Die Drahtzieher / Hintergruende und Methoden > Die Akte Michael Peuser

Romano Zago

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Thymian:


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Cancer Can Be Cured!
Cancer Can Be Cured!
von Father Romano Zago Ofm | 20. November 2008
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Di cancro si può guarire
Di cancro si può guarire
von Romano Zago | 1. März 2012
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Aloe Isn't Medicine and Yet... It Cures!
Aloe Isn't Medicine and Yet... It Cures!
von Ofm Father Romano Zago | 18. Dezember 2008
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Aloe is geen medicijn ... maar geneest!
Aloe is geen medicijn ... maar geneest!
von Leo Koehof, Romano Zago, et al. | 1. Januar 2016
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Aloë arborescens tegen kanker: de geneeskrachtige plant van een kloosterorde in Brazilië
Aloë arborescens tegen kanker: de geneeskrachtige plant van een kloosterorde in Brazilië
von Romano Zago und Leo Koehof | 1. Januar 2016
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Il rimedio dell'aloe
Il rimedio dell'aloe
von Romano Zago | 1. September 2015
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Aloe non è una medicina, eppur... guarisce
Aloe non è una medicina, eppur... guarisce
von Romano Zago | 1. Oktober 2012
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El poder curativo del Aloe Vera / The Healing Power of Aloe Vera (El Trebol Distrib)
El poder curativo del Aloe Vera / The Healing Power of Aloe Vera (El Trebol Distrib)
von Fray Romano Zago | 1. März 2005
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Di cancro si può guarire!
Di cancro si può guarire!
von Romano Zago | 1. Januar 1997
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El Alóe arborescens no es un fármaco ... ¡pero cura!
El Alóe arborescens no es un fármaco ... ¡pero cura!
von Padre Romano Zago | 1. November 2010
Taschenbuch
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[*/quote*]

Thymian:
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[*quote*]
m
“Conoscere la verità è un diritto di tutti” . . . Enjoy
äDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE!
Piccolo manuale che insegna, in modo pratico ed econo-
mico, il trattamento del cancro e di altre malattie, senza
mutilazioni né medicinali, senza effetti collaterali e senza
uscire di casa.INTRODUZIONE
Molte persone, avuta notizia delle guarigioni dal cancro, ottenute con il metodo
che intendiamo esporre in questo piccolo libro, hanno chiesto se fosse possibi-
le divulgarne il “segreto”. La forma proposta è appunto il presente lavoro che,
benevolmente, sottopongo alla vostra lettura.
Onestamente non ho la pretesa di essere considerato il creatore o l’inventore
del metodo. Tanto meno di presentarmi come il pioniere, o in altre parole, co-
me il primo che ha applicato questa formula con esito positivo. Questo infatti
non corrisponderebbe a verità. Altri, molto prima di me, dovrebbero arrogarsi,
giustamente, tale diritto.
Il presente libretto non intende essere altro che il veicolo di divulgazione di
tale metodo, rivelatosi di grande efficacia in diverse occasioni. Se esiste un mio
merito, esso è quello di averlo divulgato. Quanto segue in queste modeste pagine
è soltanto la testimonianza di una pratica, che ha dato esito positivo innumerevoli
volte, pratica applicata da me personalmente e da altri che, venuti a conoscenza
della ricetta, ne fanno uso con gran successo. Perché non applicare al vostro caso
concreto le indicazioni qui suggerite? È una pratica molto semplice, accessibile.
Applicate questo metodo.
Trattandosi di una formula cosı̀ poco costosa e senza controindicazioni né ef-
fetti collaterali negativi, non ha altro scopo che quello di alleviare la sofferenza
dei malati e delle persone direttamente o indirettamente legate ad essa, a volte
impotenti davanti all’enormità del problema.
Se alcuni sono guariti avvalendosi di questo metodo semplice ed economico,
perché non offrire questa stessa opportunità a più persone? Ecco il mio unico
obiettivo.
Non ho la pretesa di presentare un metodo magico. Inoltre, cosciente del va-
lore di questo metodo, non voglio custodirlo segretamente o usarlo a mio unico
beneficio: sarebbe egoistico.
1DI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
2
L’idea è quella di informare la gente dell’esistenza di una formula, che può far
guarire dal cancro, perché è già stata utilizzata, di offrire insomma un metodo alla
portata di tutti, in modo che le persone interessate ne possano fare uso. Il libretto
spiega come mettere in pratica tale possibilità, per chi lo volesse.
Non è mia intenzione, inoltre, mettere da parte la benemerita classe medica o,
peggio ancora, screditare tutti gli studi scientifici messi in atto per risolvere il pro-
blema del cancro, il cosiddetto “male del secolo”. Tutte le ricerche portate avanti
nella lotta per vincere il male sono degne delle più grandi lodi, da qualsiasi parte
provengano. Tutto quello che è stato fatto, e che verrà fatto, per la ricerca della
soluzione definitiva al problema, continua ad essere valido e merita tutto il nostro
appoggio e la nostra considerazione. Ci auguriamo che l’uomo attraverso l’appro-
fondimento continuo delle sue indagini, possa al fine arrivare al dominio totale ed
assoluto di questo male, da molto tempo fonte di angoscia per l’umanità. Diamoci
la mano in questa guerra comune, che affligge tutti e che tutti deve coinvolgere.
Vorrei prestare la mia modesta collaborazione, al fine di alleviare la sofferen-
za atroce dell’uomo, cosı̀ umiliato davanti alla fatalità degli interventi chirurgici
e di quelle applicazioni che lo deturpano, posto che questa sia l’unica via d’usci-
ta nell’attuale fase della medicina tradizionale. Vorrei risparmiare ai malati di
cancro le massacranti conseguenze dell’uso della radioterapia, della chemio-
terapia (un vero bombardamento dell’organismo!) e di altre tecniche dello
stesso tipo. Il sistema qui presentato è infinitamente meno costoso. Indolore.
Naturale.
Qualsiasi persona può applicarlo restando a casa propria. Ed i risultati sono
stati cosı̀ soddisfacenti che le persone guarite, anche se malate di cancro in
fase terminale, nel giro di due o tre mesi, sono ritornate alla vita di sempre,
direi anche con più vigore, con una migliore qualità di vita, forse perché hanno
potuto sperimentare nuovamente il sapore della vita, quando tutto sembrava loro
irrimediabilmente perduto. Vorrei che questa formula affiancasse tutti gli altri
metodi già noti e quelli che verranno scoperti, in un unico fronte, per estirpare
definitivamente il male fatale dalla faccia della terra.
Il presente libretto, quindi, nella sua semplicità e chiarezza estrema, vuole
essere una traccia, un segno per chi deve affrontare il terribile male del cancro e
di altre malattie degenerative.
Amico(a), se una persona a te cara ha quella “brutta malattia”, oltre ai trat-
tamenti convenzionali cui ha fatto ricorso, metti a sua disposizione anche questo
facile metodo di cura. Può funzionare. Deve funzionare. Innumerevoli volte ha
portato alla vera guarigione, salvando delle vite. Oh! Se solo le statistiche par-
lassero delle guarigioni ottenute nei cinque continenti! Non costa niente tentare.
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. . . come una foglia nel vento. . .
Y3
DI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
Non si perde niente. E si può salvare una vita.
Lettore (lettrice), il mio desiderio è che tu, seguendo il presente metodo, sem-
plice ed economico, interamente naturale, senza controindicazioni, possa restitui-
re la salute alla persona che ti è cara, in modo che essa possa tornare nel pieno
della sua vitalità, con una gioia raddoppiata, perché ha visto allontanarsi da sé lo
spettro della morte imminente, morte che sembrava inevitabile. Tu, di conseguen-
za, proverai l’euforia indescrivibile di aver vinto ciò che sembrava superiore alle
tue forze.
Sarà come se tu avessi trasmesso di nuovo la vita alla persona guarita: tu
l’avrai portata nuovamente a condividere la vita con gli altri esseri viventi.
E tu canterai dentro di te: Â ≪ Benedetto sia Dio che ha messo a disposizione
degli uomini tante erbe e piante utili per combattere le malattie, affinché la vita
continui, e continui nella salute’!. . . Â ≫
L’autore
Se Lei non conosce l’Aloe o non sa che ce ne sono di tanti tipi (sono
300-400 le varietà classificate, senza parlare di centinaia ancora da clas-
sificare o non sottoposti a studi o ricerche), se dubita al momento della
scelta della pianta, rappresentata sulla copertina di questo libro, avrà
subito la risposta: eccola qua! L’Aloe che é raffigurata in copertina
é l’Aloe “Arborescens”. Dell’Arborescens ve ne sono una ventina di
varietà. L’Arborescens è la specie più diffusa in Brasile e se ne trovano
da tutte le parti.
Quàndo, d’ora in poi, parlerò semplicemente di Aloe mi riferirò sempre
alla varietà Arborescens.
Secondo il dott. Alda Facetti, fisiotecnico ed erborista, che mi ha inter-
vistato per oltre un’ora su “TV Riviera”, che copre il territorio di Massa,
Viareggio, Lucca, Pisa e Carrara, ci garantisce che l’Aloe Vera o “Bar-
badensis”, ci offre il 40% del principio attivo contro il cancro, mentre
l’Arborescens, ne avrebbe il 70%.
Per facilitare la ricerca della ricetta, la stessa è stata inserita nell’ultima
pagina di copertina del libro, in modo da poterla consultare o dettare
telefonicamente in caso di richiesta.
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. . . come una foglia nel vento. . .
YCapitolo 1
L’APPRENDIMENTO
Dopo una giornata lavorativa, immersi in un vero caleidoscopio di attività, volte a
rispondere alla pluralità dei settori di sviluppo della vita moderna, i Frati Minori,
uno dopo l’altro, ritornano dal lavoro per la cena, al fine di recuperare le energie
per un nuovo giorno.
Immerso nelle abitudini della regola, figlio della terra, il francescano di Rio
Grande do Sul, come altri cittadini, si riposa, dopo una doccia rigeneratrice, sor-
seggiando del mate. Mentre la piccola cuia di mate amaro passa di mano in mano,
secondo la tradizione, una sana chiacchierata comincia, toccando i più svariati ar-
gomenti: la Teologia, la Filosofia, la politica, i partiti, il governo, la Sociologia,
la parrocchia, la Chiesa, l’Ordine, la Provincia, l’Ecumenismo, il tempo, i fatti
del giorno, la corruzione, l’aborto, il controllo delle nascite, il terzo mondo, le
multinazionali. Il calcio. ecc, ecc.
In un giorno, come tanti altri, il rituale si ripete, ma l’argomento in voga que-
sta volta è lo sviluppo della Scienza, i suoi effetti e le sue conquiste sorprendenti.
Il filo conduttore della chiacchierata volge intorno al fatto incredibile, ma vero,
che attualmente grandi somme di denaro siano stanziate per la costituzione di
fondi o risorse, al fine di incentivare gli studi per la guarigione dal cancro. Do-
po varie considerazioni sul tema, appare Padre Arno Reckziegel, il nuovo padre
Provinciale, eletto nell’incarico dopo aver lavorato nella parrocchia della periferia
della città. Come munito di bacchetta magica, estrae l’asso dalla manica. Ha la
soluzione del problema, lasciando sbalorditi gli attenti interlocutori:
Certo. . . signori miei, si può guarire dal cancro! Proprio cosı̀, per il popolo
di periferia, il cancro non è un problema. O meglio, è un problema, ma si sa
come risolverlo. . .
4DI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
5
Ma come?, ribattè il più interessato del gruppetto.
Laggiù, a Rio Grande, nella baraccopoli dove ho lavorato per qualche anno,
ho assistito, per cosı̀ dire, giornalmente alla guarigione di persone semplici afflitte
dal cancro. Potrei citare il caso di un’anziana di colore, con cancro della pelle.
Completata la cura, lei vive tuttora nella sua baracca una vita normale . . . Ma non
è possibile! . . . Il suo era proprio un caso di cancro? Cancro dichiarato dagli
esami medici. Cito il caso di una persona umile, senza nome. Potrei citare, ugual-
mente, la guarigione di persone famose, che sono state sottoposte alla stessa cura.
Siamo al corrente di personalità di fama nazionale che, utilizzando lo stesso meto-
do della anziana di colore della periferia della Città Marittima, hanno ottenuto la
guarigione dal loro male. Il metodo guarisce in ugual modo sia i poveri di colore
senza nome sia la gente famosa. Senza discriminazione. Serve a tutti. La natura
non ha delle preferenze. Risponde a tutti e a chiunque volesse servirsi di lei . . .
Ascolta, compagno, ma che formula magica è mai questa che guarisce perfino
il cancro? Raccontaci subito, amico, in che modo la gente della periferia, laggiù,
a Noivado-Mar, pratica la guarigione dai tumori.
Mi piacerebbe sottolineare che non si tratta di una formula magica, nel modo
più assoluto! È molto semplice. Molto più semplice di quanto si possa immagi-
nare. Semplice. Economica. Naturale. Soltanto che, purtroppo, nessuno o quasi
la conosce e ci crede. . .
Ma se è semplice, economica e naturale, esponi subito questo metodo, perché
sono curioso di conoscerlo. E poi ancora: Il primo giorno in cui verrò a sapere
di una persona ammalata, proporrò la formula magica. E ancora: Sarò il suo più
grande divulgatore, affinché nessuno mai più muoia di questo male inesorabile.
Ripeto. È molto semplice. Nella baraccopoli, tutti conoscono la ricetta. Nella
baraccopoli, nessuno muore di cancro, perché la ricetta è trasmessa, oralmente, a
chiunque possa interessare.
Soprattutto, non è un segreto. Di cancro, nella baraccopoli, muore soltanto
chi vuole. Se viene diagnosticata la malattia, tutti conoscono la via d’uscita,
la soluzione. E si rivolgono ad essa.
Che meraviglia! Ma illustra subito questa benedetta formula, Santo Dio! Già
ho detto, muoio dalla voglia di conoscerla. . . Eccola qui. Prendi nota: mezzo
chilo di miele di api, due foglie di aloe, e tre o quattro cucchiai di grappa.
Spiegati meglio.
Non ho più nulla da spiegare o aggiungere. È quello che hai appena sentito. Si
tolgono le spine lungo il bordo delle foglie e quelle impurità che la natura possa
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. . . come una foglia nel vento. . .
YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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avervi depositato. Si mettono i tre elementi – miele, aloe e grappa – nel frullatore.
Quindi si frulla bene fino ad ottenere una specie di crema leggera. E. . . è pronta
la miscela che guarirà dal cancro.
Scherzi, dai? È troppo semplice per essere vero.
Ma, caro mio, è la cosa più seria. Ma non scherziamo per niente! E se pensi
che io stia scherzando o prendendoti in giro, ti invito a fare una visita alla nostra
baraccopoli popolare a Rio Grande. Laggiù potrai intervistare l’anziana di colore,
brava donna, anche se umile, pure lei guarita grazie alla suddetta formula.
E quando si assume questo frullato?
Un cucchiaio da tavola a colazione, un altro a pranzo e un altro ancora a
cena. Sempre prima dei pasti, più o meno 10, 20 o 30 minuti prima. Agitare
bene il barattolo prima di assumerne il contenuto.
Conservare in frigo, nel reparto ortaggi.
Ma dimmi un po’, se questa formula è cosı̀ efficace o miracolosa, perché non
è diffusa? Dovrebbe essere annunciata in tutto il mondo! Si dovrebbero comprare
spazi pubblicitari nei mass media, nei programmi con più ascolto, per diffondere
la scoperta, affinché nessuno più, sulla faccia della terra, diventi vittima di questa
implacabile malattia.
Veramente la ricetta è semplice come “l’Uovo di Colombo”, ma ci sono altri interessi in gioco
che impediscono la diffusione di questa scoperta importantissima. Il cancro deve
continuare a togliere vite. E in più guarita la malattia, si perderebbe una ricca fon-
te di guadagni. Il cancro, come anti-concezionale, si rivela utile per contenere il
numero dei poveri nel mondo e cosı̀ garantire una fetta più grande della torta sulla
tavola dei ricchi. Purtroppo da noi in Brasile solo i ricchi si trovano nella condi-
zione di affrontare un lungo e costoso trattamento, persino sofisticato. I poveri,
disponendo di risorse limitate, colpiti da tumore, devono morire. È la politica di
chi comanda il pianeta.
Il dialogo si è interrotto a questo punto, giacché il segnale convenuto invitava
la comunità alla recita dei Vespri, la preghiera del pomeriggio. Uno dei frati,
però, ha imparato a memoria la formula ed è uscito verso il coro, ubbidendo
al campanello, deciso a diffonderla, entro i suoi limiti, a qualsiasi costo.
Mentre i frati, nel coro, recitavano i Vespri, la preghiera ufficiale della Chiesa,
nella cucina del Provincialato, la signora Paolina preparava la bistecca con cipolla,
al sangue, la quale, insieme al riso, prodotto del luogo, e a vari tipi di insalata e
frutta, costituiscono la cena semplice del Frate Minore, a Rio Grande do Sul.
Paolina, con il suo mestiere, svolge anche lei la sua liturgia, la quale, allo stesso
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. . . come una foglia nel vento. . .
YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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modo di quella dei frati, dovrebbe ascendere, dolcemente, come piccoli salmi,
fino al cospetto del Signore.
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. . . come una foglia nel vento. . .
YCapitolo 2
L’APPLICAZIONE
DELL’APPRENDIMENTO
Un bel giorno, ritornando dall’assistenza ad una cappellina in un paese, il fabbro
del villaggio mi ferma:
Padre, mio zio Giovanni, di Forqueta, lo sa?, è affetto da cancro alla prostata
e in questo momento è ricoverato all’ospedale Marques de Sousa. Il suo caso,
afferma il medico, non ha soluzione. È questione di giorni, ci garantisce. Per conto
della famiglia, la prego di dargli i sacramenti. Lo faccia al più presto possibile,
perché il suo caso è veramente grave.
Innanzitutto grazie per avermi avvertito. Certo che ci andrò a portargli l’olio
dei malati a quell’uomo. Curiosissimo! Me lo ricordo bene, mi sembra ancora
di vederlo lı̀ a partecipare alla messa nella sua cappella il mese scorso, a sinistra,
nella prima fila. Mi meraviglio che tu oggi mi dia una notizia di tal genere!
È cosı̀, padre. Lei sa che questa malattia, quando si manifesta, quasi sempre è
già abbastanza sviluppata.
Tuo zio è cosciente? Ti sembra che io possa rimandare la visita a domani?
Senz’altro. È molto debole a causa della malattia, ma ce la farà fino a domani,
stia tranquillo. Però il medico dice che non supererà la settimana. Vengo proprio
da lı̀ e ho concluso che la situazione è disperata. . .
Domani avrò, secondo il turno, la messa di assistenza nella cappella della sua
comunità. Subito dopo la messa, andrò all’ospedale per portargli il conforto dei
sacramenti della Chiesa. Va bene cosı̀?
Ottimo! Ti ringrazio fin da ora. E cominciamo a prepararci per il prossimo
8DI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
9
funerale, per forza, non è vero?
Solo Dio sa quando sarà. . .
Sicuro. Ma il caso di mio zio è un caso disperato. Inutile qualsiasi altro
tentativo. Per il suo caso non c’è rimedio.
Sono d’accordo che è grave. Però, per Dio niente è impossibile.
Chiaro. Va bene. Ciao. E grazie.
Il giorno seguente, dopo l’assistenza alla Cappella dei Navigatori, mi sono
diretto all’ospedale. La signora Gemma, la moglie del malato, dimostrando segni
di stress e preoccupazione, di fronte alla gravità del male di suo marito, mi prende
per il braccio all’entrata della camera:
Padre, innanzitutto grazie per aver risposto alla nostra chiamata. In secondo
luogo, la prego di dire a Giovanni che lui è affetto da cancro. Vorrei che lui facesse
una buona confessione, preparandosi adeguatamente alla morte ormai vicina. Le
chiedo questo perché voglio che mio marito vada in paradiso dopo la morte.
Lasci fare a me, signora. L’esperienza, anche in casi gravi, mi ha insegnato a
trattare il malato nel modo che si conviene. Cerchi di stare tranquilla.
In camera, ho trovato il malato in uno stato di estrema debolezza. La sua voce,
un filo di voce. Pur non avendomi chiesto spiegazioni sulla sua condizione, mi
ha avvertito da subito che voleva confessarsi, sı̀, facendo appunto una confessione
generale, giacchè questa sarebbe stata l’ultima. Ha sottolineato che la voleva ben
fatta.
Che ottima disposizione d’animo!, ho esultato con me stesso. È gratificante
per il sacerdote trovare il penitente in tali condizioni! Egli può fare a meno di mo-
tivazioni alla penitenza quando questa c’è già. Non c’è bisogno di argomentare,
quando il peccatore si dimostra già pentito. Bello! Facile! Meno male!. . .
Ho ascoltato la confessione di una persona pentita, dove, se c’era la coscienza
del peccato da una parte, si manifestava, dall’altra, una fiducia senza limiti nella
misericordia di Dio. E stata impartita l’assoluzione, la benedizione apostolica,
l’unzione, il viatico. In una parola, per farla breve, si è fatto ricorso a quanto di
meglio la Chiesa dispone in casi estremi, come quello del sig. Giovanni Mariani.
Non ho ritenuto opportuno informare il paziente sulla sua delicatissima condi-
zione di salute, secondo quanto mi aveva chiesto la moglie, perché a mio giudizio
la confessione era avvenuta ugualmente nel modo migliore. Inoltre io non ero il
medico, che seguiva il malato. A quel punto mi è venuta in mente la ricetta del
preparato, che può guarire dal cancro, quella medesima ricetta che avevo sentito
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. . . come una foglia nel vento. . .
YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
10
oralmente in quel cerchio del mate, nel cortile del Provincialato. E me la ripetevo
per rinfrescare la memoria: mezzo chilo di miele, due foglie di aloe e tre o quattro
cucchiai di grappa. Nei miei ricordi mi sembrava fedele alla ricetta originale.
All’entrata dell’ospedale, salutando la mia parrocchiana, che mi ringraziava
per il servizio religioso offerto al marito, mi sembrava giusto informarla di quanto
era successo:
Signora Gemma, suo marito è preparato. Succeda quel che succeda, ha rice-
vuto tutto quello che si può desiderare in un caso serio come il suo. Per quanto
riguarda la richiesta da lei fattami di informarlo delle sue condizioni di salute, non
gliene ho parlato minimamente. Secondo me non era compito mio informarlo del-
la diagnosi medica, in quanto non esperto in materia. In più conosco un frullato
che permette di guarire dal cancro. . .
– Ma, padre, chi è affetto da tumore deve morire! Almeno è quello che si vede.
Credo che lei voglia essere gentile con la famiglia in una circostanza cosı̀ difficile
come quella che stiamo attraversando. Comunque la ringrazio. Noi siamo realisti,
è necessario, anche se difficile. Non cambia niente nascondere la verità.
Ho perso il fiato cercando di spiegare alla signora Gemma, che è possibile
guarire dal cancro.
Anzi, lei ha reagito come tutte le persone colpite da questo problema, e come
del resto reagirei anch’io, dicendomi: con tutti i soldi che girano per il mondo,
come potrebbe una ricettina cosı̀ ingenua, casalinga, compiere il miracolo?!
La signora è rimasta ferma nella sua convinzione e ha continuato a credere
che suo marito sarebbe morto. E basta. Destino atroce, ma irremovibile come
una montagna!
Quando ho capito che era come parlare a un muro – come dice la gente
– ho deciso di passare alla pratica, lasciando da parte teorie e parole. Inutile
perdere fiato. Era necessario essere pratico, con i piedi per terra.
Per una felice coincidenza, Rubens, il figlio della coppia, di ritorno dall’ufficio
del notaio Agostino Basso, dov’è stato per cercare di sistemare la documentazione
riguardante l’inventario del patrimonio, nell’eventualità della morte del padre, mi
ha appena chiesto un passaggio fino all’entrata della sua azienda, ed io l’ho subito
accontentato. Ho pensato fra me e me:
– Chissà se riesco a convincere il figlio ad applicare la ricetta, visto che non
ho ottenuto alcun risultato con la madre. Durante il viaggio, non ho fatto altro che
cercare di convincere il ragazzo che  ≪ era a portata delle sue mani, proprio cosı̀,
evitare che suo padre morisse di cancro! ≫ . Per ottenere questo bastava fare ciò
che gli avrei insegnato. E gliel’ho spiegato. E gliel’ho ripetuto. E poi ancora di
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YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
11
nuovo.
Giunti a destinazione, gli ho fatto ripetere la lezione. Lui la sapeva a memoria.
E inoltre mi ha garantito che sua sorella Rejane, che l’indomani avrebbe sostituito
la madre ormai stanca all’ospedale, avrebbe portato il frullato pronto a suo padre.
Soddisfatto per la prospettiva del buon risultato, l’ho salutato, facendogli co-
raggio, e raccomandandomi che applicasse davvero la ricetta.
Ho percorso la strada che mi restava per tornare alla sede parrocchiale, con la
coscienza in pace, fiducioso del fatto che, se avessero seguito le mie istruzioni,
avrebbero potuto salvare la vita di questo contadino.
Ho ripreso la mia attività di parroco, da solo, in regioni sperdute. Giovan-
ni Mariani, di conseguenza, avrebbe dovuto, com’è naturale, passare in secondo
piano rispetto a tutto l’insieme degli avvenimenti che giornalmente mi coinvol-
gevano. Quando la sua figura snella mi veniva in mente speravo che la bevanda
producesse gli effetti desiderati.
La settimana si svolgeva come tutte le altre. Una mattina, circa otto giorni
dopo l’Unzione del malato, per caso ho trovato Rejane davanti al Comune. Su-
bito mi è tornata in mente la malattia di suo padre. Allora mi sono avvicinato,
desideroso di sapere come andavano le cose. Volevo sapere i particolari.
– Buon giorno, Rejane. Come stai? Come sta tuo papà?
– Buon giorno. Io sto bene, grazie. Riguardo mio papà, è ormai a un passo
dalla morte. I medici l’hanno dimesso perché possa morire a casa. . .
– Ah, vuol dire che lo avete a casa?
– Sı̀, da tre giorni l’hanno dimesso, perché non c’è più niente da fare. E la
ragazza ha deglutito a fatica di fronte al peso della fatalità, disarmata, impotente,
davanti al male.
– Ma voi gli avete somministrato il preparato che vi ho prescritto? Lui l’ha
preso per bene?
– Sı̀, padre, è stato fatto come lei ha comandato a Rubens. Io stessa l’ho
portato all’ospedale. Papà ha preso la dose giornaliera e continua a prenderla. Ma
lui è cosı̀ debole! A letto, sembra un albero rinsecchito, mi scusi il paragone. Che
male terribile! Questa maledetta malattia ha distrutto mio padre. . .
– Guarda, se lui ha preso la medicina, come mi garantisci, stai tranquilla
che tutto andrà bene. Il problema è quando le persone si rifiutano di prendere
la medicina.
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YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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– Sa, padre, è successo qualcosa di strano. Lei sa di quando mio padre aveva
quella protuberanza all’altezza del basso ventre? Non lo sa?
– No, non lo so.
– Sı̀. Una protuberanza della grossezza di una palla da tennis. Ecco, questa
protuberanza è sparita!
– Ah, allora non devo fare altro che congratularmi con te, cara mia, perché tuo
papà è ormai fuori pericolo! Tuo papà ha vinto la sua lotta contro il cancro! Se
non fosse cosı̀, come mai questa protuberanza si sarebbe ridotta?! Al contrario,
dovrebbe essere aumentata visibilmente. . . In altre parole, il preparato ha prodotto
i suoi effetti positivi. Evviva! Tuo papà ce l’ha fatta, puoi crederci! Dopo un paio
di settimane di convalescenza tuo papà ritornerà al lavoro di gruppo, come fa
ormai da tanti anni, per realizzare la raccolta. Vedrai!. . .
In verità, è successo proprio cosı̀. Giovanni Mariani, pian pianino, ha comin-
ciato a mangiare meglio. In pochi giorni ha lasciato il letto. Ha cominciato a
camminare su e giù per la stanza. Appoggiandosi alle pareti, è riuscito a raggiun-
gere la cucina. Subito, è ritornato in cortile, a contatto con le sue bestioline. Ha
raccolto le prime spighe di riso che si maturavano, camminando per la campagna.
Ha mangiato i primi agrumi di stagione. Ha succhiato la canna da zucchero con
grinta proprio come faceva da bambino.
Mese dopo mese, oltre a partecipare alla raccolta annuale, verso la fine dell’autunno-
inverno, ha lavorato la terra con i buoi e l’aratro, come aveva sempre fatto, per le
semine della primavera.
Giovanni Mariani vive tutt’oggi, avendo già superato gli ottant’anni (classe
1913), nel pieno delle sue facoltà. Si tratta di una delle tante persone che sono riu-
scite a vincere il tumore, ingerendo il preparato, che stiamo illustrando in questo
libretto. Qualcuno potrà dubitare, ma rimane il fatto che Giovanni Mariani oggi è
vivo, pur essendo stato colpito dal cancro, costituendo cosı̀ una prova indiscutibile
della vittoria di questo preparato sul terribile male.
Come Giovanni Mariani, ci sono innumerevoli persone, uomini e donne, che
sono riuscite a debellare il cancro, si capisce, ognuno con la propria storia, storia
che mutatis mutandis, resta la storia del primo paziente, il cui esito positivo mi ha
fatto credere nella efficacia di questo sistema nella lotta contro il cancro.
Anche se abiti in un appartamento, potrai piantare l’Aloe Arborescens
in un vaso e tenerla esposta al sole, attraverso la finestra o una veranda.
Dopo poco tempo, potrai iniziare ad usufruire di tutti i benefici che sono
contenuti in questa pianta.
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. . . come una foglia nel vento. . .
YCapitolo 3
LA FORMULA
1. Per chi è riuscito a seguirmi finora, potrebbe essere superfluo ripetere che
ho imparato la formula sorseggiando del mate. Oralmente. È possibile
che io non l’abbia registrata correttamente nella memoria, soprattutto di
fronte all’impatto di quella rivelazione esplosiva: Â ≪ Eppure dal cancro si
può guarire! ≫ . Ogni qualvolta si trasmette un messaggio orale, si rischia
infatti di non comprenderlo pienamente, sia per difetto di chi comunica, sia
per i limiti di chi riceve, limiti propri delle umane imperfezioni. . .
Ad ogni modo, ho cominciato ad insegnare l’utilizzo della formula impara-
ta, usando due foglie di aloe, mezzo chilo di miele e tre cucchiai di grappa.
Per molti anni ho insegnato alla gente ad usare tali ingredienti. Ero conten-
to dell’impiego di questi ingredienti, perché producevano risultati positivi,
simili a quelli descritti nel precedente capitolo. Non c’era quindi motivo per
cambiare la formula che risultava vincente.
2. Ho trovato, più tardi, nel libro “A Farmacia da Natureza”, di suor Maria
Zatta, ed. del 1988, pag. 14, la stessa ricetta per la guarigione dal cancro, ma
con delle varianti significative. Ecco la ricetta, trascritta cosı̀ come si trova
nel suddetto libro: Â ≪ Raccogliere al mattino presto o dopo il tramonto due
foglie (la sottolineatura è mia) di aloe; lavarle e togliere le spine. Tagliare
a pezzi e frullare unitamente a un chilo di miele (la sottolineatura è mia) e
a due cucchiai di grappa (la sottolineatura é mia). Assumerne una quantità
pari a due cucchiai due volte al giorno, per una durata complessiva di 10
giorni. Sospendere quindi la somministrazione per 10 giorni e continuare
con questo ritmo fino alla guarigione.
Per evitare il cancro, la ricetta è la stessa, prendendone soltanto due cucchiai
13DI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
14
al giorno per 10 giorni. In questo caso procedere con la cura una volta
all’anno. ≫
La nuova edizione di “A Farmacia da Natureza” (seconda edizione, 1993,
rivista e ampliata) riporta la ricetta a pag. 20, modificandone qualche par-
ticolare: Â ≪ Raccogliere, al mattino presto o dopo il tramonto, due foglie
di aloe. Lavarle e togliere le spine. Tagliare a pezzi e frullare, con un chi-
lo di miele e due cucchiai di grappa. Assumerne due cucchiai due volte al
giorno per una durata di 10 giorni. Dopodiché fare una pausa di 10 giorni
e continuare cosı̀ fino alla guarigione. Non assumere a digiuno. Per evi-
tare il cancro, la ricetta è la stessa, assumendone però soltanto due cucchiai
al giorno per una durata di 10 giorni. Procedere con questa cura una volta
all’anno. ≫
3. Quando ho organizzato il Gruppo della Pastorale per la Salute della Par-
rocchia di Santo Antonio, a Pouso Novo, Rio Grande do Sul, la signora
Glàdis Lavarda, uno dei componenti del gruppo, disponeva di un ciclostile
con la formula di trattamento del cancro. Anche in questo caso la ricetta
si presentava modificata ed in modo significativo, come si potrà qui di se-
guito osservare. Più tardi, ho saputo che tale ricetta era stata tratta dal libro
“Saúde Através das Plantas”, di Paulo César de Andrade dos Santos, Ed.
Mundo Jovem, pag. 378.
Sotto la voce “Ricette Generali”, al temine “cancro”, troviamo quanto se-
gue:
 ≪ Ingredienti: tre foglie grandi di aloe, mezzo chilo di miele, un cucchiaio
di grappa.
Come si prepara: per preparare il preparato contro il cancro, è necessario
che le regole sottoelencate siano osservate attentamente:
• la pianta dell’aloe deve avere, come minimo, 5 anni di età; raccogliere
le foglie al buio; dopo 5 giorni senza pioggia;
• non raccogliere con la brina;
• preparare al buio;
• eseguire i preparativi subito dopo la raccolta;
• conservare il preparato in un barattolo scuro nel frigo;
• assumere al buio.
Nota bene: il motivo per cui si deve evitare la luce, solare e artifi-
ciale, sta nel fatto che l’aloe contiene una sostanza che reagisce al
cancro e che, a contatto con la luce, sia solare che artificiale, perde
automaticamente il suo effetto.
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. . . come una foglia nel vento. . .
YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
15
• pulire l’aloe con un straccio asciutto;
• tagliare e frullare insieme al miele e alla grappa.
Modalità di assunzione: per evitare il cancro, ogni persona dovrebbe assu-
mere il preparato, come minimo, una volta all’anno, un cucchiaio da tavola
tre volte al giorno, per una durata di 10 giorni.
per guarire il tumore, assumerne due cucchiai da tavola tre volte al gior-
no per una durata di 10 giorni; interrompere per 10 giorni e quindi pren-
derla nuovamente per altri 10 giorni e continuare ad assumerla fino alla
guarigione totale.
Nota bene: si otterrà la guarigione del cancro, quando esso si trovi nella
fase iniziale, perché tanto più è in fase avanzata, tanto più è difficile da
guarire ≫ .
4. Nello stesso periodo, mi capita sotto mano il libro “Saúde pela Alimen-
tacào”, di Padre Adelar Primo Rigo, con altre varianti della ricetta. La sua
ricetta si avvicina di più a quella di suor Maria Zatta, come si può qui di
seguito osservare. Eccola:
 ≪ Miele, aloe e grappa. Raccogliere al mattino o dopo il tramonto due fo-
glie di aloe, lavarle e togliere le spine. Tagliare a pezzi e frullatele con un
chilo di miele e con due cucchiai da tavola di grappa. Assumere due cuc-
chiai da tavola due volte al giorno per una durata di 10 giorni. Interrompere
quindi per 10 giorni e continuare cosı̀ fino alla guarigione.
Per evitare il cancro la ricetta è la stessa, prendendone però soltanto due
cucchiai da tavola per una durata di 10 giorni. Procedere cosı̀ una volta
all’anno ≫ .
5. Nell’ottobre 1995, nell’attuale Provincialato dei Frati Minori, in via Juca
Batista 330, Ipanema, Porto Alegre (RS), con immensa gioia, sono riuscito
a fotocopiare la formula originale, la stessa che avevo sentito presso l’an-
tico Provincialato, in via Sào Luı́s, 640, Santana, Porto Alegre (RS). Tale
formula era passata di mano in mano tra la gente semplice, nelle periferie di
Rio Grande, il porto marittimo di Rio Grande do Sul, da quando Padre Arno
Reckziegel l’aveva messa per scritto su una carta da imballo. Cronologica-
mente si tratta di quella più antica. Come si potrà osservare, offre pure essa
delle varianti, come tutte le altre. Eccola:
 ≪ Preparato/cancro
1. Due foglie di aloe, le più vecchie possibile (45 anni), raccoglierle in
assenza di luce (al mattino o alla sera), dopo il sesto giorno dall’ultima
pioggia.
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YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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2. Togliere le spine, tagliare a pezzi e frullare.
3. Aggiungere una tazza di miele.
4. Un cucchiaio di grappa.
5. Mettere in frigo.
Come si assume: un cucchiaio da tavola tre volte al giorno (preferibilmen-
te prima dei pasti) per 10 giorni di seguito, fare una pausa di 10 giorni e
ricominciare. ≫
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YCapitolo 4
LA FORMULA DEFINITIVA
Forte del fatto che la formula, da me appresa oralmente, aveva guarito Giovanni
Mariani e tante altre persone, durante un periodo di almeno 5 anni, io mi sentivo
quanto mai deciso a non abbandonarla. Non avrei mai potuto pensare di sosti-
tuirla, ad esempio, con la formula di suor Maria Zatta, sebbene consideri questa
religiosa dell’Immacolato Cuore di Maria, un’esperta del mestiere e persona con
grande esperienza, un vero computer ambulante in materia di ricette. Per lo stes-
so motivo non sono mai riuscito ad adoperare la formula contenuta nel poligrafo,
portato dalla signora Glàdis Lavarda.
In altre parole, avevo un’esperienza personale che aveva dato buon esito in
tanti casi. Quali dati possedevo per cambiare la formula o adoperarne un’altra?
Fino a prova contraria, quella di cui mi servivo normalmente dava risultati sod-
disfacenti. Se io ne avessi scelta un’altra, a quali dati mi sarei appoggiato per
affidarmi alla sua efficacia oppure negarla? Avrei ceduto alle novità? Non ave-
vo altra esperienza che quella che avevo maturato in prima persona e trasmettevo
oralmente.
Vi confesso però che ho finito per cambiare la formula primitiva, proprio cosı̀.
E l’ho fatto per motivi pratici. Fondamentalmente tutto può essere riassunto in
un unico punto e cioè: il composto, preparato secondo la formula seguita fino
ad allora, era troppo dolce e causava una certa ripugnanza, soprattutto nelle
persone con problemi al fegato. Come affrontare il problema e risolverlo?
Innanzitutto, mi sono dato da fare per paragonare le diverse formule tra di loro.
Ho osservato le varianti. Ognuna presentava differenze importanti, alcune molto
significative. Non avrei scelto questa al posto di quella, senza una buona ragione.
Ho dato retta all’esperienza, che è maestra di vita. Soltanto lei avrebbe po-
17DI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
18
tuto insegnarmi, con sicurezza e oggettivamente, quale doveva essere la formula
ideale.
E parlando di vita, la mia indecisione nel cambiare ricetta si basava essen-
zialmente su un’errata informazione e cioè che l’aloe fosse una pianta tossica. È
chiaro che se fosse stato vero, eccedere un po’ nella dose avrebbe potuto essere
fatale. Ora, la vita è in realtà il dono più grande, perciò più importante. Oggettiva-
mente non si può prenderla alla leggera, scherzando o mettendola a rischio, senza
un giusto motivo. E tanto meno usare le persone come cavie.
L’uso della ricetta nella vita quotidiana mi ha dato coraggio. Sono riuscito a
rinunciare alla vecchia formula, alla quale fino ad allora mi ero aggrappato, perché
aveva sempre dato esito positivo.
Posso affermare che il cambiamento si è verificato per caso. Il primo fatto che
mi ha spinto a questa decisione è stata la guarigione del segretario della scuola di
Terra Santa di Betlemme, Israele, affetto da cancro alla gola. Avevo saputo che da
mesi aveva perso la voce e comunicava soltanto a gesti. Avvertito dal preside della
scuola, Padre Rafael Caputo, OFM, sulle vere condizioni di salute del segretario,
mi sono offerto di cercare di aiutarlo a recuperare la salute, perché egli potesse
assumere nuovamente le sue funzioni nell’ambito scolastico.
Ho preparato il miscuglio seguendo la mia formula tradizionale, cioè due
foglie di aloe, mezzo chilo di miele e la grappa.
Finito il primo barattolo, assunto per una durata di 15 giorni, il malato ha
iniziato il secondo, dopo essersi sottoposto ad esami medici.
Le analisi hanno dimostrato che il preparato aveva bloccato lo sviluppo del
male, ossia, gli esami realizzati prima dell’assunzione dell’aloe e quelli realiz-
zati dopo la dose di 15 giorni praticamente presentavano i medesimi valori.
Entusiasta per il risultato positivo (il male, almeno, non si era diffuso!), la figlia
Mary, moglie di un medico, forse presa dall’ansia di liberare il padre dal male,
ha preparato il barattolo successivo, adoperando tre foglie di aloe, frullandole
insieme a mezzo chilo di miele e alla grappa. Rispettando l’intervallo di una set-
timana, gli ha dato la terza dose. Risultato: il malato, dopo quasi due mesi di
cura, emetteva i primi suoni, segno sicuro che aveva vinto la malattia.
Per finire la storia di questo caso, a titolo di informazione, il lettore deve sapere
che il segretario è ritornato a lavorare nella scuola. Nel momento in cui scrivo
queste righe, sono già passati quattro anni dal suo ritorno al lavoro. E secondo
la testimonianza di suor Veronica Mancadori Cagliari, maestra in quella scuola,
conoscente del paziente da più di 15 anni, la sua voce sembra quanto mai buona. . .
Un secondo episodio, che mi ha spinto a cambiare la vecchia formula, cosı̀
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YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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cara e basata sull’esperienza, è stato l’intervento di Shucri, l’autista delle Suore
di Aida, Francescane dell’Immacolato Cuore di Maria. Avendo saputo di persone
guarite dal tumore grazie al preparato da me prescritto, ha preso coraggio, ha vinto
la sua naturale timidezza, chiedendomi di prepararne una dose per il cognato,
affetto da cancro alla gola, che presentava già un’enorme ferita esposta al collo.
Ovviamente gli ho dato il preparato, desiderando che riuscisse a salvare la vita del
suo familiare.
Contento per l’effetto della prima cura (la ferita esterna si era cicatrizzata),
Shucri ha voluto prenderne un secondo barattolo. Di sua iniziativa, questa volta
ha preparato il frullato da solo. Ha frullato quattro foglie di aloe, sempre con la
stessa quantità di miele e grappa. Curioso di sapere come avesse preparato questa
seconda dose, mi ha detto di aver usato quattro foglie di aloe. Ho ribadito:
– Ma ti avevo spiegato di usare due foglie. . .
– Lo so.
– Come mai hai raddoppiata la quantità? . . . E dopo, se il malato muore, come
si fa?
– Ma sı̀, Padre, stia tranquillo! Lui ha recuperato la voce; parla come prima.
Per quanto riguarda le foglie, siccome erano piccole e asciutte, ne ho messe quat-
tro nel frullatore. . . Per equilibrare, però, ho esagerato un po’ con l’araq (grappa
araba)!
– Beh! gli dissi, rassegnato, se il malato è guarito, è chiaro che la pianta non
è tossica, non lo è nella quantità che hai adoperato. . . Certo bisogna riconoscere
che hai esagerato nella grappa e raddoppiato le foglie. . . Figurarsi!
Ed è stato a partire dal verificarsi di fatti di questo genere e dallo studio delle
varianti delle altre ricette, delle quali ero venuto a conoscenza, che ho preso la
decisione di cambiare la formula ricevuta oralmente. Nei miei giri, a contatto con
altri popoli e culture, ho cominciato a dubitare che l’aloe fosse tossica, come inve-
ce è noto che lo sia l’avelco, pianta ugualmente usata nella lotta contro il cancro.
Ho saputo che i messicani la usano come insalata. In Venezuela ingeriscono il
gel della foglia dell’aloe a colazione, aggiungendo alcune gocce di miele per
toglierne un po’ l’amaro.
Stando cosı̀ le cose, sembra che la cosiddetta tossicità dell’aloe non sia un fat-
tore cosı̀ rilevante. Ad ogni modo i consigli dell’antica saggezza continuano ad
essere i migliori: è la dose, la quantità somministrata, che segna il limite tra il far-
maco e il veleno. La giusta misura resta sempre la scelta più prudente. Riguardo a
questo, il lettore può stare tranquillo. Ritorneremo sull’argomento in modo esau-
stivo, dimostrando che l’aloe non è tossica, come si dice in giro, nel modo più
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Thymian:

assoluto! Se ti può essere utile, leggi il capitolo a parte sull’argomento specifico.
Dopo 10 anni di esperienza in Brasile, in Oriente e anche in Europa (soprat-
tutto in Italia, Svizzera, Portogallo), oso prescrivere la ricetta qui di seguito, senza
paura di sbagliare:
1. Mezzo chilo di miele (attenzione ai mieli artificiali, raffinati e alle falsifica-
zioni in genere!),
2. Da 40 a 50 ml di grappa, whisky, cognac, ecc. (non si possono usare alcol
puro, vino, birra e liquori).
Nota Bene: 40-50 ml di liquido sono pari a una dose di whisky o a una
tazzina di caffè.
3. 350 grammi di foglie di Aloe Arborescens. Due, tre o quattro foglie a
seconda della loro lunghezza.
La persona, che confeziona il preparato nella propria casa, non dev’essere
pignola. I tre elementi devono avvicinarsi il più possibile alle quantità sopra indi-
cate. Esagerare un po’ o dimenticare qualche particolare, certamente non metterà
a rischio l’efficacia del preparato. Pertanto evitiamo di ricorrere a misurazioni
troppo precise, usando la bilancia. Impariamo piuttosto a preparare il frullato li-
beramente, come se si trattasse di preparare un angolino dell’orto per seminare
fiori o ortaggi: usiamo l’occhio, ricorriamo al buon senso, evitando esagerazio-
ni. L’essenziale è che tali elementi entrino nella composizione della bibita. È
l’amalgama degli elementi che porterà gli effetti desiderati.
Rimuovere la polvere o qualche altra impurità che la natura, eventualmente,
abbia lasciato sulle foglie dell’aloe. Usare a questo fine uno straccio vecchio,
asciutto o umido, oppure una spugna, evitando però di bagnare le foglie (visto
che non si fa uso di acqua in questo preparato).
Con un coltello affilato, rimuovere le spine lungo il bordo delle foglie, con
mano leggera, in un colpo solo, zac, dall’alto verso il basso. Per facilitare il lavoro
del frullatore, tagliare a pezzi le foglie, come per preparare un normale frullato.
Frullare insieme i tre componenti.
Frullare bene, triturare tutto il materiale. In un minuto, più o meno, (dipende
dalla potenza dell’apparecchio), si ottiene una specie di crema verde. Pronto. È
fatto! È pronto il preparato che può anche guarire il cancro.
Abbiamo visto che non esiste unanimità tra gli autori per quanto riguarda la
quantità precisa degli ingredienti che compongono il preparato e ritenendo che
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YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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ogni persona abbia maturato una propria esperienza relativamente ai suggerimenti
che offre, consiglierei al lettore di scegliere la migliore delle varianti della ricetta,
cioè quella che preferisca, più dolce o meno dolce, giacché riguardo la guarigione
che è lo scopo ultimo, essenziale da raggiungere, tutte ne promettono la realizza-
zione. . . È fondamentale, pertanto, preparare il frullato utilizzando gli ingredienti
citati, attenendosi alle quantità prescritte in modo approssimativo.
Pertanto, lettore, ogni volta che ci sarà qualcuno col problema del cancro, se
vorrai preparare il miscuglio con una foglia di aloe in mezzo chilo di miele e
grappa, o piuttosto con due foglie o tre o anche quattro o di più, hai libertà di
scelta, l’importante è che tu usi la ricetta: “Plus vel minus non mutat speciem”.
Dunque, mettendo in pratica la ricetta, puoi dare al malato l’opportunità di
guarire. Anche tu hai un ruolo in questa lotta. Decidi tu.
Nota bene: nei giorni in cui battevo a macchina queste pagine, mi è venuto per
le mani il libretto “Saúde Basica Remédios caseiros”, di suor Flavia Birck, testo
in uso presso l’Azione Sociale della Diocesi di Santa Cruz do Sul, R. S. Brasile.
Relativamente alla ricetta dell’aloe per la cura del cancro, è qui presente una
variante che ho ritenuto opportuno registrare. A pag. 9 si parla di “Xarope (non si
tratta di sciroppo!) de Babosa”:
• 2 foglie grandi di aloe
• 1/2 kg di miele
• 2 cucchiai di grappa
Preparazione: togliere le spine dell’aloe e tagliare a pezzi. Aggiungere il miele
e frullare fino ad ottenere una crema, unendo la grappa. Mettere in frigo.
Dose: assumere un cucchiaio da tavola a digiuno, prima del pranzo e prima
della cena (prevenzione contro il cancro). Guarigione dal cancro: assumere il
preparato per una durata di 10 giorni. Fare una pausa di 10 giorni. Ripetere
l’operazione.
A pag. 19, al 19 ◦ punto si dice: Â ≪ Cancro: per evitarlo usare un’alimenta-
zione naturale. RICETTA: Frullare due foglie (1/2 kg), tagliate a pezzi, di aloe,
senza le spine. Aggiungere 1/2 chilo di miele e due cucchiai da tavola di grappa.
Frullare fino ad ottenere una crema. Conservare in un barattolo scuro nel frigo.
ASSUNZIONE: un cucchiaio da tavola al mattino e alla sera per una durata di 10
giorni. Fare una pausa di 10 giorni e ripetere per altri 10 giorni. ≫
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YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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Non sprecare o distruggere la natura! Se hai tagliato un fusto per utilizzare le
foglie dell’Aloe, piantalo, e avrai ancora una pianta di Aloe, una vera fortuna, alla
portata delle tue mani.
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YCapitolo 5
COME ASSUMERE IL
PREPARATO
Abbiamo già detto che non c’è accordo per quanto riguarda la quantità precisa dei
singoli ingredienti, che concorrono alla preparazione del composto. E, se ci avete
fatto caso, ci sono delle differenze sostanziali tra una variante e l’altra. Tanto per
rinfrescare la memoria, vale la pena di ricordare che si va da un estremo di due
foglie di aloe in un chilo di miele all’altro estremo di tre foglie di aloe in mezzo
chilo di miele. Non è cosa da poco!
Troviamo differenze analoghe anche quando gli autori ci spiegano in che modo
assumere il preparato (ossia in che quantità) tanto per la guarigione dal cancro
quanto per la prevenzione della malattia. Dunque seguitemi con pazienza:
– Suor Maria Zatta, nel suo libro “A Farmacia da Natureza”, dice testualmente
sull’argomento: Â ≪ Assumere 2 cucchiai del preparato 2 volte al giorno per una
durata di 10 giorni. ≫ Questa è la prescrizione per i malati di cancro. In un altro
comma cosı̀ descrive il modo per evitare la malattia: Â ≪ Per evitare il cancro la
ricetta è la stessa, assumere però soltanto 2 cucchiai al giorno per una durata di 10
giorni. Procedere cosı̀ soltanto una volta all’anno. ≫
– Paulo César de Andrade dos Santos, a sua volta, nel suo libro “Saúde Através
das Plantas”, a pag. 38, sotto il titolo “Come assumere”, afferma: Â ≪ Per preve-
nire il cancro, ogni persona dovrebbe prendere, almeno una volta all’anno, un
cucchiaio da tavola del preparato 3 volte al giorno, per 10 giorni. Per guarire dal
cancro invece, assumere 2 cucchiai del preparato 3 volte al giorno per 10 giorni,
fare una pausa di 10 giorni, quindi ripetere la cura per altri 10 gironi, e cosı̀ via,
fino ad ottenere la completa guarigione ≫ .
23DI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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Come si può osservare, la formula scritta della ricetta presenta notevoli varian-
ti.
Figuriamoci quante variazioni possano intervenire, quando la ricetta venga
trasmessa oralmente, di generazione in generazione!. . .
Per quel che mi riguarda sono tenuto informato delle variazioni direttamente
dai pazienti, tramite il telefono.
– Suor Arcangela, di Roma, affetta da cancro, già in metastasi, ha preso il
nostro preparato per 75 giorni senza interruzione, anche se le era stata spiegata
l’importanza della pausa di una settimana, come tempo minimo, dopo aver finito
il primo barattolo. Ha detto di aver agito in preda alla disperazione, alla ricerca
spasmodica di un mezzo per guarire. È venuta a sapere che il preparato con l’aloe
poteva essere la sua unica via d’uscita. Risultato: piena guarigione dal cancro!
Oggi la suora fa volontariato presso un ospedale di Trastevere, nella Città Eterna.
– Suor Elena, libanese, carmelitana di vita attiva, che abita e lavora nella città
portuale di Haifa, Israele, ha modificato la ricetta, unendo 750 g di impasto a
base di aloe e grappa (araq) a 500 g di miele. Una vera esagerazione che mi ha
spaventato. Alla fine però mi sono tranquillizzato, avendo saputo che il paziente,
che aveva assunto queste dosi da elefante, era guarito dal cancro. . .
– Girolamo Giacomo, Monreale – Palermo – Italia, affetto da cancro al fegato,
con pochi giorni di vita davanti, assume un cucchiaio abbondante del preparato
tutti i giorni da due anni a questa parte. E la sua via d’uscita per controllare
il male, male che non riesce a debellare, neppure raddoppiando la dose (ci ha già
provato).
Se gli autori non sono d’accordo per quanto riguarda le quantità, sia nella
composizione del preparato, sia nell’indicazione del dosaggio da assumersi, tutti
però concordano riguardo ai tre ingredienti della ricetta: questi non devono
mancare.
Strada facendo, vi forniremo alcuni chiarimenti, con lo scopo di dare una spie-
gazione scientifica della formula sopracitata. La pratica popolare, con tutte le sue
varianti, forse potrebbe trovare un appoggio scientifico? O ancora: la Scienza è
di aiuto nel rendere la formula degna di fede oppure essa è soltanto una credenza
popolare? Quali sarebbero i risultati se questi ingredienti fossero oggetto di test
di laboratorio?
Se la Scienza potesse farsi garante del fatto che l’impiego di tali ingredienti
possa portare alla guarigione dal cancro o prevenirlo, forse potremmo arrivare
ad un parere unanime riguardo alle quantità dei tre elementi che concorrono alla
preparazione del frullato. Cosı̀ finirebbero tutte le discussioni.
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YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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Nota bene: Preparato il frullato, è normale che, in fase di riposo, il miele,
l’ingrediente più pesante, si depositi sul fondo del barattolo; la parte schiu-
mosa naturalmente tenderà a salire. Perciò, prima dell’assunzione, è neces-
sario agitare bene il barattolo, in modo da mescolare a dovere gli ingredienti.
Se sei affetto da tumore, durante il trattamento con l’Aloe, collabora nella
battaglia che cerca di sconfiggere il male, per portarti alla guarigione, smetti di
mangiare carne e derivati d’animale, sostituisci questi alimenti con frutta,
verdura e cereali.
Se qualche persona è coinvolta da malattie degenerative (morbo di Parkin-
son, morbo di Alzheimer o altre), anche se l’Aloe non ci garantisce la guarigione
totale, invita l’ammalato a provare questo preparato. Rafforzando il sistema im-
munitario, gli porterà un minimo di sollievo e dei benefici, migliorando la qualità
della sua vita. Può valere la pena intraprendere questa iniziativa: con il vantaggio
che non presenta nessun tipo di effetto collaterale ed è reperibile a basso costo.
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YCapitolo 6
DOMANDE E RISPOSTE
Immagino che abbiate molte cose da chiedere. In questo capitolo risponderò a
tutta una serie di domande, che mi sono state poste in varie circostanze, al telefono
e dal vivo, durante le conferenze.
La ricetta per la guarigione del cancro, o per prevenirlo, potrà sembrare inge-
nua. Banale. Sono d’accordo. Si può rapportare, come si diceva nei cerchi del
mate, alla “scoperta della polvere” oppure “all’Uovo di Colombo”. In ogni caso
oso aggiungere alcune spiegazioni, per chiarire l’argomento. Mi prendo qui la
libertà di formulare delle domande, che forse il lettore vorrebbe pormi. Può darsi
che non siano esattamente queste le tue curiosità, ma credo che mi avvicinerò di
molto. Immagina di proporre tu stesso queste domande. . .
– Perché si usa il miele d’api nella preparazione del frullato? Al suo posto,
o in sua assenza, si potrebbe usare lo zucchero, per esempio?
R.: Si usa il miele d’api, genuino, con tutte le sue qualità, perché ritenuto, sin
dai tempi più antichi, un ottimo alimento. Il miele riesce a penetrare nel nostro
organismo, fino ai suoi angoli più nascosti. È su questo veicolo che l’aloe sarà
condotta ad effettuare la pulizia e la rimozione delle impurità che troverà strada
facendo. Questo procedimento comporterà una pulizia generale di tutto l’organi-
smo, soprattutto del sangue, il che potrà causare la guarigione dal cancro e anche
da altre malattie correlate, ad esempio i reumatismi, l’artrosi, ecc. Tutti sanno
che il sangue è vitale per il corpo umano. Ha una funzione identica a quella della
benzina dell’automobile. Sappiamo che il motore non può funzionare a lungo se
la benzina è di cattiva qualità.
È vero invece il contrario: un motore avrà un migliore disimpegno, durerà di
più a lungo, se il carburante è di ottima qualità. Quindi, si capisce che il sangue
26DI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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purificato è responsabile diretto della salute dell’organismo e di conseguenza
della vita della persona. Bene. Ingerendo il nostro preparato, farai un investi-
mento sulla tua salute, perché starai lavorando per migliorare il livello della tua
vita. Si capisce che è importante procedere ad una pulizia almeno una volta al-
l’anno. Si tratta di normale manutenzione, cioè di una necessità. Considerati
fortunato per il fatto di non essere affetto da tumore. Fai la prevenzione contro il
cancro e liberati da tanti malanni, preparando tu stesso la tua dose di aloe, almeno
una volta all’anno.
– Perché la grappa fa parte degli ingredienti?
R: La grappa, in sé e per sé, potrà sembrare l’ingrediente meno importante
dei tre. Il meno indispensabile. La prima spiegazione che mi hanno dato, sulla
necessità dell’uso della grappa, è stata la seguente:
In qualche posto sperduto, nelle grotte dove ancora non è arrivata l’elettricità,
le persone non possiedono il frigorifero. Senza l’elettrodomestico, il prodotto
potrebbe rovinarsi. La grappa ha la funzione di conservare il preparato, senza
che essa subisca delle alterazioni. È una spiegazione plausibile.
Più tardi ho appreso un commento curioso, ma acuto: la funzione della grap-
pa sarebbe quella di dilatare i vasi sanguigni. Perché il discorso fosse più
chiaro mi è stata illustrata tale funzione in rapporto a dei casi clinici. Quando c’è
un paziente con problemi di circolazione, gli viene prescritta una dose di whisky
per cercare di correggere tale deficienza. Questa spiegazione mi è sembrata logi-
ca. L’esemplificazione mi ha permesso di capire meglio la funzione svolta dalla
grappa.
Capivo anche che nelle persone più anziane, ad esempio, i vasi sanguigni
dilatati avrebbero reso più veloce l’azione di pulizia dell’aloe e del miele.
Ultimamente, da ricerche scientifiche, ho appreso la vera funzione della grap-
pa. Pertanto il terzo elemento del preparato non sia stato impiegato per caso o per
capriccio. Ecco la spiegazione: quando si taglia la foglia dell’aloe, ne esce un
liquido viscoso, verdastro, filante, amaro, ricco di proprietà, chiamato aloina.
L’organismo umano non sarebbe in grado di assorbirlo integralmente, se non
fosse sciolto nel distillato.
Voglio sottolineare che le due prime spiegazioni non sono prive di senso.
Hanno anch’esse un loro significato: la prima ci fa capire che si può conser-
vare la crema anche fuori dal frigorifero, nell’armadio o nella credenza, pur-
ché lontano dalla luce, senza che si rovini; la seconda evidenzia la funzione
vaso-dilatatrice della grappa.
Per quanto riguarda le bevande distillate, vale la pena dire che sono tutte altret-
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tanto efficaci: grappa brasiliana (cachaca), cognac o whisky, tequilla (Messico),
grappa (Italia), bols (Olanda), araq (Palestina e altri paesi arabi), tra le altre. Non
si usano né vino né birra perché sono fermentati, con meno concentrazione di
alcol; se fosse necessario, dovrebbero essere usati in quantità maggiori. I liquori,
di qualsiasi natura, devono essere assolutamente esclusi, perché sono prodotti a
base di zucchero.
– Cos’è l’aloe?
R: In tutto il mondo è conosciuto come aloé, con variante aloés, aloe, pianta
ricca di linfa medicinale, della famiglia delle liliacee (alce succotrina, aloe hu-
milis, aloe perfoliata, aloe vulgaris, aloe Arborescens, aloe vera o barbadensis,
aloe ferox, ecc.), simile all’ananas, però più piccola. Le sue foglie sono spesse
e seghettate. Appena toccate da un oggetto tagliente, emettono un liquido visco-
so (simile alla bava – baba in portoghese – che esce dalla bocca del bue quando
mastica granoturco, radice di manioca o un oggetto duro: per questo la gente chia-
ma l’aloe “bavosa” – babosa in portoghese), con un forte odore caratteristico, di
colore verdastro, viscoso, molto amaro.
Nei paesi di lingua spagnola, la pianta è conosciuta come sàvila, con innume-
revoli varianti.
Il termine aloé viene dall’arabo. Passando attraverso il greco e il latino, dall’a-
rabo è arrivato fino a noi, per dare un nome scientifico alla pianta. Originariamente
significa “amaro e brillante o trasparente” perché, quando la buccia viene rimossa,
il gel che ne esce assomiglia ad un blocco di ghiaccio lavato.
Le foglie di questa pianta possono variare per grandezza, dai venti ai sessanta
centimetri, secondo le qualità del suolo, della presenza o no di acqua e della sua
esposizione al sole.
Dal centro della pianta esce un virgulto, la cui estremità è coperta di fiori, con
colori che vanno dal bianco fino al giallo, arancione e rosso, secondo le innume-
revoli varietà. I fiori sbocciano tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, e
durano sino alla fine della stagione.
L’aloe più comune (arborescens) ha un fiore arancione.
Le foglie grosse, carnose, quando arrivano a maturazione entrano nella com-
posizione del nostro preparato. Se riuscissimo a sollevare leggermente la buccia
verde (cioè la parte esterna) di una foglia, ne vedremmo spuntar fuori una parte
carnosa, flessibile, flaccida, simile, nel colore, a un cubetto di ghiaccio, che sia
stato lavato per un po’, lucido, trasparente come un pezzo di vetro bagnato.
Vi siete stancati di questa lunga descrizione? L’obiettivo è quello di facilitare
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l’identificazione della pianta. Se si ricorre alla natura per preparare una tisana, è
fondamentale saper riconoscere le piante.
Nel caso dell’aloe ne esistono centinaia, forse migliaia di tipi diversi. Tutte
servono, cioè, tutte sono ugualmente efficaci? Alcuna di più, alcune di meno?
Contengono tutte ugualmente il principio attivo contro il cancro?
Con questi dubbi da risolvere, quando mi sono recato all’Orto Botanico di
Palermo, Sicilia, Italia, ho lanciato una sfida a Francesco Maria Raimondo, il
direttore, perché sottoponesse a esame i 140 tipi diversi di aloe lı̀ esistenti, con
l’aiuto di un botanico. Mi ha promesso di farlo. È da tanto che vorrei trovare la
soluzione al caso. La risposta semplificherebbe tutto. Immaginate se tutti i tipi di
aloe fossero ugualmente efficaci!. . . Non ci sarebbe più possibilità di errore.
Fino a quando non saranno forniti dati e valide esperienze di conferma, conti-
nuerò ad usare il tipo di aloe, che tutti impiegano come tonico per capelli, sull’uso
del quale ho maturato una vasta esperienza. Tale tipo di aloe ha sempre dato buoni
risultati. Ci saranno altre varietà più potenti di questa pianta? Ne esisterà un tipo
più tossico e fino a che punto? È un campo inesplorato tutto da indagare.
Tanto per fare un esempio: alla famiglia delle liliacee appartengono l’aglio e
la cipolla, che usiamo tutti i giorni in cucina.
– Perché assumere il preparato prima dei pasti?
R: Prima dei pasti le pepsine, enzima del succo gastrico, in grado di idroliz-
zare le proteine, la cui funzione è di aiutare la digestione del cibo, sono pronte
per entrare in funzione. A stomaco vuoto, trovano tutte le vie libere, facilitando il
funzionamento del preparato e rendendone possibile il trasporto ovunque nell’or-
ganismo. Quindi, è fondamentale l’assunzione prima dei pasti, quando le pepsine
sono pronte per scendere in campo.
Se, al contrario, il preparato viene assunto dopo il pasto, si capisce che le
pepsine sono stanche per il lavoro sostenuto nella digestione. A questo punto
dunque si arrendono o chiedono un meritato riposo. Assumere il preparato dopo
il pasto vorrebbe dire metterne a rischio l’efficacia.
– Perché suor Maria Zatta e altri autori consigliano di raccogliere le foglie
dell’aloe al mattino, prima dell’alba, o di sera, dopo il tramonto?
R: Perché se non c’è il sole, non ci sono neppure i raggi ultravioletti e infraros-
si dannosi alle piante. Un saggio consiglio della religiosa, una misura prudente,
che si dovrebbe osservare anche riguardo a tutte le altre piante ed erbe medicinali,
se raccolte a tale scopo. Specificamente, si deve evitare di raccogliere l’aloe alla
luce del giorno, perché esiste in essa una sostanza che reagisce al cancro e che, se
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esposta alla luce, può perdere la sua efficacia di principio attivo contro il tumore.
– Bisogna evitare di raccogliere le foglie di aloe subito dopo la pioggia?
R: Sı̀, perché a causa della loro porosità assorbono la pioggia. E per questo
preparato del resto non c’è bisogno di troppa acqua, considerato che la pianta, di
per sé, è costituita per il 95% d’acqua. Raccogliere le foglie una settimana dopo
l’ultima pioggia sarebbe sufficiente.
La procedura dovrebbe essere la stessa per le foglie esposte agli effetti del-
l’inquinamento, vicino alle autostrade, alle fognature o in luoghi chiusi, dove si
fuma.
Le foglie dell’aloe, che abbiano assorbito sostanze tossiche per via della loro
porosità, diventano assolutamente inadatte alla preparazione del preparato. Biso-
gna dunque evitare di scegliere foglie bagnate o a rischio d’inquinamento!
– Quale età dovrebbe avere la pianta dell’aloe per essere ritenuta idonea
a fornire le foglie necessarie?
R: Una pianta di cinque anni è la pianta ideale. In caso di necessità è
ovvio che si possono usare piante più giovani. La cosa migliore è che le foglie
provengano, se possibile, da un esemplare di tale età. Ci saranno dei casi in cui
ci dovremo accontentare di una corrispondenza pari al 95%. Ma cerchiamo, per
quanto possibile, di attenerci alle indicazioni date.
– Assumendo il preparato, secondo la formula dei tre elementi, come spie-
gato precedentemente, la persona affetta da cancro riesce sempre a salvarsi?
R: Quando qualcuno, malato di cancro, comprovato da diagnosi medica, fa
ricorso all’uso di questo preparato, tre sono gli esiti ipotizzabili:
a) Guarigione totale della persona, a prescindere dal tipo di cancro e dal suo
livello di diffusione, potendo trattarsi persino di un malato in fase terminale. Ab-
biamo molti dati che confermano tutto ciò, sebbene possa sembrare qualcosa di
straordinario o miracoloso. Quando riuscirete a capire tutto il potenziale dell’a-
loe, concluderete che non si tratta di miracolo nel senso stretto della parola, ma di
qualcosa che si trova in Natura, creata da Dio.
Tratteremo di quest’argomento in un capitolo a parte. Aspettate. . .
b) Gli esami medici rivelano che il male si è fermato, in altre parole, la ma-
lattia non si è diffusa. Naturalmente, senza l’uso dell’aloe, il cancro avrebbe ine-
vitabilmente continuato a diffondersi. In questo caso invece, i valori forniti dagli
esami sono più o meno stabili rispetto ai precedenti, registrando soltanto piccole
variazioni per eccesso o per difetto. Ripeto: senza questa cura, il male si sarebbe
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diffuso sensibilmente.
c) La cura non ha dato alcun risultato, anzi, stando agli esami medici, il male
continua a diffondersi indisturbato.
Nota bene: Ho avuto esperienze per ognuna delle tre ipotesi.
– Non si potrebbe approfondire ancora il discorso delle tre ipotesi? Come
comportarsi soprattutto riguardo alle ipotesi b) e c), quando cioè non è stato
raggiunto lo scopo di guarire il paziente, come avviene invece nella ipotesi a)?
R: Bella domanda! Vediamo di commentare in modo adeguato le tre ipotesi.
Rif. a): se ti trovi in questa condizione, ottimo! Congratulazioni! Il prodotto
ha dato i risultati attesi. La persona è guarita. Qualora uno volesse preparare
un secondo barattolo, come prevenzione, per assicurare e rendere più salda la
guarigione, non farebbe nulla di sbagliato. Comunque tu lascia passare alcuni
mesi, ripeti la dose e sii ottimista.
Ripetere la cura entro l’anno è un consiglio prudente.
Rif. b): hai ottenuto un eccellente risultato. Sei sulla strada giusta, basta
perseverare. In termini matematici sei riuscito ad ottenere il 50% del risultato
complessivo. Con un’altra spinta, cioè, con un’altra dose, riuscirai ad arrivare al
traguardo, la guarigione totale. Dovrai ripetere la dose, il che non ti deve spaven-
tare. Ripetere la dose è fondamentale. Bisogna ripeterla tante volte quante
necessarie per la guarigione definitiva.
Ribadisco che non devi commettere l’imprudenza di fermarti a metà del-
l’opera; se ti comporterai cosı̀, perderai tutto. Il cancro, che sembrava sconfit-
to, raddoppierà le sue forze e attaccherà con più violenza. Se non ripeterai la cura,
considerati un uomo morto in breve tempo; se non farai la cura, sarà inevitabile.
Il cancro è come il malato. Durante la malattia non prova interesse per nessuna
cosa. Nella convalescenza, però, superato il male, ritorna l’appetito per ricuperare
le forze perdute. Prova ad immaginare con quale voracità il cancro divorerà il tuo
organismo, dopo il terreno perduto a causa della cura con l’aloe! Adesso vorrà
recuperare. Nello spazio di poco tempo consumerà il suo padrone. Un esempio
tipico di questo caso è quello di suor Margherita, con cancro alle mammelle. Do-
po aver assunto un barattolo del preparato, presso l’Ospedale Italiano di Haifa
(Israele), sentendosi in perfette condizioni, ha ripreso le sue attività, trascurando
di sottoporsi agli esami di controllo e a qualsiasi visita specialistica. Neanche un
anno dopo era morta. La sua cartella clinica è importantissima per dimostrare che
arrestare lo sviluppo del male è un eccellente risultato, ma non basta. È essenziale
ripetere la dose ed essere seguiti da medici competenti.
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Rif. c): Non hai ottenuto alcun risultato positivo con la cura. Però non
devi disperare. Tu sai che convivi con la bestia. Bisogna domarla. E ci riuscirai,
è chiaro. Tu hai le armi per farlo: usale senza paura e con fiducia. Anzi, questa
è la tua unica opportunità di batterla, ma un’opportunità concreta, vera. Prendi
un altro barattolo del preparato. Anche se il tuo caso sembra grave, gravissimo,
persino in fase terminale, non importa. Non impressionarti e non farti distrarre
da quello che dicono gli altri. Finché c’è vita, c’è speranza. Quindi devi lottare
per salvare la tua vita, il dono più prezioso che possiedi. Finito l’ultimo barattolo,
lascia passare una settimana e ricomincia la cura. Se c’è bisogno di ripetere la
dose due, tre, quattro volte, fallo. Persevera. Insisti per liberarti dal male. Ci
riuscirai. Non rassegnarti alla malattia; sei più forte della bestia. Il tuo sforzo
personale, la tua voglia di vivere hanno un valido alleato: l’aloe!
Se mi permetti di darti un consiglio (di cui voglio ribadire l’importanza), ec-
colo: se dopo le ipotesi precedenti, dopo aver finito quattro barattoli del pre-
parato, non raggiungi l’obiettivo desiderato – la guarigione –, fai ricorso alla
dose doppia, cioè, anziché assumere un cucchiaio da tavola a colazione, a
pranzo e a cena, prendine due cucchiai ogni volta. Procedi cosı̀ fino alla gua-
rigione. D’altronde, dietro questo consiglio c’è la vasta esperienza di persone che
la pensano come me e che mi danno il loro appoggio. . .
– So di essere affetto da cancro, perché gli esami lo confermano e il mio
dottore me l’ha diagnosticato. Ho fatto la cura con l’aloe. Mi sento molto
meglio, proprio bene. Come potrei sapere se sono guarito completamente o
no?
R: È molto semplice. Basta ripetere gli esami medici. Confrontando gli esami
precedenti con i nuovi, potrai chiarirti le idee e acquistare la tranquillità di cui
hai bisogno. Soltanto questo sistema darà un risultato sicuro. Il confronto delle
analisi è estremamente importante. In primo luogo per il controllo della tua
situazione e per la tua sicurezza; poi perché, di fronte ai dati, puoi vedere se hai
bisogno o no di un nuovo barattolo!
L’ideale sarebbe che tu, prima di iniziare la cura con l’aloe, conoscessi la
tua situazione medica. Se gli esami indicano la presenza di un tumore maligno,
comincia la cura con l’aloe. E quando l’avrai finita, ripeti gli esami rigorosamente.
Paragonali ai precedenti. Fatto questo, ti ritroverai in una delle tre ipotesi già
descritte. Di fronte ad esse, sai quali provvedimenti prendere. Non perdere la
calma, neanche se il tuo caso coincide con l’ipotesi c). Se è cosı̀, sai già cosa fare:
nel caso dell’ipotesi b) o c) bisogna assumere un altro barattolo del prodotto. E
insisti. Riuscirai a raggiungere l’obiettivo, te lo garantisco.
– Grazie a Dio, godo di perfetta salute e penso di non essere affetto da
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cancro. Ma, data l’incidenza della malattia attualmente, mi piacerebbe pre-
munirmi contro di essa. Come devo agire? Cosa devo fare?
R: Prepara il composto con gli stessi ingredienti e assumila con le stesse dosi
di una persona affetta da cancro. Siccome, per fortuna, sai di non avere il cancro,
non c’è bisogno di ripetere la dose, come farebbe un malato.
Facendo questa cura una volta all’anno, avrai la sicurezza di tenere sempre il
cancro lontano da te. La cura fatta almeno una volta all’anno renderà il tuo
organismo sano, purificherà il tuo sangue. E non si “prende” il cancro in
queste condizioni, puoi crederci.
– Ma, insomma, cos’è il cancro?
R: Il cancro è una malattia che esiste da sempre, nonostante oggi si verifichi
con un’incidenza maggiore, direi allarmante, tanto da essere entrata a far parte
della routine dell’uomo moderno.
La malattia distrugge le cellule dell’organismo, deteriorandolo inesorabilmen-
te, se non si provvede a tempo debito, per via delle impurità depositate in esso.
Le cellule tossiche, perché mancanti di qualche sostanza e perché sovraccaricate
da altre, a loro volta malate, subiscono un collasso ed entrano in conflitto con le
cellule sane. Col passare del tempo, questa lotta stanca l’organismo, data la pre-
ponderanza numerica delle cellule malate. All’inizio può darsi che non si avverta
dolore, ma lentamente si forma il tumore che libera sostanze tossiche e attacca con
impeto violentissimo le cellule sane, finché l’organismo non resiste più alla lotta.
A quel punto tu sarai fatalmente affetto da cancro, male che può presentarsi con
innumerevoli varianti in tutte le parti del corpo, internamente ed esternamente.
Il cancro è la manifestazione dell’incredibile intelligenza e della capacità di
adattamento e di difesa dell’organismo. Potremmo paragonare la manifestazione
del cancro all’opera di pulizia, che si fa in un ambiente, una casa o una stanza.
Dopo aver spazzato per terra si raccoglie lo sporco, cioè, quello che è da but-
tare. Si getta il tutto nei bidoni impiegati per non inquinare. Cosı̀ l’organismo si
libera di quello che è in sovrappiù internamente e, in un grande sforzo, cerca di
liberarsi di quello che gli è di danno. Ed è il momento in cui scoppia o si mani-
festa il tumore in una determinata parte del corpo. Somiglia anche ad un vulcano.
Il calore dal sottosuolo erompe un giorno all’esterno, perché non c’è modo di fer-
mare tale esplosione di violenza, a causa dell’alta temperatura. E scoppia. Cosı̀
l’organismo, saggiamente, raccoglie le tossine e le accumula in un certo organo,
cercando di salvare il resto del corpo.
La medicina ortodossa, riguardo le malattie degenerative (Aids, cancro, scle-
rosi, distrofie, ecc.) continua ad imporre e proporre, come terapia, un intervento
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violento (operare = tagliare), ogni volta che il male è un male localizzato. Cerca
poi di chiudere la ferita con la radioterapia, con la chemioterapia – e applicazioni
simili, come se ci fosse una prova che, estraendo l’organo malato, ne consegua,
come per incanto, la guarigione del paziente. Normalmente succede che, estirpato
il focolaio, continui soltanto la marcia inevitabile del paziente verso la morte. Non
c’è dunque guarigione, tanto che il cancro attaccherà in qualche altro punto e il
malato entrerà in metastasi. La fine è imminente.
Questa formula si propone di recuperare l’organismo malato, purificandolo.
Essa fortifica il sistema immunologico, indebolito negli anni da qualche forma di
conflitto fisico, psichico o spirituale. Nel capitolo sulle virtù o proprietà dell’aloe,
vedremo come essa aiuti l’organismo indebolito.
– Quali sarebbero allora le cause del cancro?
R: 1 ◦ : Il cancro nasce da alterazioni dello stato fisico. L’uomo vive in ambienti
sempre più inquinati.
L’inquinamento si manifesta nella qualità sempre più scadente dei cibi, del-
le bibite, dell’aria. Possiamo citare Chernobyl, le esplosioni atomiche, il buco
dell’ozono, i pesticidi, i conservanti, le automobili ecc.
2 ◦ : Il cancro è causato “da inquinamento psichico”. Grandi choc emozionali,
come il rapimento di un figlio unico, la mancanza di motivazioni per vivere, l’in-
fedeltà del coniuge, la separazione dei genitori per i figli adolescenti, la perdita di
un caro amico, il fallimento in un progetto di vita o in un affare, eccesso di lavoro,
preoccupazioni costanti, la perdita di un grande amore, ecc.
3 ◦ : Il cancro può essere causato “da inquinamento spirituale”, e da scrupoli
di coscienza. Si afferma frivolamente: Â ≪ Un peccato in più, uno in meno, non
fa differenza! ≫ Ma sı̀ che fa differenza! Come può mantenere la coscienza
tranquilla, per esempio, la persona che provochi l’aborto o quella che abbia am-
mazzato suo figlio?! L’odio, l’invidia, l’ira e la sete di vendetta logorano l’essere
umano.
Impariamo che il corpo umano è costituito da anima e corpo (Concilio di Tren-
to); oggi si può aggiungere, ragionevolmente, un terzo elemento, ossia, lo spirito.
Sono tre elementi presenti in un unico essere (allo stesso modo in cui Padre, Figlio
e Spirito Santo, tre persone distinte, costituiscono un unico Dio).
Sappiamo che se un elemento entra in conflitto o subisce dei danni, gli altri
ne subiscono le conseguenze, cosı̀ come in un’altra situazione ne goderebbero i
possibili benefici. I tre elementi sono collegati. L’uomo si ammala perché è “in-
quinato fisicamente, psichicamente o spiritualmente”. Per guarirlo, è necessario
riattivare il sistema immunologico tanto indebolito da rischiare il crollo. La mia
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formula si propone di realizzare tale recupero. Una vera impresa!
La mia ricetta mette in atto una pulizia, strizza la spugna che ha assorbito
tante tossine, cercando per essa una valvola di sfogo. Senza intervenire chi-
rurgicamente, l’intervento di pulizia di tutto l’organismo è attuato per via
naturale.
– Quali sintomi presenta la persona affetta da cancro? Si può prevedere
questo tipo di malattia?
R: Passiamo la parola ad uno specialista, il dott. Mario Henrique Osanai,
oncologo e chirurgo presso l’Ospedale Santa Rita, Complesso Ospedaliero della
Santa Casa, di Porto Alegre: Â ≪ Esistono alterazioni delle condizioni fisiche della
persona, che non sono necessariamente indizio della presenza di un tumore. Però
bisogna affidarsi alle mani di uno specialista che in modo scrupoloso indaghi le
cause di queste alterazioni. Quelle principali sono le seguenti: ferite che non si
chiudono, bubboni in qualsiasi parte del corpo, noduli o indurimenti, cambia-
menti di colore, variazioni di grandezza, perdite di sangue, prurito o dolore
in punti specifici (nei, ferite o verruche), denti fragili o spezzati, difficoltà di
urinare o inghiottire, dimagrimento senza una causa apparente, perdita di
sangue dalla bocca, dal naso e dalla vagina (dopo i rapporti sessuali o dopo
la menopausa), sangue nelle urine, nelle feci o nel catarro, alterazione della
voce (raucedine permanente). Vedi “Vivere Meglio”, nel giornale “Nora Zero”,
di Porto Alegre dell’ 11 gennaio 1996. Di fronte a tali sintomi, rivolgiti 1 al tuo
dottore di fiducia. Ed usando un barattolo di aloe come cura preventiva tutto si
metterà a posto.
– Quali tipi di cancro può guarire questo preparato?
R: Poiché tale preparato realizza una pulizia totale dell’organismo, è facile ca-
pire che questa cura veramente può guarire qualsiasi tipo di cancro. Può sembrare
che io stia calcando la mano, ma non è vero.
Se ti sembra impossibile, cerca di ragionare con me. Se il cancro è causato
dalle più diverse impurità che facciamo entrare nell’organismo, è evidente che
la pulizia realizzata con l’aloe sarà garanzia di un sangue rinnovato, rafforzerà il
sistema immunitario in crisi e restituirà automaticamente la salute.
Abbiamo notizie di guarigioni effettuate nelle più diverse parti del mondo, nei
cinque continenti, con pazienti malati di cancro localizzato al: 1. Cervello; 2.
Cervelletto; 3. Polmone; 4. Fegato; 5. Prostata; 6. Utero; 7. Ovaia; 8. Tube; 9.
Mammelle; 10. Gola, 11. Colonna; 12. Ossa, 13. Pelle; 14. Intestino; 15. Retto;
16. Vescica; 17. Sistema linfatico; 18. Sistema sanguineo; 19. Reni, ecc.
1
ndt scappa! dal
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Potrei fornire nome, indirizzo e numero di telefono delle persone guarite, con
la mia formula semplice, economica, ingenua. Non lo faccio per una questione
etica. Ci sono persone che non accettano il fatto di essere state malate di cancro.
Alcune addirittura evitano di pronunciare la parola “cancro”, sostituendola con
“brutta malattia”, brutta perché fatalmente porta chi ne è vittima alla morte. Tale
suscettibilità va rispettata.
– Secondo lei il cancro può essere trasmesso? In altre parole, più semplici,
si può “passare” la malattia ad un altro?
R: Le opinioni degli studiosi sono discordanti. Finché non saranno forniti
chiarimenti in materia, la questione rimane aperta dal punto di vista scientifico.
Qui l’argomento può essere affrontato solo a titolo di curiosità. Quindi vi
propongo una spiegazione, quella che mi sembra più logica. Secondo me non si
può trasmettere il cancro. Su quali elementi mi sono basato per arrivare a questa
conclusione? Basta ragionare un po’.
Mantenendo il sangue e l’organismo in buone condizioni, non si possono ve-
rificare contagi. E ovvio che la nostra alimentazione scorretta, gli abusi, possono
predisporci alla malattia, visto che la tendenza dei figli è quella di imitare i ge-
nitori, sia nelle virtù, sia nei difetti. Purificando regolarmene l’organismo, come
può il cancro o qualsiasi altra malattia annidarsi nell’organismo sano? Il segreto,
quindi, è mantenere l’organismo sempre pulito.
Non ti preoccupare se devi fare visita ad una persona affetta da cancro. Lei non
ti “passerà” la malattia. Se il cancro fosse contagioso, nessun medico, infermiere
o impiegato presso l’Ospedale del Cancro ne sarebbe libero. Fidati, il cancro non
può essere trasmesso, soprattutto ad un organismo sano. . .
– Nel caso una persona malata di cancro stia facendo una cura con radio-
terapia, chemioterapia o simili e abbia intenzione di sottomettersi ad un in-
tervento chirurgico, prendendo medicine prescrittegli dal medico, l’assumere
questo preparato a base di aloe, miele e grappa comporta qualche inconve-
niente?
R: Sia che la persona stia facendo una cura tradizionale, sia che stia prendendo
la medicina prescrittagli dal suo medico, può benissimo usufruire anche di questo
preparato.
Anzi, ho la testimonianza di pazienti che, avendo preso una dose di aloe prima
di sottoporsi alla chemioterapia, ne hanno superato meglio gli effetti sgradevoli:
perdita dei capelli (a volte anche dei denti), febbre, vomito, diarrea, nausea. Al-
cune persone non hanno neppure perso i capelli. Altre hanno provato soltanto un
po’ di nausea, per poche ore, ma senza febbre.
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Altre hanno fatto a meno dell’uso di cortisone e morfina dopo una sola setti-
mana di cura con l’aloe.
Se una persona sta prendendo medicine omeopatiche, non è necessario so-
spendere la cura; si aggiunga la cura con l’aloe. Per una questione di coerenza
personale e di rispetto verso l’opinione altrui, non consiglio ai malati di abban-
donare la cura tradizionale a favore del nostro metodo. Ho grande stima per la
libertà di scelta dell’essere umano, libertà che è il suo maggiore dono. Egli deve
usarla come meglio crede, secondo la sua coscienza, per il suo stesso bene, anche
per il bene della sua salute.
Vale la pena di ripetere che la cura proposta qui è semplice, naturale, econo-
mica. Qualsiasi persona può ricorrervi. E può risolvere il suo problema. Se la
cura riesce, la persona riprende la sua vita normale, completamente guarita, senza
mutilazioni, anche nel caso di cancro in fase terminale. Gli esami medici daranno
la garanzia della guarigione perfetta.
Che la Scienza e la Medicina, con le loro immense possibilità in termini di
ricerca, aprano le porte a esperienze più oneste, affinché l’umanità veda risolto il
grave problema del cancro! Forse la Scienza non vuole vedere questo problema
risolto? Forse è meglio che la soluzione continui a rimanere nascosta perché ci
sono interessi più grandi da tutelare?! Se è cosı̀, allora si tratta di mafia, e la ma-
fia deve essere smascherata perché gli uomini si liberino dalla sua ira diabolica. . .
Non sto lanciando una sfida. Al contrario, propongo l’unione di tutte le forze al
fine di risolvere il problema una volta per tutte. Non sarà un compito esclusivo
della Medicina. Essa dovrà lavorare fianco a fianco di altre discipline scientifiche,
cioè, lavorare in un’ottica interdisciplinare per volgersi verso l’essere umano nella
sua complessità.
Qualsiasi contributo, anche se semplice, dev’essere tenuto in considerazione,
quando trattasi del bene complessivo della persona.
– Nella sua esperienza ci sono stati casi di persone affette da cancro, morte
dopo aver seguito la cura proposta in questo libretto? O meglio, come può una
persona morire di questa malattia avendo seguito la cura proposta, considerata
efficace?
R: È già successo che una persona abbia seguito la mia cura e sia morta,
precisamente di cancro. Posso dare alcune spiegazioni plausibili in materia.
1. Non ha selezionato bene gli ingredienti. Ad esempio, ha usato miele artifi-
ciale, come se fosse miele genuino, comprandolo in un qualsiasi negozio;
2. Non ha saputo scegliere bene la pianta;
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3. Ha adoperato foglie poco verdi, giallastre, quasi secche;
4. Ha adoperato foglie troppo giovani;
5. Non ha assunto il preparato nel dosaggio indicato;
6. Finito il primo barattolo preso regolarmente, verificatesi le ipotesi b) o c),
di cui sopra, cioè, guarigione incompleta o assente, ha sospeso la cura e non
si è più sottoposta agli esami di controllo;
7. Ha interrotto la cura dopo qualche giorno, non fidandosi più. Si è convin-
ta che non fosse niente più che uno sciroppo, come tanti altri, e che non
producesse alcun risultato;
8. Si è dimenticata del barattolo in frigo;
9. Ha assunto il preparato solo qualche volta, quando se n’è ricordata;
10. Qualche causa di natura sconosciuta.
– Perché bisogna togliere le spine dalla parte superiore della foglia prima
di triturarla con il miele e la grappa?
R: Potrebbe succedere che il frullatore non trituri bene tutte le spine. Una
spina, ingerita insieme al preparato, può provocare lesioni alla bocca, alla gola
o allo stomaco. E soltanto una precauzione per evitare tali incidenti. Niente di
più. Se io conoscessi un robot più potente del frullatore, non avrei alcun dubbio
di frullare anche le spine, visto che anche esse possiedono proprietà curative.
Riguardo alle spine, toglierle con mano leggera, senza arrivare a scavare trop-
po la foglia. Basta grattare o tagliare leggermente muovendo il coltello dall’alto
verso il basso. Zac! Ed è pronto.
– Questo preparato a base di miele, aloe e grappa sarebbe il responsabile
unico e diretto della guarigione dal cancro e da altre malattie? Quanto sono
importanti la preghiera, la fede e le doti personali di chi prepara il miscuglio?
R: Credo che la fede e la preghiera, in sé e per sé, possano guarire qualsiasi
malattia, visto che Gesù ha detto che la fede, piccola come un seme di senape, che
è il più piccolo dei semi, può smuovere montagne. È evidente che non vogliamo
far intendere che la preghiera di qualsiasi natura fatta da persona di qualunque
credo religioso non abbia valore. Certo che ha valore! E molto grande. È efficace
la preghiera fatta con fede.
Però, gli ingredienti sopracitati, presi da madre natura, creata da Dio, dispon-
gono di caratteristiche curative tali da realizzare il “miracolo”, per coloro che vi
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. . . come una foglia nel vento. . .
YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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faranno ricorso! Se la cura viene accompagnata dalla preghiera e dalla voglia di
guarire del paziente e dal suo spirito di collaborazione, tutto questo sicuramente
sarà di grande aiuto a livello psicologico. E vero anche il contrario. E non sol-
tanto nel caso di trattamento del cancro. In qualsiasi malattia, la collaborazione
e l’aiuto del paziente è fondamentale per la guarigione. . . Verrà il giorno in cui
sarà comprovato da tests realizzati in laboratorio, che il “miracolo” è da attribuirsi
unicamente a questo preparato, e non a una benedizione o a una forza positiva
posseduta da chi lo prepari. Il succeso di questa cura non ha niente a che fare con
invocazioni e stregonerie praticate dai guaritori, niente a che fare con la preghiera,
con l’acqua benedetta, con Fatima, con Lourdes, con la Madonna, con Guadalupe,
con. . .
Ma non vogliamo fare soltanto un bel discorso e a questo fine il lettore si
armi di pazienza e segua con calma ciò che è diventato di dominio pubblico sulle
proprietà curative di questa meraviglia della natura, l’aloe. Sarà l’argomento di un
capitolo a parte. Chi ne è interessato, lo legga, altrimenti potrà andare al capitolo
dopo. Sarà un capitolo volto a soddisfare queste curiosità.
– Perché bisogna pulire le foglie prima della preparazione?
R: Esposta alle intemperie, la pianta accumula polvere e altro sporco. Basta
pulire la superficie delle foglie con uno straccio secco o umido, o con una spugna.
Si deve evitare di lavarle, perché non è previsto l’uso dell’acqua nella preparazione
del composto. Si deve evitare che l’acqua penetri nelle foglie. Meno acqua c’è
sulle foglie, meglio è. Già è stato detto: si consiglia di raccogliere l’aloe, per uso
curativo, una settimana dopo l’ultima pioggia.
Per questo motivo si ribadisce il consiglio di rimuovere la polvere con uno
straccio inumidito o con una spugna, senza usare l’acqua.
– Si osservano effetti strani o fastidi di vario genere a carico dell’organi-
smo di chi abbia fatto o stia facendo la cura con l’aloe?
R: Se c’è qualcosa che costituisce un problema dentro l’organismo, in un modo
o nell’altra questo corpo estraneo dovrà essere espulso. La natura è saggia: può
reagire nel modo più sorprendente e inimmaginabile. Ho informazioni di persone
che hanno preso il preparato e hanno avuto le seguenti reazioni:
1) Nessun cambiamento o reazione.
2) A. Sulla pelle, tramite i pori: a) prurito in tutto il corpo;
b) foruncoli, ascessi, tumori;
c) eruzione cutanea, come la varicella;
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Thymian:

d) vesciche, anche sul palmo delle mani o sotto i piedi.
2 B. Tramite le feci:
a) disturbi intestinali, diarrea;
b) feci con odore più forte del solito;
c) flatulenza (gas) puzzolente.
2 C. Tramite l’urina:
a) si urina con più frequenza;
b) urina più scura, quasi marrone;
c) urina somigliante a sangue mescolato con acqua.
3. Altri fenomeni:
a) vomito;
b) a volte un colpo di vomito con pus e con sangue marcio;
c) Apertura di tre orifizi sotto il mento nelle persone affette da cancro alla gola,
da dove esce grande quantità di materia purulenta;
d) Perdita di pus dalle dita delle mani e dei piedi, oppure dall’alluce soltanto,
chiudendosi da solo, senza l’aiuto di medicazioni;
e) Dolori generici, non sempre localizzati, soprattutto al ventre.
Vorrei ribadire che tali indisposizioni o fastidi, però, durano per uno, due,
tre, massimo quattro giorni, seguiti sempre da una sensazione di benessere e
buona disposizione per tutto, come in uno stato di convalescenza. È importante
l’atteggiamento con cui si affrontano tali disagi: non bisogna sospendere la cura.
Devi essere convinto che sei sulla buona strada, ossia, che le tossine hanno trovato
la valvola di sfogo, se ne sono andate. Hai trovato la strada della guarigione.
Adesso devi soltanto insistere, continuare. Sospendere la cura sarà come perdere
tutto. Soprattutto riguardo al cancro già conosci l’orientamento più adeguato,
esposto in modo esaustivo nelle pagine precedenti.
– È possibile elencare gli effetti positivi durante la cura?
R: Non parliamo più dei casi di guarigione dal cancro, perché mi sembra che
l’argomento sia stato ampiamente sviluppato. Parliamo delle guarigioni effet-
tuate nelle persone, che hanno adoperato il preparato come prevenzione, poi-
ché si consideravano non malate di cancro. La composizione degli elementi
e le quantità impiegate rispecchiano fedelmente la ricetta a noi nota, come se si
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trattasse di persona affetta da cancro.
Stesso discorso per le dosi. Il trattamento ha guarito o ha risolto problemi
riguardo a:
1. Acidità di stomaco; 2. Gastrite, 3. Ulcera; 4. Congiuntivite; 5. Arrossa-
menti; 6. Callosità; 7. Foruncoli sulla pelle; 8. Piccole ferite sul cuoio cappelluto;
9. Forfora; 10. Reumatismi; 11. Artrite; 12. Polipi intestinali; 13. Polipi uterini;
14. Stimolazione dell’appetito; 15. Capelli più sottili e morbidi; 16. Regolazione
delle mestruazioni in persone con problemi di irregolarità del ciclo fin dall’ado-
lescenza; 17. Ha risolto il problema di chi soffriva di sudore notturno, d’inverno
o d’estate; 18. Migliore disimpegno sessuale negli uomini quarantenni; 19. Più
fiato alle persone con asma; 20. Ha guarito dalla paralisi; 21. Ha guarito dalla
sordità; 22. Regolazione dell’intestino, eliminando il problema della stipsi; 23.
Eliminazione di funghi; 24. Normalizzazione del colesterolo; 25. Regolazione
della pressione; 26. Guarigione dal morbo di Parkinson; 27. Risolto il problema
della calvizie; 28. Guarigione dalla sinusite; 29. Guarigione dal lupus; 30. Guari-
gione dall’herpes sulle labbra vaginali o sul glande; 31.Guarigione dalla psoriasi;
32. Guarigione dall’epilessia; 33. Guarigione dal “piede dell’atleta”; 34. Rigene-
razione d’unghia atrofizzata, che non era altro che una cartilagine. Rafforzamento
dell’unghia; 35. Ha evitato la chirurgia in casi di cancro alla prostata in uo-
mini a rischio di intervento; 36. Ha evitato la chirurgia in casi di cancro alla
vescica; 37. Eliminazione di acne persistente; 38. Eliminazione del catarro, fa-
cilitando l’espettorazione; 39. Risoluzione del problema della cattiva digestione;
40. Miglioramento dell’alito cattivo; 41. Guarigione da ulcere varicose; 42.
Guarigione da ulcere della retina, 43. Dopo l’ingestione di quattro barattoli, gua-
rigione dalla tossoplasmosi (virus del gatto) dell’occhio; 44. Recupero dell’olfatto
in persona che l’aveva perso da molti anni.
– Quali sono gli effetti curativi dell’aloe usata da sola, semplicemente
come pianta?
R: Tutte le guarigioni sottoelencate sono state confermate dall’esperienza:
1. funghi, 2. piede dell’atleta; 3. callosità in 24 ore, senza dolore; 4. fistola
sulla gengiva, a forma di canale stretto e profondo; 5. tumore tra le dita dei piedi;
6. ascessi; 7. lotta contro la forfora, rinvigorendo il cuoio cappelluto: è un tonico
per capelli; 8. Punture d’insetti (zanzara, ape, vespa, ragno, ecc.); 9. scottature
da incidenti domestici; 10. scottature da raggi X; 11. piccoli tagli causati da
incidenti domestici (alto potere cicatrizzante); 12. antitetano; 13. eczema; 14.
erisipela; 15. oftalmia (calore sugli occhi); 16. come supposta, ha guarito dalle
emorroidi; 17. Sciolto in acqua serve per la decongestione del fegato; 18. purifica
l’aria di una stanza inquinata dal fumo; 19. risponde bene in casi di anemia;
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20. stipsi: regola l’intestino; 21. reumatismi; 22. cicatrizza ulcere della retina
o qualsiasi altra ferita dell’occhio; 23. elimina verruche; 24. efficace nella lotta
all’acne; 25. efficace nella lotta ai vermi; 26. sciolto in acqua guarisce da acidità
di stomaco, gastrite, ulcera peptica.
In tutte le esperienze o nella maggior parte dei casi citati, l’aloe verrà impie-
gata localmente, ad uso esterno. Si può utilizzare il contenuto gelatinoso della
parte interna della foglia, oppure si può triturarla, filtrando la polverina della buc-
cia e delle spine; si deve applicare con un siringa, un contagocce o un batuffolo di
cotone o garza imbevuta nel preparato là dove ci sia il problema.
Se al lettore tutto quello che è stato scritto, per rispondere alle due ultime do-
mande, sembra un’esagerazione, deve avere la pazienza di seguire l’elenco delle
malattie, che sono state debellate negli Stati Uniti, alle pag. 40-41 del libro “La
guarigione silenziosa” (Un studio moderno dell’Aloe Vera) di Bill C. Coats, R.
Ph. con Robert Ahola: Â ≪ Nei suoi studi e nelle sue accurate relazioni sull’A-
loe Vera, l’autore Carol Miller Kent espone un lunga lista di tutte le malattie
che l’Aloe Vera o Barbadensis ha guarito. Eccola: un ampio spettro di malat-
tie della pelle, incluse scottature solari e da raggi X; ulcere; pustole; esantema;
prurito; abrasioni; punture di vespe, api, zanzare; piante velenose; reazioni aller-
giche; eruzioni e arrossamenti della pelle nei bambini; labbra e pelle screpolate;
forfora; eczema; dermatiti, irnpétigine; psoriasi; orticaria; ferite sul corpo; arros-
samenti della pelle dovuti al caldo; cancro della pelle; herpes zoster; screpolature
sulle mammelle delle puerpere; unghie incarnate; acne; macchie marroni o bian-
che sulla pelle (macchie del fegato o cloasma, macchie congenite; fibrosi; tagli;
contusioni; laceramenti, lesioni secche o umide; ulcere croniche; ascessi; herpes
semplice (della bocca e delle labbra), irritazione della bocca e della gola; gen-
givite; tonsillite; infezioni da stafilococco; congiuntivite; orzaiolo; ulcere della
cornea; cataratta; perforazione del timpano; micosi; funghi in generale; prurito
anale e della vulva; infezioni vaginali; ferite veneree; crampi muscolari; storte;
tumori; borsite; tendinite; perdita dei capelli. Usato internamente si dice che l’A-
loe Vera calmi il mal di testa, l’insonnia, la mancanza d’aria, i disordini dello
stomaco, l’indigestione, l’acidità, la gastrite, l’ulcera peptica e duodenale, la coli-
te, le emorroidi, le infezioni urinarie, la prostatite, le fistole e le cisti infiammate,
il diabete, l’ipertensione, i reumatismi e l’artrÃte, gli ossiuri ed altri parassiti,
cura l’infertilità causata da amenorrea e ottimizza qualsiasi squilibrio causato o
aggravato dall’eccesso d’ingestione di zuccheri e di sostanze acide.
Anche un rapido sguardo all’elenco ci fa pensare ad altre malattie. come ul-
cere ventricolari, diverticolosi, sedimenti polmonari, sinusite, moniliasi, tricoma,
sclerodermia, infezione da proteo e da morso di serpente. Possiamo aggiungere
che l’Aloe Vera è un deodorante perfetto, un’eccellente lozione dopo barba, puli-
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sce i metalli e conserva la vernice del cuoio, e ancora, come se non bastasse, è un
liquore molto saporito ≫ .
Ho trascritto accuratamente questo lungo elenco dell’autore americano solo
perché, in Brasile, un ricercatore non fa mai niente di importante: tutto ciò
che è importante deve per forza venire dall’estero, dagli americani, dai giapponesi,
dai tedeschi. In altre parole: “nemo prophaeta in patria”. E l’elenco dell’autore
americano conferma tutti i risultati da noi ottenuti, con l’aiuto dell’aloe.
– Come è riuscito a maturare tutte queste esperienze?
R: Posso raccontarlo? Spero di non dar fastidio. Se l’argomento non ti inte-
ressa, vai avanti. Innanzitutto vorrei spiegare cosa intendo con il termine “espe-
rienza”.
Per “esperienza” intendo semplicemente quel bagaglio di conoscenze maturate
nell’assistenza ai malati. Un’esperienza nata dunque da una osservazione attenta e
prolungata, nella quale non c’è mai stato posto per atteggiamenti opportunistici di
sfruttamento del malato come cavia, al fine di poter apprendere di più. Ho voluto
soltanto essere di aiuto.
Nominato parroco di Pouso Novo, una piccola parrocchia di periferia, tra
Lajeado e Soledade, Rio Grande do Sul, ho imparato spinto dalla necessità.
Il piccolo paese, appena emancipato, è bagnato a destra e a sinistra dai fiumi
Fào e Forqueta, le cui acque fluiscono verso il fiume Taquari. Ai margini dei corsi
d’acqua, nelle parti più irregolari, esistono delle distese di terra chiamate dalla
gente “Terre del Governo”, senza certificato di proprietà o altro. Verso questi luo-
ghi si dirigono famiglie povere, emarginate da altri centri, ognuna con la propria
storia, nella maggioranza, vittime dell’ambizione dei più forti.
Il senso della fatalità, la mancanza di cultura, lo sconforto, la pigrizia – tut-
te cose correlate sono spie del degrado generale, cioè della sottonutrizione, della
mancanza d’igiene, della mancanza di scuola (l’anafalbetismo è una piaga che si
trasmette di padre in figlio, attraverso le generazioni, sin dalla scoperta del Brasi-
le, quando una marea di uomini e donne, rifiuti della società, furono portati lı̀ dal
Portogallo, senza che i colonizzatori si dessero mai pensiero del destino della co-
lonia, ma decisi soltanto a sfruttarla fino in fondo. Soltanto dopo l’Indipendenza,
il Brasile ha aperto la sua prima Università). Risultato di questa situazione: figli
a non finire con pidocchi, vermi ed altri parassiti, esposti a malattie e epidemia di
tutti i tipi.
Dopo aver osservato quella realtà per sei mesi, imbarazzante e senza prospet-
tive di cambiamento dentro i parametri tradizionali, ho avuto l’iniziativa di aiutare
quelle persone escluse dalla società – anche loro sono figli di Dio! – non soltan-
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to celebrando la messa in occasione della visita alla cappella o alla scuola, per
poi abbandonarli al loro destino, ma anche promuovendo, a fianco della cura della
parte spirituale, che aspira alla vita eterna, tutti gli altri valori personali dell’uomo,
come abitante di questo Pianeta.
Incapace di agire da solo, ho chiesto l’aiuto di persone di buona volontà, ugual-
mente sensibili a questi problemi, ma di fronte alla loro complessità, anch’esse si
sono riconosciute impotenti. Si dovrebbero unire le forze con urgenza: l’unione
delle energie vitali, ognuno, offrendo quel che può, certamente contribuirebbe a
sconfiggere il male.
Con un progetto scarabocchiato su un pezzo di carta, dentro la tasca del gilet,
ho convocato i responsabili di diversi settori: Parrocchia, Segreteria del Dipar-
timento Educazione e Cultura, Segreteria del Lavoro e Azione Sociale, Legione
Brasiliana di Assistenza, EMATER, Comune. Tutti hanno risposto alla chiamata,
tranne la LBA.
Dopo l’esposizione del progetto, prima della sua messa in opera, una fotocopia
ne è stata consegnata a tutti e a ognuno è stato lasciato il tempo sufficiente per
esaminarlo e giudicarlo.
Discusso in un secondo incontro, è stato approvato con emendamenti. Ogni
persona, resasi disponibile alla formazione del gruppo di lavoro, ha avuto un inca-
rico legato al suo settore specifico. Si tratta di un gruppo che ha messo in pratica
il volontariato, senza aspettarsi una retribuzione materiale di qualsiasi tipo, ma
con lo scopo unico di promuovere l’essere umano, cercando di integrarlo nella
Comunità.
Anziché far venire gli interessati nella sede, abbiamo deciso di andare loro
incontro, dato che a causa della loro condizione sociale erano molto timidi. Lı̀
sono state tenute delle conferenze. Tutte le comunità, più o meno bisognose, sono
state coinvolte nel progetto, senza ferire la suscettibilità di quelle che erano più
arretrate. La risposta ha superato le aspettative.
Nel primo giro per le comunità sono stati sviluppati i seguenti temi:
1. Dio crea l’uomo per la felicità. Dio non vuole la sofferenza dell’uomo; anzi,
è l’uomo che cerca la strada della sofferenza, convive con essa, per ignoran-
za, per illusione, non lo so. Nella maggior parte dei casi, gli strumenti, per
eliminare questa sofferenza o attenuarla, sono alla sua portata. Per illustrare
tali affermazioni sono stati usati testi della Bibbia. Proprio il figlio di Dio,
fatto uomo, Gesù Cristo, durante il suo breve passaggio nel mondo, si è
impegnato a placare la sofferenza degli uomini del suo tempo. Esposizione
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per conto del parroco. Durata: 10-15 minuti (lo stesso tempo per gli altri
argomenti).
2. In senso generale la salute è un dono. Dobbiamo conservarla, averne cura.
Di solito noi la danneggiamo, mangiando e bevendo in modo inadeguato.
Come deve essere l’alimentazione ben equilibrata? Di quali e di quante
vitamine e proteine necessita l’organismo umano, per vivere bene, e dove
cercarle? Relazione di Analice Possaia e Sandra Inés Gheno. Hanno in-
sistito sull’orto e la sua praticità. Hanno trasformato il cortile e i dintorni
della scuola in un vivaice la segreteria in un distributore di semi, dove ogni
allievo possa munirsi di semi per coltivare l’orto familiare. Tutto molto
semplice. Gli allievi, entusiasti dalla novità a scuola, riferivano a casa il va-
lore del cibo, la possibilità di variare la preparazione dei piatti e i sapori. Di
conseguenza, è calato il volume di impiego dei più diversi tipi di carne,
alimento molto costoso, dando la preferenza al consumo di verdure e
legumi, più economici e di maggior valore nutritivo.
Risultato: dopo i primi sei mesi di sperimentazione si poteva osservare un
colorito più sano nei bambini, maggior vitalità e un rendimento scolastico
più alto.
3. Insieme ad una buona alimentazione, è indispensabile l’igiene per garantire
una buona salute. Il primo fattore è l’acqua. Pulizia regolare e costante dei
pozzi o serbatoi, che devono essere posti in alto, sopra la stalla, lontano dai
bagni, dalla casa, tenuti separati dagli eventuali miglioramenti alle strutture.
Usare gli escrementi degli animali come fertilizzante. Seguendo queste re-
gole basilari, quali malattie possono insorgere? Questa relazione, arricchita
da materiale illustrativo didattico, è stata fatta da Maria Muttoni.
4. Una minaccia alla salute viene anche dai pesticidi. Acquisto, immagazzina-
mento, uso corretto, eliminazione degli imballaggi a carico del gruppo della
EMATER: Jorge Lavarda, sua moglie Glàdis e Carlos Bianchini.
Ritornando a quanto detto prima, dopo il primo ciclo di conferenze e una ve-
rifica del lavoro svolto, il gruppo è rimasto soddisfatto del risultato. Conclusione
unanime: il lavoro iniziato non dev’essere interrotto. Il gruppo aveva ancora molto
da offrire e la gente aveva ancora molto bisogno.
A casa, in uno scambio di idee con i partecipanti, si è scelta la seconda tappa:
“Malattie e ricette di cura”. Gli stessi componenti del gruppo hanno dato la loro
disponibilità a continuare il lavoro anche recandosi nelle comunità, giacché la
gente non sarebbe venuta fino al centro per le conferenze.
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Il gruppo ha adottato una dinamica che comportasse lo scambio di conoscenze
tra i relatori e l’assemblea: tra gli ascoltatori si trovavano persone che conosceva-
no erbe e piante per tisane, loro finalità e dosaggio. L’obiettivo era anche quello
di incoraggiare i più timidi a parlare in pubblico. Il gruppo in sede, consultando la
bibliografia esistente, confermava se la ricetta raccolta avesse fondamento scien-
tifico, come si era detto durante l’incontro. In caso positivo, entrava a far parte
dell’arsenale di ricette del gruppo. Si è imparato molto. Questa seconda tappa è
stata produttiva per tutti i partecipanti al gruppo!
In questo secondo ciclo, con “Malattie e ricette di cura”, abbiamo enumerato
una serie di malattie quale cancro, acidità, gastrite, ulcera, reumatismi, ecc, e il
modo di combatterle, oltre alla lotta contro pidocchi e vermi diffusi largamente
tra le famiglie più abbandonate. Le medicine per combattere tali malattie era-
no ricercate esclusivamente nelle erbe e piante, esistenti in abbondanza in quella
regione.
Il motivo di questa scelta si spiega con il fatto che la gente è molto povera, la
visita medica molto costosa, quasi proibitiva per le disponibilità economiche della
famiglia (sic!), ed il prezzo del farmaco in farmacia è un peso insostenibile.
Nel giro di poco tempo utilizzando le erbe e le piante siamo riusciti a ri-
durre le visite mediche al 90%, trovando soluzioni domestiche per i sintomi
delle malattie più comuni. Le medicine, sin dalla famosa Aspirina (attenzione
ai suoi effetti collaterali!), erano “fabbricate” dalle famiglie sotto forma di tisane,
poiché esse avevano imparato a maneggiare erbe e piante diverse e ne avevano
capito il valore terapeutico.
La notizia del trasferimento del parroco in Israele, alla fine del 1990 e con-
fermata a maggio 1991, ha svuotato il valoroso gruppo che, ridotto a due ele-
menti Maria Mutto ni e Gladis Lavarda , è ritornato a percorrere la stessa rotta,
dedicansosi al terzo obiettivo con il tema: “Come curare il malato”.
La stessa coppia di eroine ha messo in atto una quarta tappa rivolta al mondo
femminile: “Arte culinaria”, valorizzando sempre gli elementi locali, illustrando
come ci si possa servire di frutta e ortaggi, come si possano conservare da una
stagione all’altra. Ha stimolato l’utilizzo della canna da zucchero, della farina
di mulino senza cilindri, del riso battuto, di biscotti, pane e pasta casalinga, tutti
alimenti non usati più a causa dei prodotti di fabbrica, più vistosi, raffinati, molte
volte conservati sugli scaffali con un bel imballaggio, con data scaduta, danno-
si per la salute, risaputamente cancerogeni. In una parola, il loro interesse era
quello di sostenere l’importanza di un’alimentazione casalinga, più sana e più
economica, quindi di aiuto nel bilancio della famiglia.
Purtroppo la situazione nella parrocchia e nel municipio ha subito trasforma-
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zioni profonde e le incertezze hanno impedito il normale svolgimento dei lavori.
Questo coinvolgimento della parrocchia, dove il parroco non può essere sol-
tanto il medico delle anime, ma deve anche avere cura dei corpi, è stato per me
propizio al fine di ampliare la mia esperienza con l’aloe e con altre erbe e piante,
materiale che ha portato sollievo al popolo bisognoso.
– C’è qualche altra osservazione sull’aloe, qualche altro consiglio che vale
la pena di essere ribadito in modo da poter terminare le domande?
R: Naturalmente è impossibile esaurire l’argomento dell’aloe in poche pagine,
ma ritengo di poter ancora citare alcuni punti senza essere troppo prolisso, a mio
parere molto importanti. Eccoli.
1. L’aloe sempre e soltanto va incontro all’organismo bisognoso; non lo attac-
ca mai, non lo aggredisce, non lo ferisce come fa, ad esempio, la chemio-
terapia. L’aloe è amica e compagna. E ancora: è la tua alleata nella lotta
contro il male.
Se a volte si verificano degli effetti che sembrano in contrasto con tutto que-
sto, puoi stare certo che, continuando la cura, presto vedrai che essa ha agito
con fermezza, come un medico che interviene per il bene del suo paziente o
il padre che punisce il figlio per il suo bene futuro. L’aloe recupera l’organi-
smo malato anziché distruggerlo. Eliminati gli elementi tossici, reintegra
nell’organismo gli elementi necessari al suo mantenimento. Esempio:
una signora soffriva da sempre di disturbi intestinali, evidentemente causati
da un tessuto mal funzionante, problema questo presentato ai medici e mai
risolto. Siccome sapevo che l’aloe curava la diarrea (Bene! Siamo sulla
strada della guarigione!) le ho parlato di questa possibilità, garantendole
che la reazione sgradevole (a prima vista) sarebbe durata solo per due o tre
giorni. E cosı̀ è successo. E una volta per tutte, la signora ha risolto il suo
problema. Identica cosa è successo con chi presentava irregolarità nel ci-
clo mestruale. E cosı̀ succede sempre: regola la pressione, elimina i corpi
estranei dall’organismo, normalizzando il colesterolo e altri disfunzioni.
2. Macerare o sottoporre le foglie di aloe ad alte o basse temperature, ridurle
a polvere, vuole dire ridurre le proprietà curative della pianta. Raccogli le
foglie solo quando ne hai bisogno; non conservarle a lungo in frigo o in
altri modi. Ricorri alla natura solo quando ne hai bisogno ed essa ti rispon-
derà secondo le tue necessità. Prepara il frullato a casa, tranquillamente;
fai ricorso ai prodotti industrializzati soltanto quando esista la certezza
assoluta di affidabilità. Non dimenticare il fattore economico: preparare a
casa aiuta l’economia domestica. . .
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. . . come una foglia nel vento. . .
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3. Evita di spedire le foglie in altre regioni o continenti. Dio ha distribuito
le proprietà medicinali in rapporto alle necessità particolari del luogo, del
popolo e degli animali che si servono delle piante ed erbe in una cura per-
sonalizzata. In questo modo credo che uno stesso tipo di aloe sviluppatasi
in Palestina, Israele, nordest del Brasile, sud del Brasile, lungo il Mediterra-
neo, Argentina, Messico, nel cuore dell’Africa, certamente presenterà delle
piccole ma significative differenze, tipiche della regione, senza che ne sia
alterata l’essenza. Cosı̀ la mucca di una stessa razza, allevata nella pam-
pas, in Olanda o in Australia produrrà sempre latte. Facendo un’analisi del
prodotto si troveranno piccole differenze dovute all’alimentazione, al clima,
all’acqua e ad altri fattori, ma sarà pur sempre latte. È evidente che il clima,
la qualità del suolo, i cambiamenti atmosferici della regione aiutano ad im-
primere alla pianta delle caratteristiche particolari, senza causare danni alla
sua essenza.
4. È conveniente che la persona affetta da cancro eviti di ingerire carne
di qualsiasi tipo e derivati di animali, mentre fa la cura con l’aloe. La
ragione è molto semplice. Il cancro vive come un parassita negli esseri
costituiti di carne. Immaginiamo che il preparato causi effetti simili a quelli
che il cibo marcio o scaduto può causare allo stomaco. La persona che lo
alloggia, quando si nutre di carne, “gli farà il piacere” di aiutarlo nella sua
indisposizione o malessere, portandogli un lenitivo! Ma non avevi deciso di
farla finita con il maledetto parassita?!
Incontinente appare la domanda del malato: Â ≪ Cosa devo mangiare? Pro-
prio adesso che mi sento debole mi tolgono la carne, il cibo principale?
Dovrò patire la fame? ≫ Assolutamente. La carne non è essenziale alla
vita umana, neppure agli anemici. Osservando la nostra arcata dentaria
si conclude che l’uomo possiede soltanto due canini in ogni mascella (con
i quali sbrana la carne) che separano quattro incisivi (per tagliare foglie e
frutti), quattro premolari e sei molari (per macinare o triturare cereali, ra-
dici, ecc.). Se l’uomo avesse tanta necessità della carne, certamente Dio
gli avrebbe dato più canini per strappare le fibre della carne. Cereali, frut-
ta, verdura e legumi sostituiscono la carne con vantaggi per la salute degli
esseri umani. Oltre ad essere più digeribili, pesano meno sulla tasca!
5. Forse è già stato detto, ma per chiarire penso che valga la pena di insistere
o di toccare lo stesso tasto un’altra volta, spiegando meglio l’argomento.
Allontanarsi dalla droga, dal fumo, dall’alcol, cosı̀ come il diavolo scappa
dalla croce, sarebbe una buona scelta per la nostra salute. Si dice che il fu-
mo e l’alcol, venduti liberamente, portano degli introiti all’Erario Pubblico,
tramite le tasse riscosse. Diciamo che il Governo Federale riscuote, appros-
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. . . come una foglia nel vento. . .
YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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simativamente, quattro miliardi di reais (moneta brasiliana) dalle tasse sul
fumo e sull’alcol. È comprovato, nero su bianco, che le spese del Governo
per le malattie causate da fumo e alcol arrivano al doppio di questa cifra.
Questo sistema non guarisce i danni causati da alcol e fumo, ma li cura.
Figuriamoci se un giorno ci sarà la liberalizzazione della droga! E c’è del-
l’altro. Chi fa uso di alcol, fumo e droga ha come conseguenza una serie di
danni irreversibili, lesioni che neanche Dio può curare.
Vigilate perché gli alimenti, specialmente legumi, frutta e verdura, siano colti-
vati senza pesticidi e concimi chimici, anche se poi non si presentano bene. Evita-
re le bibite con conservanti ritenute cancerogene (perché non preparare una spre-
muta di limone, un frullato di frutta o legumi al posto della tradizionale bibita?).
Appoggiate e promuovete delle campagne che si battano per una migliore qualità
dell’aria. Insistere nel chiedere che le industrie che inquinano l’aria devono for-
nirsi di filtri. Insistere nel chiedere che le industrie devono fabbricare macchine
e altri beni di consumo, senza inquinare (la tecnologia è in grado di produrre
l’automobile, con il permesso delle sette sorelle, senza inquinare!). Contribui-
te all’introduzione di abitudini alimentari sane, fornendo chiarimenti all’opinione
pubblica, utilizzando i mezzi di comunicazione di massa, mettendo in azione e
rendendo attivo l’individuo, la società, il governo, tutto il mondo. Bisogna col-
laborare per la salute di tutti gli uomini. Vale a dire: Â ≪ Meglio prevenire che
curare ≫ . Poco o niente vale provvedere alla pulizia totale dell’organismo se
domani o dopo domani lo intossichi un’altra volta: sarebbe come la politica
di “pulire il porcile”. . .
– Perché lei è ossessionato dall’idea di divulgare questa ricetta?
Prima di tutto, c’è l’aspetto umano. Ho assistito agli ultimi giorni di vita
di mio papà. Urlava di dolore come una belva ferita, vittima di un tumore al
polmone (fumatore dall’età di 14 anni), senza poter ricevere alcun tipo di sollievo
per i suoi dolori. Davanti a quell’angoscia, mi chiedevo, vista la mia impotenza:
Come mai, con tutti i progressi fatti dalla scienza moderna, non si è riusciti
a scoprire un rimedio per questa tremenda malattia che, trascina inesorabilmen-
te alla morte? . . . E mio padre, anche se aveva solo 63 anni, la sua morte era
preannunciata, data la malattia al polmone; un uomo forte, privo sino ad allora
di malattie e prestante, eppure come tutti coloro che sono colpiti da questo ma-
le, è mancato inevitabilmente, esattamente dopo soli otto mesi dalla diagnosi del
tumore.
Nel mio animo cercavo di trovare la risposta al segreto di questo mistero irri-
solvibile: Deve esserci un animale, una pianta, un minerale, una qualsiasi cosa,
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YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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che risolva questo problema. Ho trovato fortunatamente, dopo dieci anni circa,
la risposta al mio dilemma, ed essa è l’argomento di questo libro.
1. Perché il sistema sanitario brasiliano, data l’inattività della Previdenza, è
fallito.
2. Perché la medicina ufficiale è diventata inaccessibile a più del 70% della
popolazione, che vive con stipendi ridottissimi, una vergogna mondiale:
non c’è modo di vigilare sulla salute, perché lo stipendio non basta neanche
per mangiare. Vigilare sulla salute è diventato un lusso; l’argomento salute
è stato cancellato dall’elenco delle necessità primarie.
3. La vita umana non ha prezzo, la vita di chiunque, dovunque. Salvare una vi-
ta o prolungarla, migliorandone le condizioni, è cosa che affascina, risveglia
quasi un’estasi. È quello che ho provato una domenica pomeriggio quando,
da Cruz Alta, mi telefona la madre della ragazza affetta da lupus che dopo
soltanto tre settimane di cura è riuscita a liberarsi dalla malattia; secondo
il suo dermatologo, di Ijuı́, la malattia era incurabile e quindi, la giovane
avrebbe dovuto abituarsi a convivere con quel problema sino alla fine dei
suoi giorni . . . Immagino il clima di festa e felicità che ha invaso quella fa-
miglia!. . . Sono sicuro che migliaia di famiglie hanno potuto godere di un
clima identico a quello grazie a questa ricetta ingenua, economica e, in tanti
casi, efficace.
4. Il malato che ho salvato, misteriosamente, diventa il figlio che non ho avuto,
il figlio al quale ho rinunciato in pieno possesso delle mie facoltà, al fine di
dedicare tutto il mio tempo e tutte le mie energie a servizio del Regno di
Dio e dei Fratelli, siano questi cristiani, musulmani, ebrei, buddisti, uomini
o donne, giovani o vecchi, di colore o bianchi, ricchi o poveri.
Al di là delle apparenze, quel che importa è che si tratta di esseri umani,
tutti creati ad immagine e somiglianza di Dio, con diritto ad una vita DE-
GNA e sana. Sono creature alle quali Dio rivela tutto il suo amore. Se,
molte volte, gran parte degli uomini non può avere accesso a quanto è es-
senziale per vivere, neanche il minimo necessario, non potendo avvicinarsi
alla loro fetta di torta, non è colpa di Dio o di una sua non equa spartizione;
è colpa dell’avidità e dell’egoismo dei più forti e dei più furbi, che sfrutta-
no, con prepotenza, i più deboli ed indifesi. Caspita! Corriamo il rischio
di bestemmiare: perché Dio, che tutto può, non pone fine a questa razza di
malvagi?!
In realtà, provando i meravigliosi effetti della formula con diversi malati, che
avevano seguito in modo esaustivo i consigli dei medici, senza provare nessun
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YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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sollievo, il cui destino sarebbe dunque stato la morte imminente, ho cominciato
a credere nella formula e partendo da questo punto, per arrivare alla piattafor-
ma di lancio, volendo diffonderla quasi con ostinazione, soprattutto di fronte alla
sua efficacia per combattere problemi ritenuti insolubili dalla medicina ortodossa,
ci è voluto un passo. Il frutto di quest’atteggiamento è il presente libretto, mol-
to modesto, ma che vorrei potesse aiutare una persona in difficoltà o senza più
speranza.
Ho avuto la gioia di vedere dei risultati concreti con i miei occhi, confermati
dalla famiglia del paziente e, soprattutto dagli esami medici, risposte certe alla
risoluzione del problema, considerato una causa persa, se fossero state seguite le
procedure ordinarie.
Si capisce adesso questa mia mania di correre di città in città, di parlare a
persone, di raggiungerle tramite la radio e la tv, senza guadagnarci niente? Nessun
mistero! Tutto molto semplice, cosı̀ come l’acqua che scorre verso il basso: tutto
questo può salvare delle vite. . .
– Quali Paesi hanno studiato di più l’Aloe Vera Barbadensis come pianta
medicinale?
R: Penso che gli Stati Uniti e, accanto ad esse, la Russia, siano molto avanti
in questa corsa, seguiti dai giapponesi. D’altra parte i giapponesi, vittime delle
bombe atomiche 50 anni fa, hanno adoperato largamente l’aloe per soccorrere
le persone che erano state colpite dalla radioattività, prodotta da quei diabolici
ordigni. E l’aloe ha risposto molto bene, tanto è vero che, oggigiorno, alcune
persone, che hanno visitato quel paese, mi hanno raccontato di aver visto delle
piante di aloe in molte case e appartamenti, giacché è considerata la “pianta
che guarisce tutto”. La Germania, la Svizzera, l’Italia, tra gli altri, utilizzano
l’omeopatia, compresa l’aloe. Vi è un lavoro continuo nei laboratori, dove la
pianta viene essiccata e dove vengono sempre scoperti nuovi aspetti, sorprendenti
per tutti, visto che la sua ricchezza è incommensurabile. . .
– Siccome l’aloe non sempre risulta positiva al 100% nella lotta contro il
cancro, lei conosce delle alternative per combattere la malattia, escludendo
la medicina ortodossa?
Siccome l’aloe non sempre guarisce il cancro, nei miei giri sono venuto a
conoscenza di altre forme di trattamento della malattia. Eccone alcune:
1. Avelco (Avelcz) – pianta della famiglia delle eufrobiacee (nome scientifico:
Euphorbia tirucallis), originaria dell’Africa e coltivata principalmente nel
nordest del Brasile (cf. Dizionario Aurélio, 1 ◦ ed.). Divulgatore della pianta
e guarito da una fistola pleurale, padre Raymundo C. Welzenmann, S.J., è
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considerato un’autorità nell’applicazione del medicamento. Per maggiori
informazioni, rivolgersi alla Libreria Padre Reus, Duque de Caxias, 805
Porto Alegre RS.
2. Mela. A Tel Aviv, Israele, c’è un rabbino, che cura persone malate di can-
cro, consigliando loro di mangiare esclusivamente mele. Una volta ho let-
to in una vecchia enciclopedia medica che, mangiando un tot di mele per
un certo periodo, si verificherebbe un ricambio completo del sangue.
Le due cose sono in relazione?
3. Miele. Usare in abbondanza, specialmente a digiuno, a causa del suo alto
potere cicatrizzante e di conservazione dell’organismo.
4. Acqua. Dott. Aldo Alessiani di Roma. Applica un preparato a base d’ac-
qua. Preferisce trattare i casi di cancro in fase terminale. Personalmente
credo che, con lo sviluppo dell’omeopatia, in poco tempo, si potranno gua-
rire anche le malattie più gravi, soltanto utilizzando l’acqua come materia
prima. Staremo a vedere.
5. Macherium, estratto dal nostro angico, e Aspidos, estratto dal paupereira,
due alberi brasiliani considerati anticancerogeni. Il paupereira è cieco come
la chemioterapia, applicata dalla medicina tradizionale, come terapia contro
il cancro: l’Aspidos elimina le cellule morte e malate, attaccando in segui-
to anche quelle sane. Stessi effetti della chemioterapia. Entra qui in gioco
il Macherium, che cercherà di neutralizzare e ricostruire il “disastro ecolo-
gico” prodotto dal suo collega Aspidos. Il merito di questa cura si deve a
Silvio Rossi di Torino.
6. Urina. La materia prima è la propria urina. I divulgatori dell’urinotera-
pia garantiscono che tale metodo guarisce dal cancro in tre settimane.
Servirebbe anche per guarire l’Aids.
7. Carne di bubbolo. Metodo imparato dagli indios. Provocavano il serpente
fino a quando è pronto a colpire, momento in cui il veleno si diffonde uni-
formemente in tutto il corpo. A questo punto si uccide l’animale. Tagliata
via la testa e la coda, la carne è scottata a fuoco lento. Si deve sminuzzar-
la e metterla in capsule, come quelle degli antibiotici. Prima dei tre pasti
principali, il paziente prende una capsula. In Messico è possibile acquistare
capsule di carne di bubbolo nei negozi di prodotti naturali. Da quelle parti
il serpente non manca.
8. Oleandro. Ho avuto questa ricetta da un signora palestinese, che abita in
Cis-Giordania. Servendomi un po’ dell’inglese, del francese e dell’arabo,
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sono riuscito a strapparle la ricetta di bocca: fai bollire quattro foglie della
pianta in un litro d’acqua per 15 minuti. Se ne assumono due cucchiai
da tavola prima dei pasti.
9. Ipé Viola. Da alcuni anni è comparso quest’albero. In pratica, il prin-
cipio attivo contro il cancro si riduce alla sua buccia e soltanto in quella
dell’albero adulto, di circa 50 anni. . .
10. Fango non contaminato da pesticidi. Applicato sulla parte malata, estrae
molti mali dall’organismo, compreso il cancro.
11. MuQurum. È una pianta ornamentale del colore del sangue. Si assume la
tisana preparata con una foglia in una tazza d’acqua. Se il cancro è esterno,
si applica la foglia bollita sopra il male.
12. Vitamina C. Paul Heber di Paranapanema – Spagna, ha sviluppato un pro-
dotto venduto in capsule, a base di vitamina C, che ha guarito casi di cancro.
Vorrei ribadire che nessuno dei metodi suddetti sono stati sottoposti a tests da
me. La mia esperienza si fonda sull’aloe, perché si tratta di un elemento nutritivo
per l’organismo.
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YCapitolo 7
INTERNAZIONALIZZAZIONE
DELLA RICETTA
In Brasile, poche sono state le opportunità di diffondere la formula appresa a Rio
Grande.
Naturalmente tutte le volte che ho potuto farlo, io l’ho diffusa, oralmente o
tramite lettera, nel tentativo di raggiungere quante più persone possibile. Soltanto
in un’occasione ho potuto accedere al programma di Heron de Oliveira, dal vivo,
nella Radio Indipendente, di Lajeado. Una divulgazione cosı̀ modesta ha avuto
ripercussioni nella regione di Rio Grande do Sul, di Santa Catarina, nel Paranà, a
Sào Paulo e a Minas Gerais, ma in modo ridotto. Forse ha raggiunto una persona
su un milione.
La formula brasiliana del preparato con l’aloe, miele e grappa, è diven-
tata universale, partendo dal territorio di Israele, dove mi sono stabilito dal
maggio 1991.
Un vero salto verso l’internazionalizzazione della formula si è verificato quasi
tre anni dopo il mio arrivo, in seguito ad una serie di guarigioni avvenute in quel
Paese. In questa fase però la diffusione della ricetta è avvenuta ancora tramite
rapporti interpersonali.
Nell’ambito internazionale, la divulgazione della formula ha avuto inizio a
novembre-dicembre 1993, tramite una pubblicazione nella rivista “La Terra San-
ta”, curata da Vittorio Bosello, OFM, edita in italiano, spagnolo (con supplemen-
to in portoghese), francese, inglese e arabo, poi sintetizzata da Padre Dario Pili,
OFM, beneficiato pure lui dalla ricetta, e anche operato al Policlinico Gemelli di
Roma (dove è stato operato anche Papa Giovanni Paolo II in diverse occasioni), di
54DI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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tumore alla gola e, secondo gli esami medici, perfettamente guarito. Attribuendo
la guarigione ai benefici del preparato, Padre D. Pili ha redatto un’introduzione
molto simpatica. Questa introduzione è servita alle riviste consorelle.
La ricetta ha fatto il giro dei cinque continenti molto rapidamente. La notizia,
a causa della sua importanza, è stata diffusa da altri giornali e riviste, giacché ha
sbandierato ai quattro venti, che quel semplice preparato avrebbe potuto guarire
dai tumori ed da altri mali. Tutto comprovato dai fatti.
Qui di seguito riferiremo alcune testimonianze di guarigione.
Il mio servizio di quattro anni, svolto presso la Custodia di Terra Santa in
Israele, è iniziato il 7 maggio 1991. Il Paese, isola ebraica tra gli arabi e i mu-
sulmani, ancora odorava della polvere, sollevata dal conflitto sostenuto contro le
pretese di Saddam Hussein sul Kwait, conflitto entrato nelle storia col nome di
“Guerra del Golfo”.
I miei superiori, dopo un mese di adattamento, hanno preso una decisione
per la mia prima nomina, destinandomi al Santo Sepolcro, ritenuto il santuario
cristiano più importante del mondo, dal momento che lı̀ si è verificato l’evento
storico della risurrezione di Gesù Cristo. I pellegrinaggi, a causa della Guerra
del Golfo, si sono ridotti al minimo. In tempo di pace però, affluiscono turisti,
pellegrini e sacerdoti dell’Occidente cristiano, che sognano di celebrare una messa
in quel santuario, almeno una volta nella vita.
– I frati sagrestani si trovano sempre in difficoltà quando l’afflusso dei pelle-
grini è normale. È loro di aiuto un giovane arabo di nome Issa. Immediatamente
dopo l’afflusso della gente, ho osservato che il giovane sparisce dalla sagrestia e
si sposta fino all’Ospedale Arabo di Gerusalemme, dove si sottopone a delle ap-
plicazioni di non so che natura. I confratelli mi dicono che il ragazzo ha i giorni
contati: soffre di linfoma ai gangli. Forte dei vari successi ottenuti con l’aloe, mi
sono offerto di salvare il giovane arabo. E badate che lui è vivo ancor oggi. I
medici non hanno capito, anzi, chi può capirlo? Ma il fatto è che il ragazzo vive
oggi i suoi bei 25 anni e continua a prestare il suo incarico, felicissimo, servendo
i pellegrini che raggiungono il Santo Sepolcro, per chiedere di aver il privilegio di
celebrarvi una messa oppure di parteciparvi.
– Il secondo caso, in cui sono intervenuto, seguendo l’ordine cronologico, è
stato quello del segretario della scuola di Terra Santa a Betlemme, Israele. Il
31 agosto 1991 i miei superiori hanno deciso di trasferirmi dal Santo Sepolcro,
Gerusalemme, alla Culla di Gesù, Betlemme, perché io offrissi laggiù il mio aiuto
come tutore per gli studenti di Filosofia e come insegnante di Latino. È stato in
questa comunità che ho trovato il preside della scuola in grosse difficoltà col suo
segretario molto mal ridotto. È ovvio che spontaneamente ho offerto il mio aiuto.
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Ed è successo quello che è successo, ossia, la guarigione totale del segretario, che
vive tuttora.
– Il 12 dicembre, ho ricevuto una lettera da Padre Alviero Niccaci, OFM, Di-
rettore del “Pontificale Athenaeum Antonianum” di Roma, dalla sua filiale “Stu-
dium Biblicum Francisca num” di Gerusalemme, con la quale m’informava che
Padre Thomas, suo allievo indiano, era stato operato di cancro al cervello, all’o-
spedale Hadassa, di Gerusalemme. Si sono susseguite infezioni misteriose, che
hanno dato luogo a enormi tumori alla testa e al collo, con perdita di pus e con
odori cattivi, tanto da costringere il malato a consumare i pasti lontano dalla Co-
munità. E evidente che ho preparato la formula secondo la ricetta. In poche
parole, l’indiano, del colore del bronzo, è riuscito a sostenere gli esami dell’anno
scolastico ed è ritornato al suo paese in perfetta salute.
Mi piacerebbe molto riportare per intero il contenuto della lettera di Padre
Niccaci. Nel suo appello accorato:  ≪ La prego, ci aiuti per favore ≫ , voi potreste
sentire tutta la sollecitudine e la preoccupazione del preside nei confronti dei suoi
discepoli.
– Suor Muna, libanese, appartenente alle Suore di San Giuseppe, era la preside
di una scuola femminile di Terra Santa, Gerusalemme. All’improvviso è stata
operata ad un’ovaia. Dopo nemmeno due mesi le è stata estratta l’altra ovaia. E
non sono passati altri due mesi che gli stessi medici dell’Ospedale Hadassa, uno
dei più attrezzati di Israele, le hanno trovato un enorme cancro all’utero. Secondo
i suoi familiari le restavano ancora 15 giorni di vita. Sono stato sollecitato ad
intervenire con l’aloe. Questo è successo nel 1992. Non credeteci se volete,
ma la suora vive tuttora. Si sottopone a controlli sistematici presso il medesimo
ospedale. Secondo gli esami la religiosa è guarita, ma i medici non sono in grado
di spiegare in che modo questa donna ne sia uscita, potendo ritornare al lavoro: ha
infatti assunto nuovamente il suo incarico di Preside della scuola.
– Suor Miriam, di Betlemme, Palestina, Francescana Missionaria di Maria, mi
prende in disparte per dirmi che è preoccupata per suo nipote, un signore di circa
50 anni, affetto di cancro alla gola, operato (intervento chirurgico che è durato
dodici ore) insieme ad altri tre amici palestinesi presso l’Ospedale Hadassa. In-
sisteva perché io lo salvassi, dicendo che lui aveva ancora dei figli piccoli di cui
occuparsi. La cosa peggiore è che lui non riusciva ad inghiottire. Ho “architettato”
un piano per fargli inghiottire il preparato, l’unico modo per salvare quella vita:
dopo averlo frullato, ho filtrato la crema, perché le foglie polverizzate non ostruis-
sero la cannula della sonda, tramite la quale si alimentava. In questa maniera ha
ingerito diversi barattoli. Lieto fine: il nipote della religiosa si è spostato fino in
Giordania, dove amministra delle proprietà e conduce oltretutto una vita normale.
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I suoi tre amici che hanno subito l’operazione alla gola presso l’ospedale degli
ebrei, senza avvalersi dell’aloe, sono passati all’aldilà, uno dopo l’altro. Suor
Miriam abita nella casa di S. Giuseppe, un santuario presso la Grotta del Latte.
– A suor Margherita, italiana, appartenente alle Suore Francescane del Cuore
Immacolato di Maria, è stato diagnosticato un cancro alle mammelle. Ha fatto una
cura presso l’Ospedale Italiano di Haifa, Israele. Avvertito del suo problema, mi
sono offerto di prepararle il composto. Lei l’ha preso e si è sentita cosı̀ bene che è
subito ritornata al suo lavoro. Solo che non ha più fatto gli esami di controllo. Si
è lasciata guidare dal suo “benessere”, ritornando al lavoro proprio come prima.
All’interno del suo corpo, però, il male non si è fermato. Un bel giorno il cancro si
è manifestato nuovamente. Nemmeno un anno dopo, la religiosa ha reso l’anima
a Dio. È mancato il supporto degli esami medici, a fianco dell’uso del preparato.
Il cancro, non tenuto sotto controllo, è ritornato più violento e ha fatto un’altra
delle sue innumerevoli vittime.
Suor Margherita è l’esempio più eloquente che la persona ammalata di cancro
deve sottoporsi a controlli e curarsi, oppure . . .
– All’ombra della Basilica della Natività, a Betlemme, Israele, una signora di
religione ortodossa, di circa 40 anni, madre di famiglia, giaceva sul letto, senza
potersi muovere: cancro alla colonna. Hanno chiesto il mio aiuto. La signora ha
preso l’aloe per una settimana. Si è alzata dal letto e ha ripreso le sue attività
casalinghe, rifiutandosi, chissà perché, di continuare a prendere la pozione. Non
avrebbe potuto succedere altrimenti: più o meno quattro mesi dopo è morta. In
questo caso, evidentemente, come per suor Margherita, è mancata la continuità, la
perseveranza.
Ma . . . ci sono delle persone che vogliono morire. In questo caso non c’è
nessuna medicina che possa giovare. In situazioni del genere sarebbe necessario
un sostegno psicologico, per cercare di invertire la tendenza, ovvero per dare alla
persona nuove ragioni di vita. Cosı̀ potrebbe avvenire la guarigione. . .
– All’ombra della Chiesa del Sacro Cuore, gestita dai benemeriti Padri Sale-
siani, a Betlemme, Israele, una signora ancora giovane era stata operata presso
l’ospedale Hadassa. Diverse complicazioni l’hanno spinta a ricorrere al mio pre-
parato. Dopo quattro giorni di trattamento, riusciva ad evacuare. L’aloe è un
potente lassativo. Regola l’intestino.
– Il cugino di Frà Toufic, libanese, un mio chierico, studente di filosofia a
Betlemme, ventenne, giaceva a letto presso la casa dei suoi genitori: cancro alla
colonna. Riusciva a sedersi sul letto se qualcuno lo aiutava, resistendo in questa
posizione per non più di cinque minuti. Frà Toufic, andato in vacanza alla fine
dell’anno scolastico, ha portato con sé nella valigia un barattolo di aloe, pronto
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per essere ingerito, fiducioso di poter aiutare il caro cugino. E cosı̀ è successo. Il
ragazzo, finito il barattolo, si è alzato ed è andato a far visita ad amici e parenti,
potendo di nuovo svolgere le sue attività.
– In Giordania, un ragazzo col cancro al viso, deformato dalle applicazioni,
cui si sottoponeva regolarmente negli Stati Uniti, ha preso tre dosi del preparato.
Secondo le Suore di Santa Dorotea, del Seminario del Patriarcato Latino di Be-
tjala, presso Betlemme, il ragazzo è riuscito a guarire ed ha smesso di fare quei
costosi viaggi all’estero.
– Presso l’enorme Convento di San Salvatore, sede della Custodia di Terra
Santa, lavorava, come elettricista, un signore di nome Andrea, molto in gamba,
nato nella ex-Jugoslavia, sposato con un’araba. Dopo aver lavorato presso il con-
vento per molti anni, i padri sono stati costretti a licenziarlo, contro la loro volontà,
essendogli stato diagnosticato un cancro alla prostata, cancro che l’ha distrutto. I
medici sono intervenuti diverse volte; alla fine gli hanno tolto i testicoli (Â ≪ per
la gioia di qualche gatto ≫ , scherza Andrea), al fine di evitare che il male rag-
giungesse il sistema linfatico dell’organismo, il che avrebbe voluto dire la morte.
Andrea è vissuto sulla sedia a rotelle, dipendente in tutto dalla moglie e dagli ami-
ci, per sei mesi. A questo punto, Frà Luis Garcia, gestore del convento, con il
quale Andrea aveva mantenuto rapporti più frequenti a causa delle affinità dei lo-
ro incarichi, mosso dalla guarigione di un suo confratello spagnolo, Padre Carlos,
ammalato di tumore alla testa mi ha chiesto un barattolo del “miracoloso” prepa-
rato. Il risultato è stato quanto di meglio ci si poteva aspettare: Andrea è guarito
completamente. I confratelli avendo assunto un altro professionista, credendo che
Andrea non avrebbe mai potuto recuperare, lo hanno perso a vantaggio delle suore
di San Vincenzo, che conoscendo il suo modo di lavorare e la sua disponibilità,
non ci hanno pensato un momento ad assumerlo. Andrea lavora presso la Comu-
nità delle sorelle a fianco di Jaffa Street, a Gerusalemme, e non ha concorrenza
che tenga.
– Uno dei casi più conosciuti, tanto da poter dire che ha colpito il mondo, tra
quelli diffusi dalla rivista “Terra Santa”, sicuramente è quello di Geraldito, il bam-
bino argentino che è ritornato al suo Paese, dove ora conduce una vita normale,
come tutti gli altri bambini della sua età.
– Ho in mente un caso analogo a quello di Geraldito, questo però verificatosi a
Nazareth, Israele. Si tratta di Seliman (Salomone), anche lui affetto da leucemia.
Secondo i medici, Seliman avrebbe dovuto sottoporsi a un trapianto di midollo, un
trapianto impossibile, non essendo stato trovato un donatore, sebbene il ragazzo
avesse due fratelli, entrambi però non compatibili. Suo padre, medico, approfit-
tando del suo legame con la classe medica, ha fatto richiesta di donatori, tramite
inserzioni sui giornali, persino negli Stati Uniti. Venuto a conoscenza del caso di
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. . . come una foglia nel vento. . .
YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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Geraldito, ho detto provocatoriamente a Maria, la madre di Seliman, che  ≪ spe-
ravo che non si sarebbe trovato il donatore ≫ , giacché se lui avesse utilizzato il
preparato a base di aloe, miele e grappa, non ne avrebbe avuto più bisogno. Il
bambino ha cominciato ad assumere il preparato più di tre anni fa. Non ha per-
so le lezioni scolastiche, riuscendo sempre a concludere l’anno. Terminato un
nuovo anno scolastico, prima che la famiglia di Seliman partisse per le vacanze
estive in Italia, la Signora Maria mi ha telefonato, felice, garantendomi che il fi-
glio era stato promosso ed era il primo della classe. Augurandole buone vacanze
e felice ritorno, ho continuato a desiderare che non fosse trovato un donatore: l’a-
loe, se ingerito regolarmente di tanto in tanto, avrebbe garantito la salute del
bambino.
– Usciamo da Israele e dintorni e cerchiamo altri casi di guarigione. Una
telefonata da Bangkok, Tailandia, m’informa che il padre salesiano Don Personini,
di Bergamo, Italia, missionario in quel Paese asiatico, ha ordinato l’aloe per la
madre, sulla base di quanto ha letto sulla rivista “La Terra Santa”, ultimo n ◦ del
1993, novembre-dicembre. Risultato: sua madre è guarita. Il suo entusiasmo
per l’aloe è stato tale che ha mandato una persona di sua fiducia a Betlemme,
Israele, per identificare bene la pianta e portare il preparato, già pronto, ad un
ragazzo affetto da leucemia. La ricetta riportata sulla rivista è stata trasmessa a
Bergamo dal padre Personini alla sorella, che curava la madre malata. Il risultato
finale è stato quello appena descritto, narratomi in una lettera inviata a Betlemme.
Poche settimane dopo si è presentato un confratello salesiano, che aveva studiato
a Betlemme, presso l’Istituto Teologico Internazionale di Cremisan, finanziato in
questo viaggio dalla famiglia interessata al problema. Aveva coperto una distanza
di 15 mila chilometri per imparare il segreto della pozione e portarsi via nella
valigia varie dosi già preparate. Poiché il sacerdote svolgeva attività apostoliche
nella Corea, mi ha garantito che avrebbe portato il “segreto” in quel paese. . . Al
suo ritorno, passando per l’Europa, ha fatto un salto fino all’abitazione della madre
del confratello, già pienamente guarita, a Bergamo.
– Tramite la redazione della rivista “La Terra Santa”, ho ricevuto una lettera
in francese, nella quale mi è data notizia che Alla, una ragazzina di 12 anni, era
stata colpita dalle radiazioni a seguito del disastro verificatosi a Chernobyl.
Dopo un solo mese di cura con il preparato, la ragazzina è ritornata a Kiev,
Ucraina, perfettamente guarita. È curiosa la strada che Alla ha dovuto percorrere
per guarire: un oncologo, di Mosca, Russia, ha inviato una lettera in Francia, dove
Alla si trovava in vacanza, chiedendo che la ragazzina si sottoponesse a trattamen-
to, utilizzando “la formula di Padre Romano Zago”. In che modo l’oncologo avrà
saputo della ricetta? Avrà applicato la formula ad altre vittime della radioattività?
Perché non applicarla a tutte le vittime di Chernobyl?!
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Thymian:
– Rosita G., del Canton Ticino, Svizzera, con soltanto ancora tre mesi di vita,
secondo i medici, è affetta da cancro al fegato, pancreas e cistifellea. La loro
previsione era che alla fine della malattia lei avrebbe avuto dolori cosı̀ forti, che le
sue urla avrebbero fatto scappare tutti quanti. Ha assunto diversi barattoli del pre-
parato. Non ha avuto bisogno di alcun analgesico. Non ha assunto nessun tipo
di medicina chimica. È morta ottantenne, senza il minimo dolore, cosciente e
lucida, come una candela che si consuma fino in fondo.
– L’arcivescovo di Belgrado, ha scritto a Josephine in Svizzera. A Natale non
riusciva neppure a firmare le cartoline a causa di un cancro al cervello. Adesso,
dopo una cura con l’aloe, ha lasciato l’ospedale ed è andato ad abitare presso
la casa dei sacerdoti anziani. Guarito dalla cecità, riesce a leggere il giornale.
Josephine riceve sue notizie per iscritto direttamente da lui.
– Le suore contemplative del Monastero Notre-Dame de l’Assomption, di Be-
th Gemal, presso Betshemesh, Israele, secondo la testimonianza di Soeur Isabelle,
hanno sempre avuto successo con i barattoli del preparato inviati in Francia e in
Belgio, da dove proviene la maggior parte di loro. Tutte le dosi hanno avuto buon
esito al 100%. Nessuna è fallita.
– Suor Lisette, della chiesa di Santana, di Gerusalemme, mi ha fatto visita
soprattutto per ringraziarmi della guarigione del missionario olandese Van Ass,
dei Preti Bianchi, affetto da cancro al fegato. I medici gli avevano dato soltanto
tre mesi di vita e il missionario di conseguenza aveva abbandonato il suo posto,
in Africa, per morire nel suo paese, l’Olanda, volendo usufruire delle risorse, che
un paese progredito può offrire ai suoi cittadini. Suor Lisette non é stata in grado
di dirmi quante dosi di aloe siano state assunte da Van Ass, ma mi ha assicurato
che il missionario ha fatto felicemente ritorno nel Continente Nero, dove si trova
da più di un anno, in perfetta salute.
– Ida mi chiama dal Lido di Venezia, Italia. Mi racconta che suo cognato,
Giampaolo B., marito di sua sorella Silvana, operato di un tumore al cervelletto,
durante una visita di controllo effettuata dal medico, che ha eseguito l’operazione,
ha assistito alle più grandi manifestazioni di stupore da parte del chirurgo, incre-
dulo di fronte al buon esito di un intervento cosı̀ delicato. Il medico ha ritenuto lo
stato del paziente buono a tal punto, che ha fissato il prossimo esame di control-
lo addirittura a una distanza di sette mesi. Il paziente, che prima era totalmente
dipendente, adesso lavora, guida la macchina, mangia e dorme, in poche parole,
conduce una vita normale. Che sorpresa la mia, quando ho ricevuto una telefona-
ta, che mi informava che tutti e tre sarebbero sbarcati da una nave nel porto di Aifa
(Israele), a bordo dell’auto di loro proprietà, guidata proprio da Giampaolo, per
farmi una visita di ringraziamento al Monastero della Natività, dove mi trovavo!?
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– La signora Evelina B., di Firenze, Italia, m’informa che sua sorella Teresa,
affetta da cancro alle ossa, costretta su una sedia a rotelle, da un po’ di tempo
sente che le forze le stanno ritornando. In seguito, quando mi sono recato a farle
visita, nel luglio del 1995, ho trovato Teresa, nel ruolo di casalinga, che si spo-
stava liberamente per la casa, senza l’aiuto del bastone, immersa nei suoi lavori,
con un bel colorito, sorridente, felice. La famiglia, come ringraziamento per la
guarigione ottenuta, vuole che io le spedisca le misure della culla della mangia-
toia di Betlemme, perché è intenzionata a far fare una culla in oro lavorato per il
Bambino Gesù della Grotta.
– Il padre Vincente Ianello, OFM, attuale guardiano del Convento della Fla-
gellazione – Gerusalemme Israele, è euforico.
Sua sorella, nei dintorni di Napoli, opera “miracoli” applicando la “formula
di Padre Romano Zago”. Ha guarito una signora affetta da cancro al cervello,
un’altra con un cancro alla gola ed un signore con il cancro alle ossa. Adesso sta
trattando una bambina con il cancro al cervello.
– Telefonata del padre di Luciano M., bambino di 15 mesi. I medici hanno
detto di aver visto fino ad allora soltanto un altro caso come il suo, un caso co-
munque con esito negativo. Dopo la cura, Luciano è stato esaminato. Secondo il
parere dell’Équipe Medica, il bambino non presenta più alcuna cellula canceroge-
na! Quando hanno riferito il risultato alla madre, che si trovava nella camera del
bambino, non è riuscita a contenere le lacrime di gioia di fronte a quella vita nuo-
vamente rinata! Il padre, raggiante, mi ha garantito di aver riposto, con cura, tutta
la documentazione e che essa è a mia disposizione. Ha detto che non sa neppure
se ci deve credere, perché è troppo bello per essere vero!
– Suor Carla, Madre Generale delle suore del Cuore di Gesù, mi ha fatto una
visita a Betlemme, insieme alla sua segretaria, ringraziandomi per la guarigione
del cancro alle mammelle. Aveva ricevuto, avendone fatto richiesta, un barattolo
del preparato.
– Micol, di 13 anni, residente nei dintorni di Ancona, Italia, dall’età di cinque
anni è affetta da cancro al cervello. Ha subito tre interventi presso il Centro On-
cologico di Parigi, forse il più famoso del mondo. Adesso la “bestia” è ritornata
con furia raddoppiata. Non c’è cortisone né morfina che riescano a calmare
il dolore. L’ipotesi di un quarto intervento è fuori luogo. Si è fatto ricorso ad un
barattolo di aloe. La bambina si è calmata, va in bicicletta, gioca, parla. Il male,
però, secondo gli esami, continua a diffondersi nel suo organismo.
Dopo l’assunzione di una seconda dose e un altro ciclo di analisi, gli esi-
ti dei suoi esami sono cambiati completamente, non rilevando più alcuna
traccia del male. Una meraviglia!
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– Carolina, tre anni, figlia di Rita e Paolo, di Firenze, Italia, ha la leucemia.
Ha preso un barattolo del preparato, anche se ricoverata presso l’ospedale per
applicazioni di chemioterapia. I suoi valori sono scesi dal 70% al 3%. I medici,
spiegando ai genitori tali valori, hanno detto: Â ≪ Prima della cura, nell’organismo
di Carolina c’era una specie di deserto; adesso il suo organismo presenta una
vasta flora, sparsa qua e là, e i sintomi del male appaiono ridotti ≫ . Le ultime
notizie danno per certo che Carolina sta bene. Come ringraziamento, Paolo e
Rita, contenti per la guarigione di Carolina, prendono la decisione di adottare un
bambino.
– Padre Lorenzo, OFM Conventuale, di Parma, ha un cancro al colon. I me-
dici gli hanno aperto il basso ventre, ma non hanno potuto fare nulla. Prima di
chiuderlo, di comune accordo, hanno deciso di eseguire una colonstomia, in mo-
do da dargli la possibilità di fare, secondo le sue condizioni di recupero, alcune
applicazioni di radioterapia e chemioterapia, nel tentativo di prolungargli la vi-
ta. Ma Padre Lorenzo ha un angelo custode, che ha cominciato immediatamente
a preparargli l’aloe. Riassumendo: tre mesi dopo l’intervento, le condizioni di
salute di Padre Lorenzo sono cosı̀ buone che gli stessi medici, quelli che hanno
eseguito il primo intervento, hanno tolto il sacchetto applicato. Cosı̀ Padre Loren-
zo è di nuovo come Dio lo ha creato. Attualmente il religioso vive i suoi 70 anni
sorridente, felice, richiesto da tutto il mondo come confessore carismatico, molto
amato nel suo paese. Padre Lorenzo è un altro caso conosciuto fra i tanti che,
avendo subito la colonstomia, sono ritornati allo stato precedente all’intervento.
– Il signor Gregorio, di Milano, Italia, è affetto da un cancro di 9 cm alla
vescica. L’èquipe medica di Como si prepara per fare l’intervento. Togliere la
vescica oppure sostituirla con una in plastica o ancora lasciarlo senza la vescica.
L’uomo si spaventa e mi telefona, chiedendo aiuto. Dopo un barattolo di aloe, il
tumore passa da 9 a 2 cm. Dopo una seconda dose, Gregorio non ha più alcun
tumore. L’èquipe medica di Como è rimasta senza parole. Gregorio va e viene
con la vescica che Dio gli ha dato! Nella conferenza che ho tenuto a Milano, una
domenica pomeriggio, vi era anche il nostro Gregorio, “contento della vita” si fa
per dire, venuto a dare testimonianza della sua avventura. . .
– Christopher, di sei anni, colpito da leucemia, è andato a Betlemme insieme ai
genitori Joaquim Eugenio e Fatima per sottoporsi a una visita. I medici gli avevano
dato soltanto 2 mesi di vita. Ma ecco che è intervenuta l’aloe. Prima era su una
sedia a rotelle, adesso è libero come l’aria e non dipende da nessuno. Trascina
un po’ la gamba destra. Dopo la seconda dose presa a Betlemme e trascorse due
settimane, il padre mi telefona e m’informa che il termine fatale previsto dai
medici è ormai scaduto. Inoltre il bambino non trascina più la gamba. Non è più
anemico. La coppia sta cercando di convincermi ad andare in Mozambico e nel
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Sud Africa, con lo scopo di diffondere la formula e fare del bene alle persone.
Joaquim Eugenio Ferraz e la sua famiglia abitano a Pretoria. Christopher,
prima di ritornare a casa, mi ha regalato un orologio Seiko come ricordo perché,
secondo lui, la sua guarigione è tutta merito mio. In realtà la guarigione è dovuta
all’aloe e al suo preparato.
– La signora Miriam, un’ebrea che abita a Gerusalemme, ha saputo degli ef-
fetti dell’aloe. Mi ha invitato a casa sua perché le insegnassi il “segreto”. Ha
avuto la premura di prestarmi il suo grembiule, perché io non sporcassi il saio
francescano. Sotto i suoi occhi, ho preparato due dosi, una per lei ed un’altra per
suo marito. Voleva provarla sulla propria pelle. Dopo questo primo barattolo, la
signora Miriam è diventata la divulgatrice del preparato tra amici e conoscenti, sia
in Israele, sia in Italia. Ha provato la gioia di guarire molti fratelli. La signora
Miriam, bisogna dirlo, ha una vera e propria venerazione per i francescani, perché
padre Riccardo Niccaci, ad Assisi, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale e del-
la persecuzione degli ebrei, ha salvato la sua famiglia, nascondendola nella soffitta
del Convento, lontana dagli attacchi antisemiti. Una cosa è certa: il preparato di
aloe, miele e grappa circola tra gli ebrei.
– Nel reparto di Biologia dell’Ospedale Hadassa, di Gerusalemme, è possibi-
le fare una cura con la pozione. D’altronde, è stato proprio lı̀ che una paziente
dell’ospedale, suor Muna, ha sentito dai medici che l’avevano in cura: Â ≪ Ma
che meraviglia questo preparato di padre Romano! ≫ . Lo stesso preparato, as-
sociato al fango medicinale del Mar Morto (Sodoma e Gomorra), è disponibile
anche presso gli alberghi, che ricevono ospiti affetti da malattie della pelle (lupus,
psoriasi, ecc.), considerate inguaribili secondo la medicina tradizionale.
– All’Ospedale di Santo Antonio di Porto, Portogallo, ogni malato di cancro,
volendo, può trovare il preparato di aloe, miele e grappa.
– La dottoressa Enza Capaci, di Palermo, Sicilia, Italia, ogni volta che le capita
un paziente malato di cancro, gli consiglia, prima di qualsiasi altra terapia, di
assumere per una o due volte la pozione di aloe, miele e grappa. Afferma che,
finora, l’aloe ha sempre prodotto qualche effetto benefico, anche se modesto,
ad esempio, l’attenuazione del dolore.
– Il signor Ruggero mi telefona, da Ravenna, Italia, il 24 febbraio 1994, di-
cendomi di essere affetto da cancro alle corde vocali. Mi chiede di spedirgli un
barattolo del preparato pronto all’uso. Il barattolo gli viene spedito con urgenza,
giacché la sua voce si sta riducendo velocemente. Il 20 maggio 1994, ricevo con
gioia una seconda telefonata del signor Ruggero, con la quale mi fa sapere, con-
tentissimo, che la sua voce è ritornata normale (davvero tutto era ritornato come
prima). Gli esami garantiscono che il cancro non c’è più!. . .
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– Suor Emilia Birck, F.D.C., di Rio Grande do Sul, che lavora in Inghilterra,
mi scrive dicendo che l’insegnante di ginnastica della sua scuola, una ragazza gio-
vane, ha già presentato le dimissioni dal suo incarico, perché ammalata di cancro.
Le ho risposto a stretto giro di posta, di applicare subito il preparato. Non poteva
succedere altrimenti: la giovane insegnante ha già ripreso il suo lavoro. . .
– Nel luglio 1995, Fra’ Bernardo Kleinert, OFM, subisce un intervento chirur-
gico con il quale gli viene asportata la falange del secondo dito del piede sinistro.
Nel novembre dello stesso anno perde il primo dito dello stesso piede. La ra-
diografia suggerisce l’esistenza di una osteomielite acuta, aggravata dallo stato
diabetico del paziente.
Il 4 gennaio 1996, il Padre Superiore della Provincia, Padre Nestor Inàcio
Schwerz, viene invitato a sottoscrivere un documento, per conto dell’Ordine e
della famiglia di Fra’ Bernardo, con il quale si sarebbe autorizzata la équipe
medica ad amputare la gamba del frate, dal ginocchio in giù, al fine di evitare
la propagazione della cancrena. L’area dei precedenti interventi presenta una
vasta necrosi, con circolazione insufficiente e totale insensibilità. Fra’ Bernardo,
alto 1.93 m, pesa 77 kg.
Sempre in quella prima settimana di Gennaio del 1996 all’èquipe medica viene
però richiesto altro tempo prima di procedere all’amputazione: ha cosı̀ inizio la
cura a base di aloe.
Si tratta di una cura somministrata per via orale e attraverso applicazioni to-
piche, alternate a tisane di scagliola, di dosi di malva, noce, carciofo e, dopo i
pasti, di cloruro di magnesio.
Alla fine del contenuto della prima bottiglietta, dopo 15 giorni di cura, la ferita
appare ridotta del 50%. Adesso l’area del primo intervento è nuovamente irriga-
ta di sangue e quindi ossigenata. Vengono recuperate circolazione e sensibilità.
Tutto questo senza l’ausilio di alcun farmaco di sintesi chimica. Il 22 marzo 1996
viene eseguita una nuova radiografia presso l’ospedale “Divina Providéncia” di
Porto Alegre. Il dott. Mauro T. Master interpreta l’esame mettendolo in relazione
con le radiografie precedenti. Il suo verdetto: “Regressione probabilmente totale
dei segni d’osteomielite nel primo metatarso. Altri aspetti inalterati.” L’ultima
radiografia, datata 25 settembre 1996, effettuata nello stesso nosocomio e inter-
pretata dallo stesso medico, rileva: “C’è stata una resezione del segmento distale
del 1 ◦ metatarso. È regresso l’edema delle parti molli del piede. Altri aspetti
inalterati”. Oggi la ferita non è altro che una cicatrice. All’inizio di ottobre Fra’
Bernardo ritorna al Convento Sao Boaventura, di Daltro Filho, Imigrante, ripren-
dendo nuovamente le sue normali attività quotidiane, dopo aver recuperato, in
otto mesi di cura con l’aloe, il suo peso normale di 95 chili e con valori diabetici
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di 85-95, quando il valore massimo tollerabile è 110.
– Antonia V. F. Grancona Vicenza - Italia, si accorge che il figlio più piccolo,
di sei anni, viene colto improvvisamente da vomito e perdita di conoscenza. Po-
trebbero essere manifestazioni di qualche squilibrio interiore? Matteo è sempre
stato un bambino normale. Portato a Verona, i medici, dopo vari esami, hanno
scoperto due focolai nel cervello ed una ciste. Figuriamoci la preoccupazione
della madre! Antonia, di propria iniziativa, somministra il preparato al bam-
bino in modo non molto rigido, dato che lo stesso, frequentando la scuola
materna, non può assumere la dose del mezzogiorno, non essendoci a scuo-
la nessuno che possa occuparsene. Dopo alcuni mesi di trattamento, la signora
Antonia ritorna a Verona per effettuare la visita e gli esami di controllo. I medici,
stupiti, riscontrano la scomparsa dei due focolai e della ciste, diagnosi comprovata
anche dall’encefalogramma e dalla T.A.C.
Potrei continuare cosi per chissà quante pagine. Testimonianza dopo testimo-
nianza. Se il lettore volesse saperne di più, potrebbe ricorrere agli appunti, che
ho raccolto in quattro anni di lavoro in Israele. Praticamente ogni giorno registra-
vo un fatto nuovo, molte volte riportando anche nome, indirizzo e telefono della
persona guarita.
Pianta un germoglio di Aloe Arborescens, come risposta avrai l’accesso ad
una farmacia completa, che il buon Dio ci mette a disposizione.
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YCapitolo 8
LA PIANTA DI ALOE: le sue
caratteristiche di composizione
chimica e di proprietà fitoterapiche
L’aloe è stata conosciuta attraverso i millenni ed è passata alla storia nelle culture
e civiltà più diverse come pianta del mito e della magia, servendo anche come
pianta medicinale, ma senza un appoggio scientifico. Â ≪ L’utilizzazione dell’aloe
a scopo terapeutico è stata descritta in vari giornali medici dal II secolo d.C. fino al
XVII sec., sebbene le analisi chimiche su materiale organico fossero virtualmente
sconosciute fino al XIX sec. Solo nel 1851 la sostanza viscosa, amara e scura,
estratta dall’aloe, è stata cristallizzata e identificata come Aloina ≫ , cfr. “La cura
silenziosa”, p. 65. È stata classificata come catartica ed il suo uso farmacologico
ha iniziato a muoversi sulle orme dell’importanza già conferitale primitivamente
e che è servita a identificarla nell’arco di un secolo. Per quanto si intuissero le
sue proprietà curative, in fondo la pianta conservava connotazioni folcloristiche o
mistiche.
Dal 1930 in poi c’è una lunga lista di studiosi che si dedicano alla pianta,
sezionandola e analizzandola dentro e fuori. Sono stati Collins e Crewe negli
anni 30 a far uso per primi della pianta come dei professionisti. Hanno trattato
con successo scottature della pelle causate da radioattività. Questo sarebbe stato
l’inizio della lunga marcia, volta a svelare le prodigiose qualità dell’aloe.
Nel 1938 Chopia e Gosh hanno identificato i principali componenti della pian-
ta: emodina, aloina, acido crisofanico, resina, gomma e tracce di acido volatile e
non volatile. Un’importante collaborazione.
Ma è stato soltanto nel 1941 grazie agli sforzi del prof. D. Rowe, che l’aloe
66DI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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ha avuto la sua prima descrizione dettagliata.
Con la sua instancabile dedizione, nella ricerca della verità e con l’analisi
chimica della pianta il prof. D. Rowe è riuscito a darle una credibilità.
Tom D. Rowe e Lloyd M.Parks hanno condotto un’analisi approfondita della
pianta e hanno registrato i loro risultati nel Giornale dell’Associazione Farmaceu-
tica Americana.
Altri nomi di bravi scienziati potrebbero essere aggiunti all’elenco, con il ri-
schio però di omettere nomi importanti. Ricordiamo particolarmente Gottshall,
Lorenzetti, Maria Luisa D’Amico, G.A. Bravo, Icawa, Niemann, EI Zawahry,
Hegazy, Helal, Gumar Gjerstad, G. D. Bouchey, Ruth Sims, E.R. Zimmermann,
Kenichi Imanishi, T.E. Danhof, Fujita, H. Tsuda, K. Matsumoto, M. Ito e L. Hiro-
no tra gli altri. Ognuno con un importante contributo per completare le conoscenze
di questa meraviglia della natura.
Senza entrare nel merito degli studi di ogni scienziato, che cosa hanno trovato
di utile nell’aloe, dopo 20 anni di intenso lavoro, per le persone e gli animali?
Il genere botanico Aloe, già classificato nella famiglia delle Liliaceae ed at-
tualmente inserito in quella delle Aloaceae, comprende una larga varietà di piante,
circa 350 specie in tutto il pianeta, sempreverdi e con fogliame grasso; possiede
fiori di forma allungata con tonalità di colore che va dall’arancio al rosso scarlatto.
Le piante si presentano sotto diverse forme sia per quanto riguarda la presenza
o meno di vari tipi di tronco sia per quanto riguarda le dimensioni e la forma
delle foglie: ne esistono specie di grandezza molto diversa che va da quelle in
miniatura a quelle di grandi dimensioni, soprattutto queste ultime sono di più
frequente utilizzazione nel campo erboristico e fitoterapico; tra queste le varietà
di Aloe Barbadensis Miller (Aloe vera) e di Aloe arborescens Miller sono le più
note e caratteristiche.
8.1 Aloe Barbadensis Miller (Aloe vera)
Pianta perenne che possiede foglie carnose e succulente di colore verde chiazzato.
Le foglie sono molto ricche di gel rispetto alla cuticola esterna e tra le varie sostan-
ze presenti si evidenzia un polisaccaride, l’acemannano, coinvolto in processi di
immunomodulazione e azione antinfiammatoria di notevole rilevanza terapeutica.
L’Aloina contenuta nella pianta appartenente alla famiglia di molecole antrachi-
noniche, con proprietà lassative drenanti, e purificanti, ha le specifiche carat-
teristiche chimiche della barbaloina. Attualmente l’Aloe vera risulta la varietà più
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YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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conosciuta di questa specie dal punto di vista officinale. Questa situazione non
dipende da motivazioni di maggior contenuto di principi attivi rispetto ad altre va-
rietà, ma deriva solo dall’alta resa in gel delle sue grandi foglie e dalla facilità di
trattamento per la trasformazione in polpa, da consumare come bevanda o come
gel per uso topico. In realtà alcune molecole dotate di attività fitoterapica sono
contenute in questa varietà in quantità inferiore a quella presente in varietà a fo-
glia più piccola come l’Aloe arborescens, di seguito riportata, rare e meno adatte
ad essere utilizzate industrialmente.
8.2 Aloe Arborescens
L’Aloe arborescens, rispetto all’Aloe vera ha foglie più strette e filiformi, con
cuticola esterna più spessa, che permette una maggiore resistenza a condizioni
ambientali meno favorevoli per questa pianta (clima rigido). Questa caratteristi-
ca morfologica determina una maggiore presenza di elementi antrachinonici nella
pianta, principalmente di aloine, responsabili sia di effetto lassativo, ma anche
citoprotettivo ed antitumorale, che si evidenzia maggiormente nell’Aloe arbo-
rescens rispetto all’Aloe vera. Il contenuto di gel è proporzionalmente minore
rispetto alla varietà vera: questa situazione meno favorevole a fini commerciali
(minore resa prodotto/costo) ha mantenuto finora l’Aloe arborescens ad un impie-
go più ridotto, sebbene le sue proprietà fitoterapiche risultino essere sicuramente
superiori a quelle dell’Aloe vera, come la più recente bibliografia internazionale
sta dimostrando. La resa per foglia ed il lavoro manuale per l’ottenimento del
succo derivato da questa pianta, ha portato il prezzo commerciale a livelli elevati
per un mercato di massa, ma in Italia si sta sviluppando l’attività di coltivazione
di questa varietà di Aloe (in particolare la società DECA Aloes arborescens è im-
pegnata in questa operazione) essendo giustificata la produzione da motivazione
e necessità fitoterapiche. La disponibilità in Italia di questa varietà di Aloe per-
mette la commercializzazione di prodotti freschi, preparati direttamente presso il
luogo di coltivazione; ciò rende possibile ottenere prodotti alimentari e fitoterapi-
ci contenenti Aloe che mantengono tutte le caratteristiche biochimico-nutrizionali
ed anche fitoterapiche, sia nei prodotti cosmetici a base di Aloe, sia nel più co-
nosciuto preparato alimentare derivato dalla originale ricetta del frate brasiliano
Romano Zago. Attualmente l’utilizzazione, quale materia prima per la prepara-
zione di prodotti commerciali di Aloe vera essiccata, proveniente da paesi extra
europei e deteriorato da settimane di permanenza in container in condizioni di
non refrigerazione, non permette di disporre di un prodotto di qualità nutrizionale
e terapeutica adeguata.
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YDI CANCRO SI PUÒ GUARIRE
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Al di fuori di queste considerazioni di carattere qualitativo la pianta Aloe
presenta una distribuzione qualitativa di principi attivi abbastanza costante nel-
le diverse varietà. I principali e più specifici rappresentanti di queste molecole
sono riportati ed illustrati brevemente nelle loro proprietà chimiche, biochimico-
nutrizionali e fitoterapiche nella pagine che seguono.
8.3 COMPOSIZIONE CHIMICA
Il grande entusiasmo che da secoli (o meglio da millenni) ha sempre caratterizzato
l’uso dell’Aloe per motivazioni alimentari o terapeutiche, ha dato luogo ad una lar-
ga diffusione di questa pianta officinale nella medicina popolare, anche in assenza
fino à qualche decennio fa, di precise informazioni sulla sua esatta composizione
chimica. Solo dagli anni ’40, sulla scia dei riscontri positivi sempre più frequenti
dal punto di vista terapeutico, è iniziata un intensa e sistematica attività di ricer-
ca analitica, che ha permesso di stabilire qualitativamente e quantitativamente le
diverse proprietà molecolari e le caratteristiche chimicofisiche e biochimiconu-
trizionali dell’Aloe, in particolare per le varietà Aloe vera e Aloe arborescens. Il
lavoro scientifico di ricerca in questo campo è cresciuto in modo esponenziale fino
ai nostri giorni con l’intento di svelare completamente la complessa composizione
in molecole organiche naturali di questa pianta e soprattutto le singole proprietà
terapeutiche, ove esistano, di ciascuna delle molecole che entrano a far parte della
copiosa collezione presente in questa pianta, eccezionale da questo punto di vista,
tra tutte le piante officinali.
Recenti ricerche hanno permesso di arricchire le conoscenze sulla composi-
zione chimica dell’Aloe; i risultati di queste determinazioni indicano che l’Aloe è
costituita da un ampio ventaglio di composti, che possono essere compresi tutti in
tre grandi gruppi:
a) carboidrati , tra i quali spiccano i polisaccaridi definiti mannani (acemannani)
componenti del gel, con proprietà di immunomodulazione;
b) una numerosa famiglia di antrachinoni e sostanze fenoliche presenti nella cu-
ticola della foglia, ad azione lassativa e depurativa, ma anche antitumorale,
antinfiammatoria, analgesica e antimicrobica;
c) molecole di importanza nutrizionale e funzionale, come sali minerali, vitami-
ne, aminoacidi, acidi organici, lipidi ed enzimi.
Una caratteristica visione generale della composizione percentuale media del-
la pianta di Aloe è presentata nella Tabella 1. Questi valori, espressi in percentuale
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di sostanza secca illustrano soltanto la composizione bromatologica della pianta,
senza l’indicazione delle cosiddette molecole organiche naturali di caratteristiche
chimiche le più diverse, presenti in percentuale molto bassa, ma che rappresen-
tano i veri principi attivi, biologicamente efficaci e caratteristici per la maggior
parte della specie Aloe.
Tabella 1. Composizione chimica di Aloe vera. I singoli componenti sono
espressi come percentuale del peso di sostanza secca (% s.s.).
Costituenti
% s.s.
Lipidi
3,8
Proteine
7,0
Glicidi solubili
11,6
Fibra alimentare 59,1
Ceneri
14,4
Calcio
5,1
Magnesio
0,8
Sodio
1,9
Potassio
3,1
Ferro
0,04
Rame
0,02
Zinco
0,02
Il componente maggiore, non presente in tabella, ma che caratterizza la com-
posizione della pianta è l’acqua; essa costituisce una percentuale media di circa il
96% del peso fresco ed è distribuita per circa il 90% nella cuticola e per il 98%
nel filetto della foglia, mentre nel succo raggiunge circa il 99%. Nella sostanza
secca, i lipidi e le proteine rappresentano le frazioni minori, essendo il 3,8% ed
il 7,0% rispettivamente. La quantità di carboidrati è rilevante costituendo circa il
60% del peso secco e distribuendosi per 1’11,6% nella frazione di monosaccaridi
solubili e per il 59,1% nella frazione indicata come fibra alimentare e costituita da
omo ed eteropolisaccaridi non digeribili o parzialmente digeribili. Il contenuto in
ceneri è relativamente alto, rappresentando il 14,8% del peso secco della foglia,
di cui circa l’8,1% spetta agli elementi minerali più significativi citati in Tabella.
8.4 I carboidrati dell’aloe
I carboidrati (glicidi) sono le molecole organiche più diffuse sul pianeta: par-
ticolarmente presenti sono nel mondo vegetale, dove tutte le piante presentano
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qualitativamente un pool abbastanza simile, mentre alcune di esse si differenziano
per la maggiore presenza di specifiche molecole di natura glucidica.
8.4.1 Monosaccaridi
Nell’Aloe sono presenti glicidi semplici in particolare glucosio e mannosio per
una percentuale che varia dall’11,2% della s.s. nella cuticola, al 16,5% della s.s.
nel filetto e al 26,8% della s.s. nel succo. Il glucosio rappresenta più del 95% del-
l’intera quota di glicidi solubili della pianta, la rimanente frazione è costituita da
altri tipi di glicidi di scarsa importanza dal punto di vista quantitativo. Il glucosio
è il nutriente di natura glucidica metabolicamente utilizzato dal nostro organismo
ed è importante perché costituisce il nutriente fondamentale da cui viene derivata
energia.
8.4.2 Polisaccaridi
Numerosi tipi di polisaccaridi sono presenti in alta concentrazione nell’Aloe; es-
si presentano come unità base della catena polisaccaridica a) mannosio acetilato
e piccole quantità di galattosio che costituiscono i mannani (acemannano) e b)
glucosio, xilosio, arabinosio, acidi uronici che vanno a costituire omo ed eteropo-
lisaccaridi come le emicellulose, la cellulosa e le pectine. Questo complesso di
molecole di natura glucidica, insieme alla lignina ugualmente presente costituisce
una percentuale che varia dal 62,4% della s.s. della cuticola, al 57,6% della s.s.
del filetto e al 35,5% della s.s. nel gel di Aloe.
Il polisaccaride più importante non solo dal punto di vista quantitativo, ma so-
prattutto da quello dell’attività fitoterapica è l’acemannano, presente in maggiore
percentuale nella parete cellulare delle cellule del filetto. La frazione polisaccari-
dica dell’Aloe è importante nell’industria cosmetica e fitofarmaceutica per le loro
specifiche proprietà. Nell’utilizzazione topica, queste macromolecole assicurano
un giusto apporto di acqua alla pelle, a livello della quale formano un sottile strato
semipermeabile, che produce un effetto idratante, lasciando la pelle stessa morbi-
da ed elastica. Quando assunti per os, i mannani possiedono anche l’importante
proprietà di non essere digeriti a livello del tratto gastroenterico e di essere as-
sorbiti come tali dalla mucosa intestinale, guadagnando integri il compartimento
vasale. Sono in grado di potenziare le difese immunitarie dell’organismo, attivan-
do i macrofagi, cellule dotate di attività fagocitica, capaci di eliminare tossine e
materiale estraneo all’organismo. L’acemannano è dotato di attività batterici-
da, germicida e antifungina ed inoltre per la sua proprietà di formare gel è
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in grado di proteggere la mucosa gastrica ed intestinale dall’azione lesiva di
vari agenti, quali l’acido cloridrico del succo gastrico.
8.5 Le molecole di natura antrachinonica e fenolica
Le molecole comprese con il termine chimico di antrachinoni costituiscono un
vasto gruppo di sostanze diffuse nei vegetali; tali molecole possiedono un’ampia
gamma di proprietà farmacologiche. È chiaramente riconosciuta l’azione regola-
toria sulla motilità intestinale, con aumento della peristalsi e con effetto lassativo,
la cui intensità dipende dalla struttura e dalla quantità delle molecole coinvolte,
che possono essere presenti a diversi livelli nelle numerose varietà di Aloe: l’A-
loemodina, l’Aloina, l’acido Aloetico, l’antranolo, l’acido crisofanico e il resista-
nolo. Tutti questi prodotti sono conosciuti nella farmacopea e sono usati per rea-
lizzare preparati lassativi e digestivi. In individui particolarmente sensibili,
a dosi elevate e nelle fasi iniziali di utilizzo di Aloe vera si possono osservare
episodi di diarrea; comunque entro pochi giorni nel prosieguo del trattamento
tale fenomenologia tende ad attenuarsi fino a scomparire. Per questa ragione va-
ri produttori di preparati a base di Aloe vera ad uso alimentare privano il gel di
Aloe della frazione antrachinonica mediante filtri al carbone attivo. È da nota-
re però che con questo procedimento si rimuove dal preparato una componente
dotata di straordinarie capacità curative, non ultima la proprietà degli antrachino-
ni di modulare le diverse scelte fisiologiche, che l’organismo può mettere in atto
per autodepurarsi. Per eliminare questo inconveniente dovuto all’uso di filtri al
carbone sarebbe buona norma mantenere la frazione antrachinonica nei prepara-
ti, monitorandone tuttavia l’esatto livello di presenza: si potranno cosı̀ utilizzare
le importanti proprietà antibatteriche e antivirali, con possibili effetti citotossici e
antitumorali, caratteristiche delle molecole antrachinoniche.
La frazione di molecole di natura fenolica ad effetto antiossidante comprende
i derivati dell’acido cinnamico, le molecole a struttura cumarinica, i flavonoidi,
gli acidi organici polifunzionali e gli stessi tocoferoli. Queste molecole giocano
ruoli importanti nel contrastare l’azione di radicali liberi e specie reattive del-
l’ossigeno, responsabili di numerosi effetti negativi sull’organismo, basti citare
l’invecchiamento cellulare.
Acido Aloetico Questa molecola, chimicamente un idrossi-metil-antrachinone co-
niugato con un monoso, deriva dalla Aloemodina e presenta un’azione an-
tibiotica naturale, soprattutto in associazione con gli altri antrachinonici
presenti nell’Aloe.
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Acido cinnamico Prodotto chimico dotato di intensa attività antibiotica, antibat-
terica e germicida, efficace contro vari batteri quali quelli del genere sal-
monella, streptococchi e stafilo cocchi. È stata dimostrata anche un’attività
di inibizione del batterio che è causa di ulcera peptica (helicobacter pilori).
Le proprietà fitoterapiche di questa molecola di natura fenolica si estendono
anche al trattamento del processo infiammatorio e alla difesa da radiazioni
UV.
Acido crisofanico Anche questa molecola è di natura antrachinonica e presen-
ta proprietà simili a quelle descritte per questo gruppo di molecole: è un
buon agente depurativo, diuretico e lassativo, con proprietà eupeptiche e
tonificanti.
Aloemodina È una molecola antrachinonica (chimicamente è un idrossi-antrachinone)
che si origina dall’Aloina per scissione di un legame glicosidico che por-
ta alla liberazione di arabinosio e di Aloemodina. È presente nell’essudato
della foglia di Aloe e oltre a presentare le proprietà degli antrachinoni già ci-
tate, vanta importanti effetti antitumorali soprattutto nei confronti di cellule
precancerose e cancerose di particolari tumori, come numerose osservazioni
sperimentali in vitro e in vivo hanno dimostrato.
Aloina È un principio attivo presente in modo esclusivo nella pianta officina-
le Aloe ed è costituita da differenti derivati glicosidici di antrachinoni. Si
presenta sotto forma di due isomeri indicati come Aloina A e B ed è la de-
nominazione di fantasia della molecola che più è rappresentativa di questa
classe di composti, mentre altre denominazioni sono usate nel caso in cui si
indichi la sua esatta provenienza da altre varietà di Aloe. Cosı̀ la molecola
è indicata con il termine di Barbaloina se deriva dall’Aloe barbadensis, di
Socaloina se deriva dall’Aloe della varietà socotrina etc. Ha azione oltre
che lassativa, anche disintossicante e antibiotica.
Composti fenolici Nella pianta di Aloe sono stati evidenziati vari composti fe-
nolici contenenti il gruppo cumarinico e presenti come glucosidi. Queste
molecole dimostrano un’intensa attività antiossidante, simile a quella dei
tocoferoli. L’Aloeresine A e B sono molecole di natura fenolica presenti
nell’Aloe.
L’acido salicilico Sostanza ben conosciuta della farmacopea ufficiale, costituen-
do nella sua forma acetilata l’aspirina. Nel succo di Aloe, l’acido salicilico
svolge funzioni antisettiche, antidolorifiche e antinfiammatorie.
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8.6 I nutrienti presenti nell’aloe
La pianta dell’Aloe appare qualitativamente ricca in vitamine ed in sali minerali
anche se la loro quantità assoluta risulta assai modesta. Questa condizione rende
il succo puro di Aloe paragonabile agli integratori alimentari, che contengono un
numero elevato di minerali e di vitamine, in proporzione bilanciata ed ottimale
per l’effetto regolatorio richiesto a questi tipi di prodotti.
8.6.1 Sali minerali ed oligoelementi
Nella pianta di Aloe si riscontra un numero elevato di elementi minerali: cal-
cio (Ca), magnesio (Mg), potassio (K) e sodio (Na), definiti macroelementi, sono
quelli più rappresentati nell’Aloe, ma sono presenti in tracce anche oligoelemen-
ti che svolgono particolari funzioni nell’organismo quali: il manganese (Mn), il
ferro (Fe), il rame (Cu), lo zinco (Zn) ed il cromo (Cr). I macroelementi non solo
sono indispensabili per mantenere l’integrità funzionale di un vivente, ma anche
devono essere tutti presenti nell’organismo in un rapporto preciso tra loro.
Calcio È il macroelemento più rappresentato nel nostro organismo costituendone
circa il 2% del peso corporeo, soprattutto come componente fondamentale
del tessuto osseo. Come catione è presente sia nel compartimento extracel-
lulare che intracellulare, dove svolge importanti ruoli biochimici e fisiolo-
gici. È modulatore di vie metaboliche, essendo numerosi enzimi dipenden-
ti dal calcio e di processi biochimicofisiologici, quali la coagulazione del
sangue, la contrazione muscolare, la funzionalità del sistema nervoso e del
cuore. L’Aloe ne contiene un’aliquota pari a circa il 5% del peso secco della
foglia.
Magnesio Direttamente correlato al calcio questo elemento minerale è presente
sotto forma di catione bivalente ed è abbondante nei liquidi intracellulari,
ove presenta azioni su molti sistemi enzimatici. Insieme al calcio è presente
nell’osso, tessuto che raccoglie più del 50% dell’intera quota di magnesio
dell’organismo. È implicato nei processi di trasmissione nervosa a livello
sinaptico, ha azione tranquillante e antidepressiva. Nell’Aloe rappresenta
come quantità il quarto elemento minerale costituendo lo 0,8% del peso
secco.
Gli oligoelementi presenti in tracce sono quelli meno rappresentati negli organi-
smi viventi, su basi quantitative, svolgendo tuttavia funzioni regolatorie e
metaboliche importanti. Non esiste tuttavia una linea netta di demarcazione
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tra gli elementi presenti in tracce ed i macroelementi: si usa generalmente
designare come oligoelementi quelli presenti nei tessuti in parti per milione,
od in concentrazioni ancora inferiori.
In genere, tutti gli elementi che si rinvengono nell’ambiente in cui un or-
ganismo vive possono essere da questo assunti, cosicché tra gli elementi
presenti in tracce dovrebbero essere annoverati tutti o pressoché tutti quel-
li conosciuti. In realtà, è significativa la presenza di quelli che svolgono
funzioni, per altro non sempre note, necessarie per il mantenimento della
vita, od almeno del benessere dell’organismo. Nella maggior parte dei ca-
si, essi svolgono funzioni catalitiche tramite la combinazione con molecole
proteiche. Gli elementi presenti in tracce, che sono componenti essenzia-
li di sistemi enzimatici, sono generalmente localizzati in una sola area del
sistema periodico degli elementi, appartenendo soprattutto alla prima serie
degli elementi di transizione (Cr, Mn, Fe, Co, Cu, Zn). Molti di essi agisco-
no in base alla loro capacità di formare complessi, contribuendo a conferire
una specifica conformazione alle proteine enzimatiche che li contengono.
Nel prosieguo, si darà solo una descrizione sommaria delle proprietà chi-
miche e dei ruoli biologici fondamentali degli oligoelementi conosciuti e in
particolare di quelli presenti nella pianta dell’Aloe.
Ferro Il ferro è considerato impropriamente un oligoelemento perché il nostro
organismo ne possiede 5 g, quindi non una percentuale trascurabile. L’im-
portanza del ferro negli organismi animali è conosciuta da molto tempo:
questo elemento è implicato nei processi di respirazione esterna e di respi-
razione cellulare facendo parte del gruppo prostatico dell’emoglobina e dei
citocromi rispettivamente.
Il ferro presente nella dieta viene assorbito soprattutto a livello intestinale,
in particolare nel duodeno, sebbene quasi tutti i tratti del canale digeren-
te appaiano capaci di assorbire il metallo. La forma ferrosa è, a questo
proposito, preferita alla forma ferrica e l’acido ascorbico, che possiede la
capacità di ridurre lo ione ferrico a ferroso, porta ad un miglioramento del-
l’assorbimento di questo metallo. Fattori dietetici vari, quali i fosfati od i
fitati, capaci di complessare il ferro, sono pure capaci di portare ad una di-
minuzione del suo assorbimento. La carenza di questo elemento minerale
determina un’alterazione del processo eritropoietico e l’insorgenza di uno
stato di anemia.
Rame Il rame è un elemento essenziale per il benessere degli organismi. L’orga-
no che contiene il rame in concentrazioni maggiori è il fegato (6,6 pg/g di
tessuto) seguito dal cervello (5,4 pg/grammo di tessuto), mentre la quantità
media di rame contenuta nei tessuti dell’organismo dei vertebrati si aggira
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intorno agli 1,52,5 pg/grammo di tessuto magro. Nell’intero corpo umano
sarebbero contenuti 80 mg di rame, mentre il rame plasmatico oscillereb-
be tra gli 50 ed i 80 ng/100 ml. Nell’interno delle cellule epatiche, questo
elemento è soprattutto presente nel citoplasma.
Il rame è necessario per un’adeguata eritropoiesi, probabilmente poiché es-
so è richiesto per il rilascio di ferro dai tessuti; esso è inoltre necessario per
la maturazione del tessuto connettivo.
Il rame esiste in due stati ionici principali: rameoso e rameico; ciò com-
porta la possibilità di formare complessi di struttura alquanto differente. Lo
ione rameico, come tale, svolge funzio ni catalizzatrici nelle ossidazioni.
Tuttavia, quando esso è legato a proteine, la sua attività catalitica può esse-
re enormemente aumentata. Tutti i metallo-enzimi contenenti il rame sono
generalmente impiegati per la catalisi di ossidoriduzioni in cui l’ossigeno
funge da accettore di elettroni.
La carenza di rame impedisce la fissazione del calcio e del fosfato nel tessu-
to osseo. Inoltre l’insufficienza di rame determina inibizione della catalasi
che in condizioni normali impedisce un accumulo nei tessuti di acqua os-
sigenata con conseguente autointossicazione. Secondo alcuni autori una
diminuzione dell’attività della catalasi potrebbe essere all’origine anche di
stati cancerosi.
Zinco È presente nel nostro organismo in quantità di 23 gr ed è contenuto so-
prattutto nel fegato e nel pancreas. È indispensabile per la funzionalità di
vari enzimi per i quali costituisce il cofattore. Ha un ruolo molto importan-
te in nutrizione: i carboidrati e le proteine degli alimenti sono assorbiti in
quantità maggiore o minore a seconda della presenza più o meno importante
dello zinco.
Manganese È presente nel nostro organismo soprattutto nelle ossa, nel fegato e
nel pancreas. È indispensabile alla crescita e al tono muscolare, alla vitalità
dell’individuo ed alla funzionalità di molti enzimi, soprattutto quelli impli-
cati nelle ossidazioni cellulari. È un prezioso fattore del sistema immuno-
logico e la sua carenza espone maggiormente alle aggressioni di batteri e
virus.
Cromo Gli animali contengono generalmente quantità molto scarse di questo ele-
mento, aggirantisi nell’ordine delle 0,1 p.p.m. Il cromo è scarsamente as-
sorbito nell’intestino; circa solo lo 0,53% del cromo della dieta può infatti
essere assunto dall’organismo. Esso è eliminato con le urine, ed in parte,
anche con le feci. Nel plasma il cromo viene trasportato dalla transferrina in
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maniera analoga al ferro, con il quale compete. Il cromo esavalente, invece,
viene assunto soprattutto dagli eritrociti.
La funzione biochimica principale del cromo sembra essere collegata all’in-
sulina ed al trasporto di metaboliti cellulari attraverso le membrane citopla-
smatiche delle cellule. L’insulina richiede infatti la presenza di cromo per
esplicare i suoi effetti massimali. In assenza di insulina, tuttavia, il cromo
non esplica alcun effetto insulinosimile. Esso è inoltre associato con gli
acidi nucleici.
Cobalto Questo oligoelemento è presente in quantità molto ridotta nell’uomo
(circa 20 mg) e si concentra soprattutto nella milza, nel pancreas e nel fega-
to. La sua carenza provoca una diminuzione del contenuto di emoglobina
nel sangue. Entra a far parte della struttura della vitamina B12 che agisce
sulla eritropoiesi e anche permette di regolare il metabolismo delle proteine
e dei carboidrati.
Magnesio Per le sue proprietà e natura chimica è correlato con il manganese, ma
ha funzioni diverse. Si trova principalmente nel fegato e nei tessuti musco-
lari. È importante per l’allattamento e per lo sviluppo dei neonati. Una si-
gnificativa carenza di magnesio può causare sindrome di mal assorbimento,
irritabilità eccessiva, dilatazione dei vasi e convulsioni. È in rapporto diretto
con il calcio ed il potassio nella regolazione del metabolismo umano.
8.7 Le vitamine
Sono molecole necessarie per lo svolgimento di determinate attività biologiche
negli organismi viventi; sono nutrienti essenziali come alcuni acidi grassi e vari
aminoacidi, non sono sintetizzabili dai sistemi cellulari o lo sono in misura in-
sufficiente attraverso normali vie metaboliche negli organismi superiori e devono
essere assunti con gli alimenti o come tali o sottoforma di provitamine. La quasi
totalità delle vitamine sono ottenute dagli animali direttamente o indirettamente
dai vegetali che sono in grado di sintetizzarle.
Queste molecole svolgono una funzione regolatoria del metabolismo cellulare
come anche di altre funzioni; il gruppo delle vitamine idrosolubili va a costituire
nella cellula varie forme coenzimatiche indispensabili per l’attività di numerosi
enzimi, mentre quelle definite liposolubili svolgono altri tipi di azione, sempre di
natura regolatoria, mostrando alcune di esse attività ormonale (la vitamina D è
precursore di una molecola ad azione ormonale).
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La disponibilità di nutrienti di natura vitaminica assicura un ottimale stato di
salute, mentre una loro carenza, dovuta a cause alimentari o anche ad alterazioni
di alcune funzioni dell’organismo, provoca particolari e specifici stati patologici,
che nei casi più gravi di malnutrizione vitaminica può condurre alla morte. D’al-
tra parte, mentre un eccesso di assunzione di fattori vitaminici idrosolubili dovuto
generalmente ad errati trattamenti farmacologici, non determina conseguenze ne-
gative per la salute, un eccesso di assunzione di vitamine liposolubili quali la
vitamina A e D dà luogo a fenomeni di tossicità d’accumulo. Per questa ragio-
ne è buona norma dal punto di vista nutrizionale che l’apporto vitaminico possa
essere assicurato attraverso un’alimentazione adeguata, utilizzando alimenti che
presentino un contenuto bilanciato dei vari fattori vitaminici.
La pianta officinale Aloe arborescens, come del resto numerose altre specie
vegetali, presenta un discreto contenuto di vitamine, apprezzabile sia dal punto di
vista qualitativo che quantitativo.
Nell’elenco che segue vengono riportati i tipi di vitamine più rappresentative
per questa pianta, insieme ad una breve citazione dell’attività biologica di ciascuna
di esse.
8.7.1 Vitamine idrosolubili
Vitamina B1 o Tiamina Costituisce nell’organismo un’importate forma coenzi-
matica di enzimi coinvolti nel metabolismo energetico cellulare, è indi-
spensabile nei processi di crescita dei tessuti corporei e nella funzionalità
del sistema nervoso. Una sua carenza determina severe neuriti, edemi ed
anemia.
Vitamina B2 o Riboflavina Partecipa a processi di respirazione cellulare e di ri-
fornimento energetico per l’organismo. Una sua carenza determina derma-
titi ed alterazioni ematologiche.
Vitamina B3 o Niacina Regola il metabolismo energetico, partecipa ai processi
di utilizzazione del glucosio. Una sua carenza induce lo specifico stato
patologico indicato con il termine di pellagra.
Vitamina B6 o Piridossina Va a costituire il coenzima di tutte quelle attività en-
zimatiche che sono preposte all’utilizzazione degli aminoacidi. Regola le
funzione del sistema nervoso, contribuisce al mantenimento della funzione
della pelle.
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Vitamina C o Acido Ascorbico Probabilmente la vitamina più conosciuta. A
dosi elevate e continue svolge azione preventiva per varie patologie a parti-
re dal raffreddore fino alle infezioni da microrganismi ed è utilizzata come
cura più conosciuta in tutto il mondo contro l’influenza. Questa vitamina
che presenta spiccata attività antiossidante e antiradicali liberi, costituisce
un efficiente agente protettivo per l’organismo, promuovendo la crescita dei
tessuti, la guarigione dalle ferite, la sintesi di polisaccaridi e la formazione
del collagene. Mantiene la funzionalità delle mucose ed è essenziale per
formazione di ossa e denti, una sua carenza provoca lo scorbuto.
Colina Composto organico classificato a volte come vitamina del gruppo B, ma
in realtà non può essere considerato una vera vitamina perché può essere
sintetizzato nell’organismo; comunque la sua presenza svolge ruoli. È il
precursore dell’acetilcolina, un neurotrasmettitore e svolge funzioni coin-
volte nei meccanismi di mobilizzazione e di trasporto dei lipidi corporei.
La sua carenza provoca infiltrazione grassa del fegato.
Acido folico Questa vitamina è presente nelle foglie di tutti i vegetali verdi e nel-
l’uomo è ben rappresentata nel fegato e nel rene. Sottoforma coenzimatica
partecipa a numerose reazioni che coinvolgono mutilazioni di varie mole-
cole indispensabili per l’organismo come la timida componente del DNA.
Insieme alla vitamina B12 è indicata come vitamina antianemica: una sua
carenza dà origine ad anemia megaloblastica.
8.7.2 Vitamine liposolubili
Vitamina A o Retinolo Nei vegetali non è presente questo fattore vitaminico ti-
pico del mondo animale, ma sono ben rappresentati quantitativamente vari
precursori di esso, in particolare il B Carotene. Questo fattore vitaminico
interviene in numerosi processi metabolici cellulari: è coinvolto nel mecca-
nismo della sintesi dei mucopolisaccaridi, nel processo di sintesi proteica;
contribuisce alla stabilità delle membrane cellulari in particolare dei mito-
condri e dei lisosomi. Svolge una funzione specifica nel meccanismo bio-
chimico della visione, infatti svolge un ruolo fondamentale nella percezione
della luce ad opera dei bastoncelli. La carenza di vitamina A determina nel-
l’uomo cecità notturna secchezza, desquamazione della pelle e aumentata
recettività alle infezioni.
Vitamina E o Tocoferolo Questa vitamina che si presenta nella forme chimiche
di α, β e γ tocoferoli rappresenta, insieme alla vitamina A e C, un potente
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