aveva ventuno anni ed era stato colpito da un linfoma di Odgkin. Un maledetto tumore che l'ha portato alla morte. Poteva essere salvato? Il suo medico dice che ad un certo punto il ventunenne ha abbandonato la chemioterapia per seguire i metodi di cura del dottor Rossaro.

Ma in che cosa consiste il metodo del medico padovano? Lo spiega una paziente, che anche lei ha fatto la scelta di abbandonare la chemioterapia: «Io voglio svegliarmi la mattina e sapere che il mio medico è lì, con le cure mediche e la professione che lo distinguono, e non intrugli o magia, se non quella magia del cuore che il dottor Rossaro ci sa donare», dice.

Il medico di Sant'Agostino di Albignasego dice che il suo è solo un sostegno ai malati. Ma al secondo punto dello statuto dell'associazione di cui è presidente si legge che "Primum Vitae" si propone "lo studio di percorsi non istituzionali (definiti anche alternativi) del programma di terapia individuale, in medicina biologica, volto a migliorare la qualità della vita e teso alla guarigione stessa".

Lino Lava

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Articolo sul "Gazzettino di Padova" del
20 maggio 2007.

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Domenica, 20 Maggio 2007
Medicine alternative, diavolo o ...

Medicine alternative, diavolo o acquasanta? La comunità scientifica spesso si è divisa sulla loro efficacia, a volte le ha messe alla gogna, altre volte le ha assolte.Su tutte le vicende, quella relativa al metodo Di Bella è stata forse la più complessa e controversa, con tanto di sperimentazione del ministero della Salute che ha chiamato in causa i più grandi specialisti italiani. A quel tempo il professor Giovanni Federspil, padovano, era componente del Comitato nazionale di bioetica ed era stato il relatore della Commissione per le Medicine alternative.Professore, quanto è diffuso l'uso di farmaci o terapia alternativi?

«Molto più di quanto si possa immaginare, anche se non esistono stime ufficiali precise. Nessuno sa quanti siano i pazienti e neppure i medici che la praticano. Si parla di 4-5 milioni di persone che si curano con le terapie più disparate, alcune davvero bizzarre».

Cure nocive?

«Dipende dal significato che diamo al termine alternative. Il mio parere è che poche siano nocive, sono piuttosto inefficaci, ma questo non significa che il male sia minore. Il danno nasce quando fanno ritardare la diagnosi o quando sostituiscono le cure efficaci. Un altro problema sorge quando questi medici fanno pagare 100 euro una bottiglia di acqua fresca. Il vero guaio è che nella maggioranza dei casi le persone che si rivolgono a questi medici smettono di curarsi con la medicina tradizionale perchè si fidano, perchè in un primo momento magari si sentono meglio».

Ci sono molti casi?

«Temo proprio di sì. Ricordo ad esempio una mia paziente molto giovane che aveva un tumore, ma temeva l'intervento. Ha trovato un medico che le ha detto di smettere ogni terapia e di assumere vitamina C. È morta. Purtroppo accade molto spesso».Ma perchè si assiste a questo fiorire?

«È dovuto a un generale pensiero verde: la medicina fa male (ed è anche vero che può far male), perchè farmaci sono pericolosi e invece le cure naturali fanno bene. Quello che proviene dalla scienza è cattivo, il mondo naturale è buono. Sono concetti pericolosi perchè portano la gente a intraprendere percorsi dannosi: piuttosto che farsi togliere un seno, prende una medicina che non la salva, ma la rassicura. E questo è un abominevole imbroglio».

Il "caso Di Bella" rientra in questo ambito?

«Di Bella aveva iniziato come fisiologo e quindi come ricercatore vero, fin a una certa età aveva fatto ricerche serie poi ha iniziato ad usare la somatostatina ed era convinto che questa sostanza facesse davvero bene. Credo che in fondo fosse in buona fede. Il motivo di tutto questo è molto semplice: lui vedeva i pazienti da libero professionista, ha visitato una paziente con tumore, poi non l'ha più vista e nessun gli ha mai detto che è morta. Era un illuso che non riusciva a fare sperimentazione seria, usava farmaci che si muovevano nell'ambito delle sostanze efficaci, ma che in quel caso non servivano».Ma sono quasi sempre medici a proporre le alternative

«Il dramma vero è che nel 2002 la Federazione dell'Ordine dei medici ha fatto un documento in cui 9 medicine alternative vengono accreditate come atti medici. Tra queste la medicina cinese, la pranoterapia, la fitoterapia e altre. Questo ha creato reazione violenta da parte del "gruppo dei 23", gli scienziati italiani che hanno il maggior numero di citazioni, che ha prodotto un documento molto duro. Poi si è espressa anche la Società italiana di Medicina interna e su questo documento si sono coagulate tutte le società scientifiche. Non è sortito nulla, nessun risultato politico. Quello che noi vediamo affiorare è solo la punta dell'iceberg: c'è chi sta male e non muore e quindi non fa notizia. E c'è chi non denuncia».Ma ci sono forme di tumore che regrediscono da sole?

«In letteratura ci sono 150 casi che sono guariti da soli, è una probabilità che non si prende in considerazione. Piuttosto bisogna vedere come sono fatte le diagnosi: si può anche far credere al paziente di essere guarito da un tumore e magari era solo una ciste. Spesso accade».

Daniela Boresi

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articolo del 24 maggio 2007 pagina 1

articolo del 24 maggio 2007 pagina 3

 

 

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data: 23.5.2007